28.12.09

Record Club - Songs Of Leonard Cohen / L'artista cometa

Beck l'outsider, poi l'autore. Adesso è il momento dell'artista cometa. Cosa vuol dire: il suo ultimo progetto denominato Record Club lo spiega meglio di qualunque altra cosa. Riunirsi assieme ad amici musicisti per riscrivere in maniera improvvisata pezzi di storia della musica. Tutto è portato alle estreme conseguenze di una apparente casualità mentre invece il quadro complessivo ha un senso perfetto. Da un lato ci sono gli asteroidi ovvero gli assistenti a lui in qualche modo assimilabili (MGMT, Feist, Jamie Lidell etc), anche solo per il fatto di aver accettato l'invito a collaborare, un implicito riconoscimento dell'influenza del musicista sulle loro carriere. Dall'altro c'è la scia seminata nei dischi che ha scelto di reinterpretare. Un inizio filologico con i Velvet Underground (l'indie inizia qui) per poi attraversare i territori del cantautorato (Cohen già frequentato ai tempi di Sea Change) e ora la bassa fedeltà di Skip Spence, quasi un processo a ritroso fino agli esordi del Beck menestrello dei 90 quando pubblicava album che sembravano (allora si) registrati in uno scantinato in una manciata d'ore. E tutto questo senza nè scendere al piano della musica (bella, lontana da qualunque paura nei confronti degli originali) o dell'operazione multimediale per cui a fronte di un semplice rapporto amicale-carismatico (Beck e i suoi discepoli) e il noleggio di uno studio di registrazione per qualche ora si ha come risultato finale un qualcosa decisamente superiore alla somma delle parti. Utile tra l'altro a tenere il suo nome (di Beck, sempre lui) sulla bocca della marea di navigatori mai sazi di novità ma che ugualmente non riescono a tenere il passo del meteorite.

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