29.1.09

Bicocca

chissà se le luci che si riflettono sull'enorme parete dell'hangar sono quelle delle macchine lanciate sul raccordo qui di fianco. O forse sono i lampioni che si illudono per un attimo di potersi muovere quando invece è soltanto lamiera battuta dal vento. Oppure una terza ipotesi, ugualmente fantastica e probabilissima: è il capannone stesso che ansima, non riesce più a trattenere il fiato, abituato com'è a non essere notato da anima viva. Degli studenti che urlavano nella piazzetta di forma perfettamente geometrica non c'è più traccia, sono saliti in casa per guardare Zelig alla tv. Tutti quelli scesi dagli autobus con la faccia lunga per entrare in un anonimo casermone sono scappati appena ne hanno avuta la possibilità, verso le 18:30 quindi. Più che alla città ideale dei libri di scuola è simile a un sogno di De Chirico, uno di quelli che fanno venire ansia. Enormi edifici in cerca di gloria sopperiscono alla mancanza di spettatori facendosi smorfie tra loro. Uniche spettatrici di questo circo da Galgoyle di cemento armato sono le giovani puttane di viale Sarca. Venute da chissà dove, stordite dai colpi dei magnaccia (e dei clienti) pensano che tutto questo sia normale: le case che si fanno l'occhiolino tra loro e la notte che sembra almeno due volte più buia che da qualsiasi altra parte del mondo.

[foto Pecora Elettrica]

Grace Jones - Hurricane / Can't see where I run, no matter how far

lei è la cavallerizza assieme a Conan, l'interprete di se stessa ne "Il principe delle donne" o al massimo quella che si pappa una Citroen in quel famoso spot da incubo. E la musica? Quella degli mp3 alla rinfusa nell'hard disc, dei tanti pezzi disco in cui si muove sinuosa come se appunto lo stile fosse superiore alla sostanza. Invece le due cose vanno di pari passo, nel senso che senza l'uno anche l'altro lascia a desiderare, così il disco messo nel lettore con sufficenza diventa l'album più ascoltato da molte settimane a questa parte. Musica pop che si piega col procedere della scaletta fino al reggae, tutto fatto senza regole nè limitazioni, partecipando in maniera così libera e compatta da finire parecchi gradini più in alto del punto di partenza. Quasi tutte canzoni da 5 minuti, isolotti tropicali persino quando parlano di cannibali metropolitani o minacciano di brandire la parola come arma di distruzione di massa. In verità sono lacrime e sangue, le prime quelle di madre a sottitolare un brano il secondo quello di William nell'omonima canzone capace di resistere ben salda nonostante gli innumerevoli remix alcuni dei quali già dei classici istantanei. Grace ha smesso di spaventare, turbare e guardare oltre con quei suoi occhi spiritati forse volgendo lo sguardo più verso i suoi piedi o persino dentro la propria cassa toracica. Brutto a dirsi ma utilissimo a farsi.

23.1.09

Mani che firmano petizioni per lo sgombero / mani che brandiscono manganelli

oggi per la prima volta ho pensato seriamente di lasciare Milano. L'ho odiata a tal punto da scriverci sopra una specie di libello, da andare in giro a chiedere a tutte le persone che conoscevo cosa ne pensassero, del perchè fossero finite dentro questo buco. E la risposta era sempre la stessa: la differenza. Quella dal posto in cui si proviene ma soprattutto quella che si può trovare in città. La possibilità di scegliere da che parte stare che già in se è un enorme passo avanti rispetto alla linea retta su cui tanti altri camminano. Oggi hanno chiuso il Conchetta, il centro sociale, e non venitemi a dire che non siamo in guerra. C'ero stato la settimana scorsa, un concerto punk di quarantenni stanchi che suonavano così piano da sembrare in playback. Trovavo gente di ogni genere, si paga poco per entrare, ancora meno per bere. C'è l'impianto, c'è una consolle mixer che neanche in tanti altri locali. C'è persino una tv a circuito chiuso che rimanda le immagini del concerto sul palco, ogni tanto qualcuno ci fa del vjing sopra in diretta, roba che altrove neanche sanno far funzionare un poiettore. Forse dovevo dire c'era, perchè sembra che abbiano portato via tutto, chiudendo di fatto l'ultima frontiera della differenza di cui sopra. Discorsi da rimastone, da nostalgico eppure il processo di guerriglia alla disobbedienza fatto in questa città potrebbe passare alla storia per efficacia e velocità. Spazi autogestiti o semplici circoli arci non importa, la guerra è estesa ad ogni superficie sensibile che alterà il piano regolatore della neocittà in arrivo. Il Conchetta era il posto che preferivo ho detto, bevevo una birra pensando che a Macerata di cose così non ce ne sono mica. Tutto il contrario invece: dove sono nato spazi autogestiti continuano a vivere e a mettere in discussione quello che succede, giusto o sbagliato che sia. Qui non si può più, e detto per una metropoli da 2milioni di persone la cosa fa un po' paura. Molta anzi. Pare che il centro si sia spostato di nuovo in periferia. Possibile? Quando la terra trema ogni trincea deve essere trasformato in un buco, vuoto se possibile.

