29.5.09

Abbiamo avuto ventanni. E ora?

il precariato a MTV Italia.

Grizzly Bear - Veckatimest / I'm cheerleading myself

R.E.M. - Fables of the Reconstruction / He's gonna be a clown in a marching band

in ogni discografia questo è indicato come il disco maledetto, quello della crisi, oscuro e problematico. Forse perchè terzo si rispetta il clichè della prova più difficile. A distanza di 12 anni invece l'effetto è tutto diverso, quello di un universo parallelo, uno dei tanti che i R.E.M. sono stati capaci di costruire. In futuro diventeranno rocker elettrici mostruosi, ecologisti incazzati o vecchietti bolliti quali sono ora. Ma oggi, anno 1985, l'America di cui parlano (sempre di questo si discute) è un film di David Lynch. Un poco folk, molto spigolosa, con sax, archi e chitarre che fanno il verso alla new wave senza avvicinarsi abbastanza da finire nel calderone assieme agli altri. Già il titolo è una specie di scherzo palindromo che avvolge l'artwork e non si sa bene dove parte e dove arriva. Proprio come le strade perdute cinematrografiche. Di cosa si parla qui? Sono favole della ricostruzione? Dopo cosa? La bomba? Oppure il contrario: la riscrittura di queste storie ritrovate chissà in quale libro antico? Forse una di quelle mappe e leggende titolo di una canzone della scaletta, la n2. L'atmosfera è sempre a metà tra medioevo e modernità, un cyberpunk in cui qualcosa è andato storto e si passa il tempo ad essere schiacciati dalla gravità del pianeta (n1), controllare conducenti impazziti (n3), azionare meccanismi titanici e difettosi (n9). Tenere le fila della mesta storia c'è il vecchio Kensey (n5) sopravvissuto a non si sa bene quale guerra, decrepito ma ancora indeciso se essere un accalappiacani, un portiere o un clown.

Slow is better

oltre a far debuttare qualcosa del nuovo e atteso Detox Dr. Dre approfitta della sua comparsata nel nuovo spot Dr. Pepper per prendere per il culo la fidget e tutti i suoi cloni.


[via thedailyswarm]

26.5.09

Disco Demolition

Steve Knopper, corrispondente di Rolling Stone e autore del libro sul declino della discografia Appetite For Self-Destruction, non dice nulla di particolarmente nuovo ma ripete due o tre concetti fondamentali che vanno imparati a memoria per continuare a parlare di musica oggi:

1)la discografia era già morta 30 anni fa:
If it wasn't Napster, you could make the argument it would've just been natural selection. People have made the argument to me that the idea of selling millions of units of one thing in order to pay for all the people who don't sell millions of units was an extinct idea even in 1979, and it just so happened that the CD artificially extended the life of that idea for 15 or 20 years.

2)non ci sono nuovi artisti di massa perchè non c'è nessuno che se ne occupa:
The model for record labels was that the U2s paid for the Hold Steadys, and that's supposed to keep regenerating. But obviously the labels aren't able to do that so well anymore because they're shrinking their rosters. So who's developing those artists?

3)i soldi non si fanno con i concerti ma quello che c'è attorno:
So how do they make their giant profits and pay their executives millions of dollars? You buy the popcorn and pay for parking, and, in addition, they make a lot of money off service charges.

25.5.09

Al-Quaeda 42

al numero 42 di viale Bligny c'è un palazzo che è già leggenda. Dentro può succedere di tutto: droga, violenza, mistero, sesso. C'è stato un morto ammazzato, raid delle forze dell'ordine, minacce di sgombero, tutto è rimasto uguale a se stesso. Scopro in questi giorni uno stupendo blog, ottimamente scritto, di chi racconta dall'interno la propria permanenza in quel palazzo. Come osservatore, inevitabile partecipante, testimone triste e ammirato. Il blog si chiamava Edificio Mondo 42, ora purtroppo chiuso. L'esperienza più (inconsapevolmente) simile anche alla Milano For Zombies qui di fianco.

Facciamo tre calcoli sui consumi e il proprietario (nonché amministratore) dello stabile continua: «Con questi dati sull’acqua, qui dentro ci saranno grosso modo mille persone». Io conto sulle dita, faccio semplici operazioni. 1000 persone : 213 monolocali = 4, quasi 5.
Io vivo da solo nel mio monolocale, nel resto dell’abitato ho intravito altri inquietanti personaggi che vivono in solitaria. Ma negli altri? 5 o 6 desperados ad appartamento.
Inizio a pensare che una formica regina nera covi qui, da qualche parte, forse nell’unico spazio più grande di un bilocale in viale Bligny 42, piccole larve d’uomo con la pelle olivastra.

