22.11.08

Metanopoli

con un nome del genere non c'è neppure bisogno di vederle spuntare oltre il calvalcavia. Le torri di cemento e vetro te le immagini già sotto casa, girando la chiave della macchina prima di partire. E infatti le trovi esattamente dove ti aspettavi: ritte che ti guardano con un occhio si e uno no perchè se qualcuno ha già smesso di lavorare altri sono ancora lì in ufficio, un posto che tutto sommato preferiscono a quella che chiamano casa. La città si ferma e piega il capo alle esigenze di altri: fabbriche, parcheggi, parchi immersi in una nebbia sottile che deve far parte dell'arredamento urbano così come i lampioni giallognoli fitti fitti come in una giungla a chiazze. I nomi delle vie sono scritti sempre più piccoli, schiacciati da quelli degli agglomerati industriali: i posti in cui si vive, mangia e dorme sono in minoranza rispetto a quelli in cui si timbra il cartellino, parcheggia la macchina, porta a passeggio il cane. Fin qui tutto bene, ce lo aspettavamo si diceva, la vera sopresa arriva più tardi, quando tra queste case a schiera che sembrano una libreria al metro compaiono anche le persone. Quelle vere, con le borse della spesa e tutto il resto, non morti viventi con gli occhi di fuori che avremmo liquidato con lo sbadiglio di chi ha già visto questo film mille volte. C'è il ragazzo con la felpa fluo, la mamma con le borse della spesa. Chissà dove ha comperato quelle cose però, visto che di supermercati non c'è traccia. E il tipo di prima, quello con i pantaloni calati e il cappuccio in testa, dov'è che andava così di fretta? La sorpresa allora si trasforma in sospetto: che si tratti di figuranti assunti dall'azienda che qua fa il bello e cattivo tempo e a cui conviene far credere che anche questo in fondo è un posto come tanti altri.

[foto dadebi]

1 commenti:

federica ha detto...

il cartello con su scritto metanopoli è la cosa più bella di milano...secondo me