Ecco chi mi ricordavano: li guardavo e pensavo agli X-Men. Mangiano libri di cibernetica, insalate di algoritmi, si connettono infilando le dita nella presa della corrente elettrica, quando i Digitalism corrono si sente quello strano rumore, tu-tu-tu-tu-tu, lo stesso che accompagnava gli sforzi sovraumani dell’Uomo da Sei Milioni di Dollari, che al giorno d’oggi non sono neppure tutti questi soldi. Operazione di marketing o meno gente come loro, Justice o Boyz Noize sono chiaramente una razza a parte, sicuramente una generazione successiva. Un giro di boa dopo l’elettronica degli anni 90, quella che ha iniziato a sposare il rock e che oramai ci è rimasta appiccicata come i peli della caviglia fanno col calzino dopo una settimana di vacanze al mare. Il primo mistero dei Digitalism è capire da dove vengono? Francia dicono tutti, perché è bello pronunciare il loro nome con un aria snob e vagamente annoiata. E invece no: Jens e Ismail sono tedeschi di Amburgo e a forza di lavorare in un negozio di dischi, scambiarsi opinioni ed entusiasmi hanno capito di non essere come tutti gli altri, loro erano diversi, loro avevano poteri da X-Men ricordate? Tanto per iniziare sono capaci di far suonare i loro bassi diversamente da tutti gli altri: fanno tzhmp, invece che un banale e noioso stomp. L’altra magia è quella di non riuscire a scrivere canzoni rock, neppure volendo. Pogo e Idalistic sono il sogno di ogni ragazzino che suona in garage con gli amici, solo che a questo giro qualcosa è andato storto, l’esperimento è impazzito e l’imitazione dei propri eroi indie finisce con l’assomigliare ad un pezzo da club, di quelli che spaccano per giunta. Grandi poteri portano però grandi responsabilità, non sono io a dirlo, l’ho letto nei fumetti, gli stessi da cui i Digitalism sono usciti fuori, con le loro facce buffe, i modi impacciati e la voglia diventare grandi come chi li ha preceduti, quei due bizzarri tizi francesi per cui vanno pazzi ad esempio. Non indossano armature da robot per i loro show ma Jens e Ismail su un’astronave devono essere saliti di sicuro altrimenti non avrebbero intitolato le loro canzoni con nomi come Zdarlight, The Pulse, Apollo Gize, Jupiter Room. Infine i conti tornano: respirano aria cosmica, protetti da scudi termici, giocano a calcetto su Marte, sono miracoli di elettronica insomma, ma dal cuore profondamente umano.[pubblicato in origine per club to club paper supplemento cartaceo del festival in programma questo fine settimana a Torino, tra i protagonisti oltre Digitalism: Akufen, Valdislav Delay, Pan Sonic, Jeff Mills]
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19 commenti:
Sei milioni di dollari. Urca, hai ragione. Con quella cifra oggi ci compri si' e no un panchinaro della Fiorentina...
Ma sai che non mi convince il loro disco? Ci sono 4 gran singoli ed il resto sono solo riempitivi/cloni.
si, infatti quando sono stato chiamato a dargli un voto ho messo 6. il medesimo problema del disco dei justice e di buona parte della musica dance di ultimissima generazione, incapace di reggere la dimensione LP. itunes generation o semplicemente palle moscie? ai poster l'ardua sentenza
e dal vivo come sono?
anche la musica non dance di ultimissima generazione mi pare fatichi con la dimensione LP, no?
quanto a digitalism vs. justice ... non saprei, i primi mi paiono piu' sperimentali e tutto sommato piu' ascoltabili (penso di non essere mai riuscito ad ascoltare l'album dei justice tutto d'un fiato)
genie: dal vivo non saprei, non li ho mai visti, qui a milano suonavano all'hollywood e non me la sono sentita. andate a club to club pero' valletta mi ha promesso una percentuale sugli incassi.
matte: dici? dischi come rooty dei basement jaxx o things to make and do dei moloko (se ne parlava qualche commento fa) funzionavano benissimo anche nello stereo di casa, oltre che nell'impianto della disco, dalla prima all'ultima traccia. stesso si dica per il primo di burial, ma li da ballare (e ridere) c'e' davvero poco.
oh, ma passi di qui nel weekend?
ci sono voci discordanti: qualcuno mi da come presente a torino, altri per svenuto in uno dei vicoli attorno il leoncavallo. su chi punteresti tu?
D'accordo con Matteo, nella differenza particolare tra i dischi di Justice e Digitalism, il primo nemmeno io sono riuscito ad ascoltarlo tutto d'un fiato.
Anyway preferisco i Boys Noize.
non si puo' fare una discussione seria e bipolare che subito arrivano i terzisti. boyz noize come scalfarotto.
non ditemi che nella scena c'è anche un mastella
ahahah
Mastella = Teenage Bad Girl - ?
(che infatti mi garba mica tanto)
però Teenage Bad Girl mi sa più di coglionazzo aggregato tipo Partito dei Pensionati o Democristiani per le autonomie. Dovrebbe essere qualcuno di più viscido e più potente(io non faccio nomi, ahaha)
cmq io non parlavo di dance di "non ultima generazione", bensi' di musica in generale di "non ultima generazione": i dischi solidi nella loro interezza sono sempre meno.
Pierferdi? :D
I Digitalism non mi sono mai piaciuti granhcè, quasi nulla a dire il vero. Li suono perchè tirano bene e perchè è soprattutto il mio socio a spingerli.
I Justice pure mi fanno sbadigliare, hanno un "impianto ritmico" polveroso.
Della non mi dispiace Sebastian, più che remixer però.
Di dischi che reggano sulle lunga distanza ce ne sono ancora dai, questoanno El-P, Efdemin e Gerber mi hanno dato belle soddisfazioni per esempio.
Ho scritto in un italiano da pelle d'oca. Accontentiamoci della sostanza.
credo che "impianto ritmico polveroso" fosse voluto dai justice, anzi è proprio lì il loro fascino. per il resto a parte tutti i discorsi intelligenti bla bla sia loro che digitalism hanno singoli che spaccano i culi. la prima volta che ho sentito zdarlight o waters of nazareth volevo andare a tirare delle molotov alla mia vecchia scuola superiore
l'impianto ritmico polveroso sono i trucioli e la cenere della legna che arde, ignoranti!
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