E’ strana l’immagine di questi quattro ragazzi con lo sguardo fisso, tanto impalati da sembrare statue di cera di Madame Tussauds. Merito dei vestiti griffatissimi che indossano o forse delle luci puntate nei loro occhi: Alex Kapranos e compagni si stanno prestando ad una sessione fotografica per un servizio di moda, rivista di destinazione non pervenuta. L’attitudine serissima e al tempo stesso assente è quella di chi è tanto concentrato da riuscire a far finta d’essere altrove, magari ancora in Polonia una delle ultime tappe del loro tour intimo in locali dalla capienza (per loro) contenuta. “A Parigi il pubblico sembrava quasi spaventato, a Varsavia hanno invaso il palco, credo ci fossero un sacco di fan della musica metal” Kapranos sorride beffardo come un bambino appena uscito dalla visita domenicale allo zoo e continua: “Persino in Scozia quando salgono sul palco scendono in fretta, al massimo si fermano un po’ per ballare ma questa volta invece non ne volevano sapere di andarsene”.
Quello di stasera è stato un soundcheck abbastanza rapido, in fondo loro come forse solo gli Arctic Monkeys hanno quel particolare portamento distaccato tipico delle persone a cui riesce fare tutto con estrema facilità. Due cover appena accennate servono per scaldare gli strumenti: Chim Chim Cher-ee, la Cam Caminin della colonna sonora di Mary Poppins, e I Will Possess Your Heart dei Death Cab For Cutie il cui basso potente fa rimbombare lo spazio ancora deserto del locale. Scelte illuminanti anche se non è chiaro in che modo. L’argomento dell’incontro sarà il nuovo album Tonight: Franz Ferdinand, subito ribattezzato per comodità Tonight che qui nessuno ha tempo da perdere, tanto meno con un solo quarto d’ora a disposizione per far saltare fuori qualcosa di veramente interessante.
C’è più elettronica, una grande cura dei suoni, sintetizzatori grassi che escon fuori da tutte le parti, un andamento ancora più divertito che in passato ma volendo stringere si tratta del solito disco dei Franz Ferdinand. Un piccolo passo per l’umanità ma un grande balzo in avanti per quel suono a metà strada tra rock e dance che dal tempo dei Blondie ha visto in loro i più brillanti prosecutori. La storia di Take Me Out che cambia per sempre le playlist dei dj di tutto il mondo la sapete ed è inutile stare qui a ripeterla. “E’ un album abbastanza immediato, non è un disco cervellotico: quando lo ascolti probabilmente provi del piacere facilmente. Credo però ci sia anche una profondità, abbiamo passato molto tempo nell’arrangiare le canzoni ma certamente c’è un sacco di melodia dentro”. Alex (voce chitarra) e Paul (batteria) sono i due della band toccatici in sorte, nel camerino accanto Nick (chitarra, tastiere) e Robert (basso) stanno rispondendo alla fila di domande di una coppia di colleghi. Kapranos non la smette di sgranocchiare le sue noccioline, Paul rannicchiato accanto a lui interviene di tanto in tanto in un pesantissimo accento scozzese, annuiamo facendo finta di abboccare alle sue battute quando in verità stentiamo a capire alcunché. Fuori dalla stanza un infinito portabiti donatogli da una prestigiosa coppia di stilisti italiani attira i loro sguardi distratti tra una domanda e l’altra.
C’è da avere paura, annunciamo senza troppi giri di parole, perché questo Tonight ci è piaciuto al primo ascolto ma come diceva anche la nostra maestra delle elementari: presto e bene raro avviene. “Se scrivi musica che deve essere profonda a tutti i costi è molto facile farla risultare difficile. La vera sfida è scriverne sia immediata che con una sua complessità. La pop music migliore è sempre intellettuale e, all’opposto, anche accessibile. Una canzone come Lucid Dreams non credo sia poi così scontata, non come No You Girls ad esempio. È importante pensare anche a chi ascolta un disco una sola volta e cerca solo la parte più superficiale di una canzone: la melodia. Non si può forzare i propri ascoltatori, chi è interessato ad avere qualcosa di più tornerà”.
