31.3.09

Meet me in the bathroom

l'altra settimana a Milano c'era questo incontro con Lawrence Lessig, tra le altre cose l'inventore di Creative Commons. L'argomento della serata è però un altro: corruzione e trasparenza, nell'amministrazione americana ma anche nel resto del mondo. Sarebbe divertente raccontare di come la presentazione sia stata introdotta da una serie di untuosi ringraziamenti ai vari politici presenti in sala che "hanno reso possibile tutto questo" e che sono stati persino chiamati ad introdurre la conferenza con prevedibili automarchette al loro attuale operato in parlamento/consiglio comunale/provinciale. La cosa più divertente però è raccontare di come sono riuscito ad entrare: nonostante il mio arrivo in anticipo e la prenotazione online nei giorni precedenti la sala convegni è già piena. Sto per rinunciare e tornarmente a casa, mi fermo giusto qualche minuto davanti all'entrata per parlare con un paio di amici quando si avvicina una delle maschere dell'organizzazione passandoci sottobanco tre inviti: "Non chiedetemi perchè ma avete vinto un premio, entrate". Necessità di abbassare l'età media degli invitati corporativi? Colpo di culo? In ogni caso quando si parla di moralità c'è solo una cosa da dire: Italians do it better.

He lost his soul

ora mi vergogno un poco delle immagini del pelatone (cfr: cantante dei The Fray) che compariranno qui sotto una volta premuto play ma volendo cercare la parte nobile della cosa potrebbe partire una riflessione sul come ormai le canzoni siano scheletri, anzi manichini da vestire nella maniera più consona. Lo stesso Kanye riarrangia continuamente il proprio materiale, in generale il detto che fa fede è quello del panta rei, tutto scorre, le belle canzoni restano però.

25.3.09

-99

ciao, forse vi ricorderete di me per conti alla rovescia come quello in vista della reunion dei Massimo Volume al Traffic Festival dello scorso anno. Il 2009 non sarà da meno: tornano i Blur. Confesso: al tempo tifavo Oasis, ma cosa importa? Solo gli anni possono giudicare e, mentre ho venduto anzi riciclat, come regalo di compleanno Be Here Now dopo appena due mesi dalla sua uscita, adesso eccomi qui a contare i giorni che ci separano dai concerti del 2 e 3 luglio di Damon e soci ad Hyde Park, Londra. Non un conto alla rovescia religioso a questo giro, agnostico piuttosto, un'occasione per capire assieme se è vero che a distanza di tot anni i Blur sono in effetti i Beatles della nostra generazione. Per raccontare gli aneddoti legati ad ogni singola canzone, il piacere di guardare indietro oltre la propria spalla e gustare il retroguso di una musica invecchiata splendidamente, anzi: che sia rimasta tale e quale? Non aspettatevi da me una risposta, sono io che lo chiedo a voi. Per capire se davvero vale la pena di comperare quel biglietto aereo, più ingresso, che ancora non abbiamo ipotecato. Sempre ce ne siano ancora.

17.3.09

Villaggio dei giornalisti

dicono che rimane sempre aperto, fosse così a cosa servirebbe però un cancello? L'avrebbero smontato da un pezzo. Avvicinandosi e entrando poi, si ha la sensazione di essere fuori posto, in casa altrui praticamente e forse è proprio così. Magari si tratta davvero di un terreno privato e c'è qualcuno che guarda da dietro la tenda di una di queste deliziose villette a due piani. Eppure tutto sembra esattamente come fuori: la strada, il marciapiede, le case sono basse ok, ma basta pensare d'essere di nuovo a casa, in provincia, ed il problema si risolve. Diamo alle strade un altro nome allora: a cosa somiglia questa? Mi ricorda via Piave, quella che da casa mia arriva alla piscina. E quest'altra? Via Podgora, te la ricordi? Invece i nomi veri suonano come Vergani, Birolli, Fracchia addirittura, più milanese di così si proprio davvero. Forse le persone che vivono qui si sono stancate di tutto il resto: le circolari, rotonde, tram, semafori pedonali e hanno deciso di costruirsi una città ideale, un paesino anzi. Autosufficente in tutto, adesso non li vediamo perchè è notte fatta da un pezzo ma nascosti da qualche parte ci saranno anche supermercati, scuole e tutto il resto. I fari della macchina illuminano un angolo buio e di tutto questo non c'è traccia: compare invece una casa a forma di fungo, come quella dei cartoni animati di una volta. Chi è che vive veramente qui? Forse quel cancello non serve a lasciar fuori i visitatori ma a non far uscire gli abitanti.