16.1.09

Città dei cigni

a Tommaso Labranca ho anche passato qualcosa scritto da me. Dopo un'occhiata ha detto che faceva schifo o che comunque non era roba per lui. Ovviamente non cambia nulla e lui rimane uno dei pochi con la capacità di parlare dicendo esattamente quello che mi passa per la testa, soprattutto quando si tratta di Milano:

Quella dei ritmi frenetici è una bella fandonia che ripete chi, arrivato in città, scopre di essere inetto al lavoro e torna quindi al paesello a vivere di sussidi genitoriali o statali. Magari sarà anche stato vero tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi Milano è invasa dal lassismo. Su otto ore gli eroi del terziario lavorano effettivamente un’ora. Il resto è gazzette sportive, MSN, Facebook, siti porno, racconto di vacanze, preparazione di week end, sigarette sui balconi...Non è frenesia quella che ti spinge a correre via dall’ufficio per andare a fare l’happy hour. Il tema è complesso e lo tocco spesso: Milano non è più quella che era fino agli anni Ottanta. È diventata un paesone per colpa di tanti paesani che vi giungono solo per parlarne male e per sognare Berlino. Dove non si trasferiscono, perché i tedeschi sono gente seria che caccerebbe dopo un giorno simili parassiti.

Facebook stole my virginity #2

a letto con lei:
-nel tuo facebook hai scritto: in a relationship with Andrea Girolami?
-no! Ma come ci pensi!?
-io posso metterlo invece?
-cosa? Anche tu sei in fidanzato con Andrea Girolami?

9.1.09

Facebook stole my virginity

Facebook è un software (non chiamiamolo social network) incredibilmente sofisticato. Inutile dire quanto sia utile per rimorchiare tipe con i vostri stessi interessi, fondare un gruppo dedicato al pestaggio delle minoranze etniche, molestare telematicamente la tipa de Il Genio. Il meglio però è rigorosamente nascosto, e al momento mi pare non ne abbia ancora parlato nessuno. Le captcha generate da Facebook, quelle paroline sensa senso da copiare per capire se si tratta veramente di voi o state usando un programma per spammare i vostri amici, sono dei veri e propri capolavori di micro poesia. Meriterebbero di essere recitati dal figlio di Gassman su Rai1 in prima serata. Quasi tutte inoltre potrebbero essere utilizzate come nomi di gruppi musicali. Ve ne propongo una selezione tra le più belle che mi sia capitato di incontrare, e dunque ricopiare: cohstant gone, marshals metrical, gayly makers, tarera drinks, opponent cents, auctioneer given, madden lajoie, chicago ministry, boston critical, winegar bowery, depart russia's, higher sharpe, tropical importer, disaster tention. E i vostri?

[foto Aaron]

Le aziende non vivono d’aria e di promesse

Mission: all'aumentare del menefreghismo verso il proprio lavoro (ma anche di tutto il sistema in genere) ecco comparire parole da vocabolario del martirio. I Blues Brothers lo erano per conto di dio così come robert De Niro nell'omonimo film. Voi potete continuare a chiamarla squallida ragione per alzarsi dal letto la mattina.

Warm Up: si tratta di riscaldamento, non quello delle macchine da formula uno in pista, piuttosto una sorta di preliminare a cui seguirà un atto di sodomia in piena regola.

Impattare: avete presente il meteorite dei film catastrofici anni 2000? Qualcosa del genere. Dal pestare i piedi a pranzo ad un collega fino al rapire e uccidere la moglie del proprio capo sono tutte problematiche che potrebbero minare il vostro rendimento lavorativo. Niente altro.

Criticià: problema sollevato da qualcun altro solo ed esclusivamente perchè sa che per te sarà impossibile risolverlo. Proprio per questo te ne dovresti preoccupare.

Desiderata: vorrei ma non posso. Non immagini neppure quanto.

[foto Penn]

6.1.09

Kanye West - 808s & Heartbreak / My reign is as far as your eyes can see

Dimenticare il passato per far fronte ad un opprimente presente: vicissitudini emotive personali o semplicemente per spiegare quanto è ampio il suo regno, neanche si trattasse del feudatario della musica pop. In qualche intervista dichiara di avere adorato il disco solista di Thom Yorke ed in effetti se esistesse una versione cromata, pimpata come in un brutto programma di MTV, di The Eraser finirebbe per suonare esattamente come questo disco qui. Minimalismo stentoreo che vale doppio tanto si allontana dai cori in falsetto e dagli archi roboanti del passato, se a questo aggiungiamo che si tratta di un vero e proprio concept le mani si alzano da sole in gesto di resa. Kanye ripete all'infinito al stessa storia: mi ha fatto male, se ne pentirà, io me ne sono già pentito, e tanto è banale il suo messaggio quanto sono ineccepibili le basi che lo accompagnano. Amazing cade all'inferno delle ritmiche africane accompagnata solo da un misero pianoforte, Heartless fa ballare soffiando a tempo dentro un flauto di pan (troppo!) e Coldest Winter convince tutti che le melodie a questo giro vanno proprio cantate. Vocoder o meno, intonato o meno, da quando in qua ci interessa la compostezza? Le questioni di etichetta le lasciamo agli altri. Kanye dice a Fader che quando tutti han copiato i suoi stupidi occhiali a persiana si è sentito come Michael Jackson con le imitazioni del suo orrido guanto bianco ma dimentica di specificare che lui le basi se me mette assieme da solo, senza aiuto di una corte o di produttori alieni. Il re è morto, viva il re.

Dio è morto, Marx è morto

e adesso pure Magnotta. Pace all'anima sua.