29.1.09

Bicocca

chissà se le luci che si riflettono sull'enorme parete dell'hangar sono quelle delle macchine lanciate sul raccordo qui di fianco. O forse sono i lampioni che si illudono per un attimo di potersi muovere quando invece è soltanto lamiera battuta dal vento. Oppure una terza ipotesi, ugualmente fantastica e probabilissima: è il capannone stesso che ansima, non riesce più a trattenere il fiato, abituato com'è a non essere notato da anima viva. Degli studenti che urlavano nella piazzetta di forma perfettamente geometrica non c'è più traccia, sono saliti in casa per guardare Zelig alla tv. Tutti quelli scesi dagli autobus con la faccia lunga per entrare in un anonimo casermone sono scappati appena ne hanno avuta la possibilità, verso le 18:30 quindi. Più che alla città ideale dei libri di scuola è simile a un sogno di De Chirico, uno di quelli che fanno venire ansia. Enormi edifici in cerca di gloria sopperiscono alla mancanza di spettatori facendosi smorfie tra loro. Uniche spettatrici di questo circo da Galgoyle di cemento armato sono le giovani puttane di viale Sarca. Venute da chissà dove, stordite dai colpi dei magnaccia (e dei clienti) pensano che tutto questo sia normale: le case che si fanno l'occhiolino tra loro e la notte che sembra almeno due volte più buia che da qualsiasi altra parte del mondo.

[foto Pecora Elettrica]

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