[foto grana]

Lissy / Nonsificcapiu #5

il ritorno della rubrica più amata, soprattutto dalle lettrici. Spesso l'avete accusata di machismo, viulenza, altro e così a questo giro ho deciso di dedicarla ad una di voi: una indie. Lissy Trullie non è particolarmente bella, minacciosa, non sa fare niente di interessante, men che meno cantare con quella vocina sfiatata che si ritrova. Però è carina. Devo averla incontrata in qualcuno dei vostri blog ma cercando informazioni su di lei online non si trova nulla di valido, semplicemente è una tizia che prova a fare la rocker ma finirà più sulle riviste dei giornali che su i palchi dei locali. Nel video qui sotto in un divertente video assieme ad Adam Green. Avere amici famosi è essenziale.

If the applicant is young, tell him he's too young. Old, too old. If the applicant then waits for three days without food, he may then enter

nella tracklist del nuovo disco di rmx dei Bloc Party Intimacy Remixed ce n'è uno firmato da Banjo Or Freakout.

15.3.09

The Nation's Favourite: True Adventures of Radio 1 / Perchè in Italia non ci sarà musica finchè non avremo una radio. Una vera.

negli anni in cui mi sono appassionato alla causa della musica in italia ho avuto il tempo di elaborare una selva di teorie strampalate. Alcune sopravvissute al passare degli anni sono state rafforzate dalle letture e dalle esperienze personali. Nel momento in cui si parla tanto di agire dal basso in una logica di autogestione 2.0. credo che il problema sia altrove, esattamente nel punto opposto, in cima alla piramide. Anche questa non è cosa particolarmente originale da dire ma la verità è che per cambiare le cose non servono compilation indipendenti mal distribuite nè comparsate a Sanremo nè programmi video musicali di nicchia sul web. Quello che manca all'Italia, musicalmente intesa, è la benzina che alimenti il motore, la brace sul fondo che cambi le regole del gioco in maniera da rendere il mercato sostenibile non soltanto per i prodotti para-televisivi, destinati anche loro chi più chi meno alla debacle delle vendite in negozio. Sto pensando ad una radio, mezzo potentissimo oggi più che mai e vera forca caudina del successo di un prodotto musicale: dai Baustelle a Giusy Ferreri, da Il Genio a Tiziano Ferro non c'è musica nè concerto nè vendita di dischi se non c'è passaggio radiofonico. Nell'anomalia del nostro paese la verità è che ci si può aspettare la grazia di un atto di coraggio verso qualcosa di potenzialmente valido ma sconosciuto soltanto da un'emittente tra tutte: Radio Dj, non a caso l'autrice di molti (se non tutti) i successi sopra elencati. Ora capite bene che se il salvatore della patria deve avere il nome di una radio commerciale (che giustamente risponde solo e soltanto alle logiche del bilancio di fine anno) siamo disperati. Ad avere spazio nelle playlist sono nomi fatui, che durano neanche il tempo di una settimana, spesso creati ad hoc dalle stesse major che poi se ne disfano appena il cavallo inizia a zoppicare. E allora eccoci daccapo, con la difficoltà di avere un personaggio di rilievo, che sappia entrare nell'immagiario della gente (e magari anche scrivere qualche bella canzone) proprio quando invece che lavorare su un prodotto da far crescere credibilmente si è sempre preferito sparare sul mucchio mettendo sotto contratto maggiorate, nani, ballerine e perversioni del genere. Già vi sento sbottare: ma cosa ci vieni a raccontare? Che adesso radio Rai dovrebbe mettersi a fare programmazione di qualità? Puntare sulla credibilità quando è in crisi di ascolti praticamente da sempre? Si, intendo proprio questo, tanto più che ho appena letto una storia simile in un bellissimo libro chiamato The Nation's Favourite, scritto da Simon Garfield. Erano altri tempi, inizio anni 90 e la BBC andava a gonfie vele ma aveva un problema: l'età dei suoi ascoltatori continuava ad aumentare, restringendo dunque sempre di più il suo pubblico potenziale, soprattutto di quello solitamente interessato alla musica tra i 18 e i 25 anni. E allora