31.8.09

29-7, Lima / Dagli Appennini alle Ande

Oggi è la domenica delle domeniche. Si celebra un'importante festa nazionale, il cielo è grigio due volte più di quello che credevo possibile. C’è aria di smobilitazione e una pioggia finissima che schiaccia il tutto. Lima è il posto dove vanno a finire le cose che non si usano più. Non la roba gettata via, proprio quelle dimenticate. Magari alcune sono nuove, difficile da credere, quasi tutte le altre già usate da chissà chi, le due categorie vengono mescolate assieme apparentemente alla rinfusa. La mountain bike della vostra infanzia che eravate sicuri di aver lasciato in cantina qui la usa la polizia di quartiere, i DVD vecchi di qualche stagione sono in vendita nelle bancarelle, quel triste quartiere di uffici anni 70 che speravate fosse ormai abbattuto invece è stato spostato quaggiù. Ci hanno fatto il centro storico. Nel pomeriggio bevo il primo Pisco e ho la sensazione di entrare in sintonia con tutto il Paese. In Piazza Martinez davanti l’Hotel Bolivar c’è un capannello di persone che parlano di politica. Trozky, bolscevichi, due militari passano accanto indicandoli e scuotono la testa. Un vecchio con il cappello di traverso va al centro del cerchio e prende la parola: parla di suo padre analfabeta a cui avevano permesso di insegnare botanica, perché era contadino e sapeva quel che diceva anche se firmava le carte con una x. Va avanti per qualche minuto poi lo interrompono: “Siamo qui per parlare di politica…”. Il vecchio ha perso il filo del discorso, si è dimenticato cosa voleva dire con quella storia, ingoiato nel tunnel del ricordo di suo padre. La politica è morta, rimane la memoria.

Bonus: in Perù c'è una squadra di calcio sponsorizzata da Herbalife

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