-ma lo sai dove andrai a mettere i dischi stasera? Che tipo di posto è?-eh si, me ne ha parlato altra gente che ci ha suonato, molto uhm, di tendenza?
-arriveranno frotte di minorenni in cravatta pensando di essere vestiti come te, come nel video di Apply Some Pressure
-ah ah è una cosa che succede spesso: c'è gente che non riesce e pensare ad una vita oltre il televisore
Paul è timido e sorridente. Con tutti quei denti in mostra e il fare composto di un seminarista. Sarà che il maglione che ha su io lo portavo ai bei tempi dei lupetti e dei salesiani ma c'è dell'onestà quasi imbarazzante nei suoi modi. Quando ti parla lo fa con le mani sotto al tavolo, come in una preghiera, e poi ti guarda fisso negli occhi. E sorride, ancora. Fare la rockstar deve essere una cosa divertente, di certo allegra. Solo dopo una manciata di domande le mani passano sopra il tavolo, le spalle si abbassano e c'è il tempo anche di accennare un paio di ritornelli acappela per mostrare come finisca sempre per cantare la nota suonata dal chitarrista.
Oggi vanno di moda i pantaloni stretti, quelli di Pete, quelli che arrestano la circolazione ma fanno tanto tendenza. In casa c'è qualcuno che per riuscire ad indossarli sta camminando a gattoni in salotto.-Fai come quando andavi a pallavolo: cammina in ginocchio, su i talloni
Se si è deciso di andare ad una serata del London Loves non c'è limite alla sofferenza che si deve esser disposti a subire, è una sorta di purificazione spirituale, un fight club in cui toccare il fondo per poi risalire. Questa sera bisogna farlo: è un dovere. Per chi si è messo a gattoni, per chi ci ha messo in lista, perchè se non ci andassi vorrebbe dire che è un cazzo di tabù e io un cagasotto, perchè il Plastic dista da casa circa 70 metri. Per tutte queste cose. Mani in tasca, sguardo deciso, giriamo l'angolo e purtroppo sono lì ad aspettarci: decine, centinaia di pantaloni strettissimi, cappelli calati sul viso, pettinature fatte con la saldatrice. Comincio a caracollare. All'entrata una fila biblica, la gente mi spinge, un meno che ventenne mi ficca un gomito nel costato per superarmi. Cedo. Saluto da lontano e scappo senza voltarmi indietro. 70 metri e sono nuovamente a casa. Questa notte ho perso io.
10 commenti:
Odio doverlo dire ma almeno dalle 4 alle 6 ti sei comporato da quasi uomo. Comunque hai perso lo stesso.
Odio anche io i pantaloni stretti abbinati a camicia e cravatte.
Ti capisco bene, avrei ceduto anche io.
questo Paul a me ignoto sembra Fargetta dopo un incontro di boxe
passano gli anni ma i tuoi riferimenti culturali rimangono solidi: fargetta. e' cosi' che si fa.
Fargetta è da recuperare. Assolutamente.
Andrea, elastene is the answer.
In realtà "i jeans stretti" non stringono.
passavamo da viale umbria in macchina. non abbiamo nemmeno rallentato.
to: indenti dire quando li hai presi sotto? neanche il segno della frenata sull'asfalto? non l'avrei mai detto da uno con i tuoi ascolti soft: complimenti hai tutto il mio supporto
pensandoci adesso, to, per come stavi messo venerdì sera il plastic sarebbe stato d'aiuto...o forse no?
andrea. è come dici tu. però non lo facciamo sapere in giro. (niente segni sull'asfalto. solo un paio di botte sul cofano ma si sistemano. forse sono i dischi che mi fa ascoltare riboo la domenica a merenda...).
riboo. era (ancora) una sera sbagliata. non sarebbe servito. no. non il plastic. forse nemmeno questo. nemmeno una serata dei tuoi amici francesi.
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