sai che si fa? Si cambia tutto, arriva un nuovo "controller" (come viene chiamato il direttore di rete) Matthew Bannister che decide di fare quello che nessuno aveva mai avuto osato: rifondare BBC1. Caccia tutti i dj della vecchia guardia, quelli che sembravano venire da un'epoca lontana ed inizia a cercare i talenti delle radio private (le stesse che da anni rosicchiavano milioni di ascoltatori all'emittente di stato, come da anni succede in Italia) e soprattutto dj ed esperti musicali credibili che dessero nuovo lustro ad un'emittente ormai bollata come roba da rincoglioniti e casalinghe. Strano a dirsi oggi che tutti noi guardiamo alla BBC come un faro di innovazione musicale e comunicativa ma se persone come Pete Tong, Zoe Ball, Tim Westwood sono arrivate davanti ad un microfono e stato per merito suo, di Matthew Bannister. Non si fa una frittata senza rompere le uova però: in questa rivoluzione gli ascolti iniziarono a precipitare, fino ad un terzo in meno del precedente trimestre, come se improvvisamente Radio2 (che è l'unico canale pubblico a cui rivolgersi visto che Rai1 è una cosa mummificata di cui ci siamo dimenticati l'esistenza) perdesse 2 milioni di ascoltatori, cosa che comunque è destinata a fare inseguita da tutti i lati dalle radio private in cui gli over 30 non possono fare a meno di riconoscersi maggiormente. Poi le cose iniziano a cambiare, succede che alcuni di questi nuovi dj sono piuttosto bravi e inizia a girare la voce che la BBC è tornata ad essere una cosa interessante. Arriva il colpo di mercato con l'arrivo di Chris Evans, la star televisiva, il Fiorello della situazione. Esplode il brit pop, la guerra tra Oasis e Blur e indovinate un po' qual'è la prima radio a interessarsi alla cosa? Esatto proprio BBC1, così da trasformare una schermaglia da riviste tra appassionati (o da ragazzini appunto) in una questione nazionale, con prevedibile impatto di visibilità ed incremento sulle vendite. Solo col tempo l'emorragia di ascolti verrà sanata, con un effetto però copernicano come giustamente dichiarato dagli stessi dirigenti dell'emittente: "Non lottavamo per guadagnare mezzo milione di contatti in più, avevamo 7.2 milioni di nuovi, giovani, entusiasti ascoltatori. Cambiammo il profilo demografico della radio". E anche degli ascolti di una nazione aggiungo io, salvando o comunque contribuendo a potenziare quel miracolo creativo che è l'Inghilterra musicale che conosciamo oggi. Chiudiamo gli occhi per un attimo e pensiamo: cosa succederebbe facendo una cosa del genere anche in Italia? Con Radio Rai che si mette a fare seriamente concorrenza a Radio Dj e non come ora dove le pur lodevoli foglie di fico sono relegate in orari di seconda scelta, spesso condotte da illustri sconosciuti sia per il pubblico più largamente televisivo che quello strettamente musicale. Non sono gli anni 90 e in Italia non c'è nulla che assomigli al brit pop eppure questo momento della caduta dei media mainstream in favore della molteplicità delle nicchia e della immensa popolarità di fenomeni di culto che aspettano solo di essere tirati fuori dagli antri della rete sembra un periodo altrettanto buono per una rivoluzione del genere anche qui da noi. Per smettere di lamentarci di non vendere dischi quando non c'è nessuno che ci crede davvero, per dare la possibilità ad una generazione di gente che prende in mano uno strumento o un software di far vedere quanto vale o per la ragione migliore di tutte: perchè visto come siamo messi non abbiamo davvero più nulla da perdere. Parte il fantaradio pure: chi vorreste sentire ai microfoni di RadioRai per poter arrivare a sintonizzarvi senza dovervi nascondere da vostra sorella minore? Chi potrebbe essere il nostro Mathew Bannister, il controllore che ci mette la faccia e rischia le chiappe per fare quello che va fatto con senno? Chi il John Peel italiano? Chi il nostro Pete Tong in grado di trasformare la dance delle discoteche di provincia in una cosa a modo, e capace di far girare soldi? Spazio alla fantasia nei commenti.

