13.9.08

Crookers: il nuovo che avanza (Rumore settembre 2008)

“Sto tornando da Ibiza, è andata molto bene, sono un po’ stanco. Sono da ore in ballo per i bagagli, il terminal 2 di Malpensa fa schifo. Salire assieme a tutti gli altri che tornano da Ibiza nel pullman gigante…argh! Cerchi di dormire e ci sono i deficienti che fanno i coglionazzi. La bomba è che sono stato a casa di Cassius, una specie di fattoria, una figata. C’è una vista su una collina che è zona protetta perché le aquile ci vanno a fare i nidi. Siamo rimasti li fino alle 3 e poi siamo andati a suonare nel club alle 5”. Le parole di Phra, metà dei Crookers assieme al socio Bot, sono come la loro musica: veloci e torrenziali. Quasi inutile fare nuovamente il bignami della loro storia recente: scoperti da Stefano Stylophonic Fontana nel giro di un anno sono diventate delle superstar dance a livello mondiale, lavorando a remix per Chemical Brothers, Kitsunè, Ed Banger e così tanti altri nomi ancora che ci vorrebbe un elenco telefonico per tenerne traccia. Grazie a internet il loro lavoro è schizzato dalle bocche degli addetti ai lavori alle orecchie di milioni di fan che oggi li vogliono in carne ed ossa a far girare dischi nella loro città. Non stanno fermi un attimo, da una parte all’altra dell’Oceano, trovando anche il tempo di compilare un ultra-prestigioso Essential Mix per la trasmissione della BBC condotta da Pete Tong. “L’altro giorno siamo andati a casa di Armand Van Helden, abita in un loft che spacca i culi. Ha uno studio e una televisione che è più grande di quanto tu possa immaginare. Lui ci ha detto: “Fader vi ha fatto un intervista enorme, proprio loro che sono dei fighetti di New York che si fanno pregare”. Quando ci chiedono cosa ci sia di buono in Italia diciamo sempre Bloody Beetroots, Congorock, Nic Sarno e la ESP Records”. E’ bello vedere come l’hype a volte possa indossare il tricolore, la squadra appena citata dai Crookers sta in effetti ispirando e facendo ballare persino le platee anglosassoni, solitamente snob ai limiti del consentito. Una storia all’incontrario insomma, che ha bisogno di esplodere altrove per trovare credibilità anche qui da noi in Italia, paese celebre per la sua capacità di mettere in fuga i migliori cervelli in circolazione. “Come Crookers l’impronta italiana è forte. Vedi Morricone come idea ok? Lui è un genio perché è riuscito a spingere oltre quello che faceva. C’era il pathos all’ennesima potenza. In ogni nota c’era una storia. Secondo me qui stiamo estremizzando un genere musicale”. C’è un disco vero e proprio nell’agenda dei Crookers, uscita prevista per l’inizio del prossimo anno, l’attesa è già di quella da mani sudaticce: “Saranno canzoni vere e proprie su basi che invece si possono definire dance. Abbiamo provato a dare un’impronta in qualche modo più fruibile, per chi si ascolta il cd in macchina, senza bisogno di essere in un club o a volumi spropositati. Un album del tutto dance secondo noi non ha troppo senso, a meno che tu non abiti in Germania dove vai al supermercato e passano Trentmoller. Stiamo lavorando con tantissima gente, anche nomi enormi, ma solo stranieri per il momento. Non posso dirti di più”. Ci accontentiamo, per il momento, e ne approfittiamo per chiedere come mai nessuno riesce ad essere profeta in patria. “Ultimamente ho lavorato con tanta gente che ha 15 anni più di me, strafamosa e c’è un atteggiamento molto aperto, del tipo che se possono fare qualcosa con noi sono veramente felici e ti spingono. E’ una cosa reciproca, loro dicono: questa tua freschezza mi interessa per me, a te che io ti spinga ti interessa per te. Senza dirlo apertamente: è nell’aria. Succedono un mucchio di cose, costantemente, perché ti infili in un giro dove tutti ci si da una mano a vicenda”. Si tratta della hipster-massoneria di cui si legge sul web? “No, per niente: nella vera massoneria un signor nessuno come me lo prendono a calci in culo. E questa è l’Italia: l’adulto che vede il ragazzo emergente non percepisce qualcosa di positivo anche per lui ma è soltanto capace di dire: cazzo mi stanno rubando il lavoro”.

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