I Franz Ferdinand non hanno mai avuto particolari problemi ad entrare nelle grazie di radio e riviste: il gene dell’accessibilità fa decisamente parte del loro DNA. Ogni nota, ogni concerto sembra ripetere lo stesso adagio: siamo qui per divertirvi! Con estrema professionalità per giunta, talmente tanta che a tratti rischia persino di nuocere. Il concerto di questa sera ad esempio è di quelli ineccepibili: non un movimento scomposto, impatto sonoro grandioso, scaletta perfetta e quando è il turno di This Fire o Take Me Out a far venire giù l’intonaco dei muri è più il battere del pubblico che il pestare metronomico di Paul alla batteria. Un tripudio insomma dal quale viene diligentemente lasciato fuori qualsiasi accenno al nuovo disco. I Franz Ferdinand torneranno infatti in Italia nei prossimi mesi per presentare il nuovo album e gettare troppa carne al fuoco sin da ora sarebbe stata forse un’esagerazione. E’ proprio questo che a volte manca: l’andare oltre le righe, il classico fare la pipì fuori dalla tazza, siamo ad un concerto rock in fondo, non ad un meeting di rappresentanti di caldaie.
Mentre il cervello si affretta ad immaginarli sul palco alle prese con una presentazione in Power Point piuttosto che con i classici chitarra, basso e batteria ecco che Alex pronuncia parole illuminanti: “Il vero cuore del rock and roll è articolare l’inarticolabile”. Giusto, giustissimo, ma di cosa stava parlando? Come ci siamo arrivati? Avanti con il flashback allora: “A volte cantare cose come Be Bop A Luba è più esplicativo di cento parole. Non bisogna essere spaventati da trovate del genere: scrivere il testo di una canzone è come parlare al proprio migliore amico, andando diritti al punto perché di lui ti puoi fidare. Il vero cuore del rock and roll: articolare l’inarticolabile”. Ok, adesso è tutto più chiaro ed in effetti il nuovo Tonight è pieno di tutti quei La La La La a cui ci hanno abituati in passato, gli stessi che questa sera fanno alzare le mani ad ogni singolo spettatore con tanto di gesto d’accompagnamento dell’intero braccio atto a dare ulteriore potenza al coro cantato a squarciagola. Una cosa che un po’ da Fossa dei leoni ma certamente efficace.
Un’altra cosa di cui il nuovo disco è zeppo sono le citazioni disco, inteso proprio come genere musicale dal sapore lievemente vintage e che da Madonna in giù negli ultimi anni sembra aver contagiato la musica pop in toto: “Il suo ultimo disco è una schifezza totale. Confessions On A Dance Floor era quello precedente vero? Beh nessuno può negare che Hung Up con quel sample degli Abba fosse qualcosa di geniale. Ecco: se ascolti la loro musica, la quantità di dettagli delle canzoni e l’incredibile complessità delle melodie formano un insieme che è piuttosto immediato ma emotivamente molto onesto. Avrebbero potuto semplicemente premere un tasto per aumentare il tutto di un’ottava, o altre ovvietà di quel tipo ma sono sempre stati sempre molto sottili, anche per quanto riguarda i testi”. Gli Abba li citano ormai anche le casalinghe di Voghera però, cos’altro è stato bollito in pentola mentre si cucinava il nuovo disco? “Vincent Montana, Anita Ward, Giorgio Moroder e tutti quei costosi vinili di italo disco. Fino a poco tempo fa non se li filava nessuno adesso dischi del genere hanno quotazioni stellari” Piccola pausa di Alex che subito riprende: “Sai cosa ho visto ultimamente in vendita? Cassette vergini ancora sigillate. Dato che non ne producono più adesso le vendono come pezzi da collezione. Alcuni modelli particolari valgono centinaia di sterline”. Sono epifanie come questa che ci fanno essere contenti di esser seduti qui in questo momento, l’illuminazione di capire come fino a poco tempo fa si pagasse per avere supporti pieni di musica mentre oggi accade esattamente il contrario.
Un altro modo di vedere la questione è ammettere che con questo ulteriore avvicinamento verso la musica elettronica o da ballo in senso lato i Franz Ferdinand hanno sposato una causa persa in partenza. A meno di arrangiare tutti i pezzi secondo la moda puzzona della fidget house o far produrre il disco a quei pazzi dei Crookers (e con tutto il bene che gli possiamo volere ci sembra ancora un po’ prematuro) è difficile oggigiorno far parlare di se facendo ballare la gente no? “La nostra è stata prima di tutto una reazione a ciò che non ci piace nella scena indie inglese così tremendamente noiosa al momento. C’è una specie di formula che viene ripetuta per permettere alle canzoni di entrare nella playlist di Radio 1. E’ brutto a dirsi ma credo sia così: più che dei gruppi è colpa dei produttori che insistono nell’utilizzare il tamburello durante il ritornello o le note di pianoforte ripetute e insistite. Come diavolo è possibile che adesso questi espedienti siano in ogni fottuto disco?” Ci manca la prontezza di incastrarli all’angolo e fargli confessare il nome dei colpevoli, troviamo soltanto quella per farci segnalare cosa si riesce ancora a intercettare di buono smanopolando nello stereo della macchina. “Trovare una bella canzone alla radio è una cosa piuttosto rara, fammi pensare…” scende il silenzio poi, quando avevamo già perso la speranza, ecco che Alex tira fuori un paio di nomi dal cilindro: “I Late Of The Pier hanno ottime idee e bei testi. Ah ci sono anche gli Of Montreal: loro sono l’esempio perfetto di come si possano scrivere canzoni dalla forte melodia ma al tempo stesso molto bizzarre, ho come la sensazione che stiano portando avanti un discorso simile al nostro, forse addirittura in una maniera migliore”. Vaglielo a spiegare che dalle nostre parti nessuna di queste due band ha molte possibilità di entrare nella heavy rotation di Radio Deejay, pazienza ce la siamo cercata.
