leggo la notizia che la vincitrice di Amici debutta al primo posto in classifica, con un ep per giunta. Secondi e terzi altri personaggi del programma televisivo. Questo, unito alle dichiarazioni pubblicate qualche giorno fa di uno dei responsabili di una major italiana sembra fare parte di un disegno sempre più chiaro. Uno in cui la dicotomia materiale/digitale e reale/irreale procede a forbice, allargandosi progressivamente. Da una parte immagino queste frotte (ma quali poi se per un primo posto in classifica ormai basta una manciata di dischi venduti) di ragazzi dai capelli ingellatinati in fila davanti ai negozi per acquistare i loro beniamini televisivi. Dietro i dirigenti di una discografia in affanno attenti ad ogni loro mossa senza accorgersi (non c'è peggior sordo...) che anche nel livello più basso di questo commercio i margini di guadagno si abbassano: sempre meno copie da smazzare per artisti spesso persino incapaci di andare in tour (affanculo l'indotto del live) che durano inoltre lo spazio di una mezza stagione. E poi bisogna ricominciare tutto da capo. All'opposto c'è il popolo della rete, sempre più numeroso e progressivamente meno elitario, che consuma una quantità di musica inaudita, senza lasciarne traccia o quasi. Perchè hypemachine non viene monitorata anche se gli mp3 scaricati giornalmente nel nostro paese sono probabilmente di molto superiori alle copie vendute in un mese. "Perchè quella è musica gratis" mi si risponderà, ma al giorno d'oggi tutta la musica lo è, e di certo la misurazione dell'esigua minoranza disposta a spendere i propri soldi per l'acquisto del supporto fisico non è quota sufficente o utile a sondare i gusti di una popolazione di consumatori ben maggiore, ormai decisamente sbilanciata verso il gratuito. Internauti che al momento di acquistare lo fanno armati di carta di credito su un qualsiasi shop online: enormemente più conveniente in termini di prezzo e scelta. Da un lato X-Factor che impone (non che ce ne fosse bisogno) l'idea di artista come esecutore necessariamente capace di passare da un genere all'altro interpretando la musica di altri, dall'altro l'esercito dei piccoli club (che insieme però fanno numero) spina dorsale del territorio nazionale riuniti da una manifestazione come Maledetta Primavera di Rockit dove invece le cover sono bandite. Dove voglio arrivare? All'ossimoro con cui abbiamo iniziato: la musica fisica, quella venduta nei negozi, strombazzata nei programmi televisivi e rappresentata nelle classifiche è la vera musica invisibile e impalbabile: lontana dalle strade, dalla vita reale della gente, di chi la musica la ama davvero ed è disposto a spendere una somma di denaro ben più alta per un concerto dal vivo, merchandising o addirittura una trasferta all'estero a seguire i propri beniamini in un festival europeo. Contro c'è una massa ancora incredibilmente eterea: quella degli ascoltatori di Last.Fm, dei consumatori di musica e serate con djs (ancora annoverate tra le balere quando un personaggio come Trentmoller in Italia richiama dieci volte più di Giusy Ferreri) e degli scaricatori di torrent che intasano una rete ormai prossima all'esondazione verso un paese reale che si ostina a rimanere sordo, cieco e stordito davanti al passare del tempo.[foto nickdewolf]
3 commenti:
Over? Did you say "over"? Nothing is over until we decide it is! Was it over when the Germans bombed Pearl Harbor?
Hell NO!
LET'S DO IT!
A livello lessicale mi viene in mente una cosa che sento sempre più spesso.
Dove vai stasera? Vado a 'vedere' il tal gruppo o il tal cantante.
Dove vivere un live con l'insieme delle tante e molteplici cose che ti possono rimanere in molti casi è semplicemente analogo a fare i tifosi ad una partita di calcio. Non che abbia qualcosa contro il sano tifo. Però c'è differenza fra ascoltare/percepire e semplicemente parteggiare.
Cercando informazioni e pareri su Azimuth di Kenny Larkin (autentico genio contemporaneo) mi sono imbattuto nel tuo blog e mi ritrovo d'accordo con tutto ciò che scrivi. Siamo sull'orlo del collasso discografico, ma c'è ancora chi colleziona e spende (non poco) per la musica. Quella vera, non pubblicizzata in tv dalla Ventura et similia. Forse è facile: mi basta ruotare la testa di pochi gradi alla mia destra e sinistra per rendermi conto della quantità di dischi presenti nella mia stanza. E niente Giusy Ferreri. Solo Carl Craig, Joris Voorn, Paul Kalkbrenner, Richie Hawtin e, ovviamente, Trentemøller! Ciò che credo è che "vivere" una passione simile sia appagante, emoziante... nulla a che vedere con chi un domani si ritroverà ancora tra le mani prodotti concepiti a tavolino, fatti a uso e consumo dell'utente medio, realizzati al solo scopo di vendere un'irrisoria (a confronto di certe realtà ormai passate) cifra per balzare agli onori di cronaca.
Posta un commento