Animal Collective @ Rolling Stone, Milano / I don't care for fancy things

in un Rolling Stone che sta per tirare le cuoia stasera lo spettaccolo nello spettacolo è poter osservare nella stessa stanza Bruno Dorella (l'uber indipendente patron di una cosa chiamata Bar La Muerte) e il super hip PR di grido Marcelo Burlon. Uno di fianco a l'altro senza sapere di essere i due estremi del lunghissimo segmento tracciato dagli Animal Collective. La vera notizia non è (e non lo è mai) nella qualità degli accorsi quanto nella quantità. Non tutto esaurito, quota in verità neanche sfiorata, eppure un numero consistente di persone per assistere a quella che è una performance di avanguardia pura e semplice. Psichedelia affogata due volte: la prima dai riverberi dei tre sul palco alle prese con molte macchine e pochi strumenti veri e propri, la seconda dall'eco del locale che sembra rimbombare ancor più del solito. Forse un rantolo in vista della prossima dipartita. Difficile immaginare centinaia di paganti accorrere per qualcosa che solo a tratti assomiglia a musica pop. Certo a metà della scaletta arriva My Girls e si tira un sospiro di sollievo, un po' come quando alla fine di Dancer In The Dark impiccano Bjork e si finisce di avere la nausea per la camera traballante del regista. Il resto del tempo Panda Bear, Geologist e quell'altro che si agita nelle retrovie di cui nessuno ricorda il nome spingolo fortissimo sul ficcare la testa del pubblico sott'acqua. Solo nel bis concedono nuovamente qualcosa alla cassa in 4, la tensione del pubblico si allenta improvvisamente in un delirio che non sarebbe stato possibile altrimenti. Una rottura di palle? Probabilmente si, necessaria però.

[foto Hjarta]

She's the real deal

dopo secoli che non andavo al cinema sono tornato per vedere Watchmen. Lascio il giudizio a gente più esperta di me, dico soltanto una cosa: non-si-menano-abbastanza. Spulciando tra i video virali fatti per il lancio del film ho trovato questo in versione MTV 80s con l'immancabile classifica (cosa trasmetterebbero in tv se non ci fossero le chart dico io?) dedicata ai supereroi più hot. Filologicamente interessante.

11.3.09

Take me to New York, I’d love to see LA

la canzone dell'estate (scorsa) si tinge di horror. Tremate con noi.

Il resto dei Disco Drive e delle loro amiche mucche su Pronti Al Peggio.

Almeno un risposta sarebbe gradita del tipo non ci rompere i coglioni è una festa elittaria per esempio

la violenza, dove sta di preciso? A volte anche nei commenti di un blog. Mi sono imbattuto in questa interessante conversazione tra giornalista che osa muovere un appunto e promoter di eventi milanesi. Illustra bene l'atteggiamento della gente da queste parti: della nuova società da bere, quella dei secret party, delle foto in posa, di Nina Moric ospite alle serate Acid House, delle liste inutili, del tu non sai chi sono io etc etc. Si parla della serata denominata Neon Disco.

Il giornalista dice:
x ascoltare gli ennesimi scarti di fidget disco, stavolta targati Svizzera (http://www.myspace.com/cryptonites: questi gli originalissimi ospiti della serata, ascoltare per credere…), si può anche fare a meno

Il promoter risponde:
se ti sei offeso perche nn ti hanno fatto entrare al penultimo neon disco..sappi…che è solo merito mio..mi hanno chiamato per farti entrare..sapendo che eri tu nn mi sono scomodato nemmeno ad appoggiare il bicchiere che stavo bevendo

Una repubblica sfondata sul lavoro

Era ieri che falliva Ovo ma non è da oggi che Allmusic naviga in pessime acque. Adesso annuncia la chiusura delle produzioni interne (i programmi insomma).

7.3.09

There aren't many stones left unturned

nell'Italia che sprofonda e sparisce dalle cartine gli Zu escono su Pitchfork, senza sforzi o clamore, e si beccano un bell'8.

2.3.09

La rivincita dei grassi

featuring Gianni Morandi e Claudio Baglioni.

Ora che i nomi non valgnono niente

I Ministri in generale mi piacciono, soprattutto nello spirito militante e autoironico al tempo stesso. Sono parecchio bravi dal vivo e hanno quell'attitudine incazzata e obliqua che lì fa essere probabilmente il gruppo italiano più vicino in assoluto allo spirito di Pronti Al Peggio, tanto per dire una cosa che mi sta a cuore. Eppure guardando il video di Tempi Bui mi è venuto da sorridere: perchè cancellare il suono delle chitarre a questa maniera? Lasciandole però nelle immagini, dando l'impressione che stiano facendo una partita a Guitar Hero con il volume a zero. Mi pare di aver capito sia un problema e circoscritto a questo pezzo e non all'intero disco: evidentemente c'è ancora qualcuno convinto che ci voglia il singolo, quello morbido che non spaventa la mamme, persino per i gruppi che invece di paura ne vogliono fare e pure parecchia.

p.s. volevo embeddare il video ma la pagina youtube della Universal non lo permette. Anche quello inserito nella pagina myspace dei Ministri non funziona. Buffo no?

Equazione

mongolia+bestemmie=musicaperdrogarsi-bestemmie=notfaraway.