L’aneddotica racconta che Tonight è stato registrato nel nuovo studio della band, niente meno che l’ ex sede del comune di Glasgow. Una sorta di quadratura del cerchio per una band che ha sempre ostentato la propria provenienza geografica come una medaglia al valore. “E’ stata una questione di evoluzione, ci è voluto un anno e mezzo: abbiamo raccolto tutto il nostro equipaggiamento, iniziato a sperimentare cercando di far suonare il posto nel migliore dei modi, poi siamo passati ai singoli strumenti cercando di utilizzarli in maniere poco prevedibili. Abbiamo campionato chitarre che vengono suonate su tastiere, tirato fuori dall’armadio vecchi sintetizzatori russi e cose del genere”. Eppure, se possiamo permetterci, un album che promette di parlare di edonismo, divertimento, vita notturna (cfr: comunicato stampa), difficilmente si adatta al profilo di una città come questa: scomposta ma non esattamente affabile: “E’ vero ma è un discorso che non vale solo per noi: neppure i Belle and Sebastian suonano molto come Glasgow, né gli Orange juice. I Mogwai invece si” (ride).
La battuta ci sta tutta e la sghignazzata è decisamente bilaterale, chissà se il qui presente Alex, Stuart Murdoch ed uno a caso di quei musoni dei Mogwai si ritrovano di tanto in tanto in qualche vecchio pub del centro lasciandosi andare a canzonature del genere. Deliri da musicofilo da cui riemergere giusto in tempo per ascoltare la soluzione del problema, quello per cui puntualmente la musica di un gruppo finisce con l’essere quanto di più distante dal posto in cui si è nati e cresciuti: “Quasi tutti si mettono a suonare cercando una via di fuga, provando a creare un vero e proprio mondo di fantasia”.
I Franz Ferdinand nello specifico ne hanno composto uno dal sapore fortemente onirico. Basta scorrere i titoli del nuovo album per incontrare la parola sogno almeno un paio di volte: nella già citata Lucid Dreams ma anche in Dream Again. L’intuizione non è esattamente machiavellica e la conferma di Kapranos arriva a stretto giro: “Anche in canzoni che non contengono la parola nel titolo, come Twilight Omens, si parla dello stesso argomento, così come adoro l’idea dei sogni lucidi. Se ho abbastanza tempo per dormire sono quelli i momenti migliori in cui avere idee. A volte punto di proposito la sveglia del mio cellulare nel cuore della notte così da potermi riaddormentare e magari avere un sogno lucido: quel tipo di esperienze oniriche in cui puoi decidere la direzione o che riesci ad interrompere di proposito. La stessa canzone credo sia nata da uno di questi sogni dove stavo suonando l’intro di Band On The Run degli Wings”.
Tutto questo parlare di materassi e lenzuola porta ad una seconda conclusione: che Tonight sia un disco non su ciò che accade durante una serata ma intorno quello che viene dopo? Magari una volta tornati a casa quando è il momento di chiudere gli occhi e il vissuto delle ultime ore torna a galla mescolando volti, frasi, storie, angosce e chi più ne ha più ne metta come nella trama di uno scadente film esistenzialista. “Forse” medita Alex “Ci sono almeno un paio di pezzi che parlano di quello: l’attimo in cui ci si inizia a rilassare così come il sentimento di solitudine. Più che musica da fase r.e.m. quelle di questo disco sono le canzoni che balleresti nel club che hai sempre immaginato nei tuoi sogni. In fondo la migliore esperienza psichedelica che ho mai provato è stata da ragazzo, quando ascoltando dischi del genere e immaginavo cosa sarebbe stato farci un trip dentro. Nella mia mente era tutto molto meglio e più divertente di qualunque esperienza reale abbia poi provato in seguito”
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