I told you I would stay

qualcuno, forse l'odiabile Alex Infascelli, una volta definì il videoclip come il luogo per eccellenza dove può accadere di tutto. Ad oggi rimane nella sua semplicità e apertura la definizione più calzante che abbia mai sentito sulla questione. In quel caso si parlava del sorprendente video di Weapon Of Choice girato da Spike Jonze per Fatboy Slim ma più in genere si adatta ad ogni bel clip che appaia pienamente riuscito. Oggi vorrei utilizzarla per questo piccolo capolavoro a firma Patrick Daughters sulla musica dei Grizzly Bear.

21.5.09

Theres a time for lies and a time for truth / I say, eye for an eye, eye for a tooth

scrivo con il sospetto di non essere un incapace ma parte di una minoranza silenziosa. Io non so stringere la mano. Non parlo della stretta, quella classica, due mani che si incrociano, la destra con la destra, più o meno forte a seconda della concetrazione che riuscite a infondere in quel secondo fugace, mentre l'altro pronuncia il suo nome che inevitabilmente non ricorderete. No, parlo di tutte quelle altre modalità che sono venute alla luce nel corso degli anni. La stretta al pollice, quella informale, una volta la facevano solo i rapper, adesso se non vuoi sembrare un banchiere ottantenne la devi fare pure te. Il dubbio è: basta quella o poi si scende anche a darsi la mano. Mi è difficile persino spiegarla qui a parole: acchiappare il pollicione dell'altro senza sapere se poi conviene fermarsi lì o si continua con tutto un balletto di secondi e terzi gironi. Capita che parti in quarta per far vedere quanto sei giovane e quell'altro voleva una cosa classica che in fondo non abbiamo più l'età. Oppure ci prendiamo questi benedetti pollicioni ma poi lui voleva anche una stretta normale e tu invece ritiri la mano. Oppure il contrario riuscendo a stringere solo le dita perchè lui pensava fosse finita lì e si stava già ritraendo. Una cosa terribile. Non parliamo poi di quando ti capita di fumare uno spinello con i tuoi vecchi amici delle superiori intanto diventati membri della locale crew hip hop: pretendono colpi d'anca, pugno contro pugno, schioccare di dita, rumori con la bocca persino, quasi un beatbox tutto per dirsi ciao. E io con la confusione e la paura di non aver imparato neanche la lezione base di cui sopra che metto subito le mani avanti: ragazzi per piacere, lo sapete che a salutare non sono mai stato capace.

[foto dkconstruxion]

19.5.09

A cosa serve comprare ancora cd originali?

finalmente ho messo le mani su una copia fisica di Basic Channel, primo degli unici due cd ufficiali della loro discografia altrimenti interamente su vinile. In ogni caso non hanno potuto esimersi dal punzecchiare l'acquirente: nel retro, proprio sopra il codice a barre, campeggia infatti un consiglio piuttosto chiaro.

18.5.09

In un momento tutto il film della mia vita mi è ripassato davanti agli occhi. E io non ero nel cast!

il videmaker Chris Milk (Kanye West, Green Day, U2 etc) gira un cortissimo di 40 secondi commissionato dalla Absolute Vodka.

17.5.09

Dark Night Of The Soul / U Can't Stop Me

impossibile eppure inevitabile. Alla fine è successo: Dark Night Of The Soul è il primo disco senza musica. Dice il comunicato ufficiale che a causa di una pendenza con la Emi Dangermouse (produttore e principale responsabile del progetto) non potrà pubblicare ufficialmente la musica della compilation che oltre a Sparklehorse (primo socio) vede la partecipazione di un gotha infinito di ospiti a prestare la propria voce. Allora il cd ufficiale, acquistabile per 50 dollari attraverso il loro sito , avrà un booklet di 100 pagine con foto ad opera di David Lynch e un cd-r completamente vuoto da utilizzare sarcasticamente "a vostro piacimento". La musica, va da se, è tutta attorno: in rete prima di tutto dove è già largamente disponibile nei circuiti p2p o nel sito della radio pubblica americana dove è in streaming completo. Un evento di portata storica sarei tentato di dire, un po' come è successo con In Rainbows dei Radiohead con l'aggiunta della componente politica dell'azione. Il divieto della casa discografica diventa trampolino di lancio dell'operazione, motivo di notizia e aggressione alla strategia della major a cui viene clamorosamente sbattuta in faccia l'impossibilità di bloccare la pubblicazione della musica. Gli artisti non bypassano la distribuzione ma la utilizzano in maniera provocatoria, nuovissima, utilizzandola nell'unica cosa per cui è davvero utile: il packaging, curato e per una volta davvero imperdibile. Il cd riesce nuovamente ad essere feticcio sacrificando il motivo primigenio della sua nascita: quello di contenere musica. Allo stesso tempo l'acquirente si trasforma in qualche modo in collaboratore dell'operazione dovendo recuperare in rete la musica da masterizzare (in proprio) nel supporto che gli è stato fornito vuoto. Una serie di implicazioni da far girare la testa insomma e tutto questo senza ancora aver ascoltato una nota del disco, presumibilmente stupendo.

14.5.09

Imitation is the best form of flattery

l'ultimo atto di Pronti Al Peggio chiede se anche tu "Sai fare di peggio?". In un certo senso è una prova per vedere se le idee messe in piedi con il nostro format video si sono sedimentate a sufficenza nella rete italiana, tanto da poter essere manipolate da altre, coverizzate in tutto e per tutto. L'invito è dunque a girare la propria versione di uno dei format che compongono il programma, anche in versione super lo-fi quel che conta è l'inventiva e il cuore non certo la tecnica. Rimbalzo la notizia anche qui perchè molti dei lettori e amici blogger sono stati tra i più affezionati seguiaci del programma e li immagino anche tra i migliori potenziali candidati ad inventarsi qualcosa di simpatico e divertente anche per questa sorta di concorso. C'è un premio, c'è l'esposizione sul sito ma la molla principale dovrebbe essere la vostra voglia di tirarsi in ballo. Tutte le info e possibili tracce qui.

[foto prontialpeggio]

Don’t say you will, unless you will

Mos Def, che sta per tornare con un nuovo disco, ultimamente ha incrociato spesso la strada di Kanye West. Incontro interessante perchè a loro modo rappresentano due facce opposte del satellite hip-hop. Basso profilo, credibilità, scuola piuttosto vecchia e sporcata di jazz il primo, megalomania, genio e sregolatezza, contaminazioni elettroniche il secondo. Davvero emozionante la cover che Mos Def ha fatto di Say You Will dall'ultimo disco proprio di West. Il vocoder dell'cyborg di colore diventa una struggente e infinita ballata da night club. Le cover si sa vanno fatte così: strappandone una parte apparentemente poco importante e rovesciando tutto il resto. Seconda parte dell'incontro è una sorta di scontro tra i due in un freestyle improvvisato in quello che sembra un corriodio o camerino. Non mi ritengo un esperto di flow ma anche chi tra voi non pratica l'hip hop noterà la differenza di stile tra i due: ossessivo e incerto, quasi timido e traballante quello di Kanye dove invece Mos Def è assolutamente padrone della propria metrica, arriva fino davanti al baratro ritirandosi subito dopo con un qualche effetto spettacolare. Affinità e divergenze tra due maestri molto diversi tra loro.


Mos Def - Say You Will (Kanye West Cover)

12.5.09

Odi et amo

non solo indie si potrebbe dire. Quest'anno, oltre il solito raduno delle maglie a righe, l'idroscalo di Milano ospiterà anche la sua nemesi. Tre giorni dopo il classico Mi Ami s'inaugura il Mi Odi, con tutto il meglio della musica "pesante" italiana. Tra gli altri Zu, Ovo, Morkobot, Xabier Iriondo etc etc. Ci sarò con tutto il mio entusiasmo, non so se più per la musica o per partecipare al Metathlon. Cos'è il Metathlon? Tutte le info qua.

Neil Young - Harvest Moon / Lo strano caso del dottor Harvest e del signor Moon

c'era una volta, in una galassia lontana lontana, un sito chiamato Secondspin. Al tempo Amazon era ancora una roba da fighetti, forse non ti faceva neppure comperare i dischi usati, in linea di massima non ci si fidava. Secondspin non ci aveva mai deluso, l'unica volta che il pacco non è arrivato hanno rifondato la carta di credito di mia madre senza battere ciglio. E ci credo, con tutti i soldi che gli ho mollato. Ma insomma: l'unico neo della nostra storia assieme si chiama Harvest, il disco di Neil Young. Vado ad aprirne la confezione e cosa trovo? Il cd di Harvest Moon, stesso autore, titolo quasi identico ma 20 anni di differenza tra l'uno e l'altro. Disco stupendo pure quello per carità, però il sassolino nella scarpa dello scambio d'identità tra contenitore e contenuto rimaneva. Qualche settimana fa, durante un viaggio all'estero, mi sono finalmente deciso a ri-comprare Harvest, quella che era stata la mia idea di acquisto originale e che invece non ero ancora riuscito ad avere. Lo metto nella borsa della spesa, poi nello zaino, lo appoggio sul letto di casa pronto finalmente ad essere scartato e quindi ascoltato nell'alta fedeltà del formato compact disc. Tolgo l'etichetta prima, perchè quell'adesivo "SALE" di HMV mi da proprio fastidio, per fortuna non mi sono tagliato le unghie neanche questa settimana che alla fine tornano sempre utili. Gesto rapido ed oplà ecco la sorpresa. Sotto l'avvertimento di sconto, proprio accanto alla scritta "Harvest" del cd che ho tra le mani , ecco comparire una seconda sorprendente parola. "Moon", di nuovo. L'adesivo nascondeva il titolo completo del disco, quello che non ho mai voluto comperare e che oggi mi ritrovo a possedere in duplice copia. Una parte di me è convinta che ci sia una misteriosa attrazione metafisica verso questo specifico album, un'altra è fortemente tentata di metterlo in vendita su ebay. Qualcuno è interessato?

11.5.09

Rubare la beneficenza

rimbalza online lo sgomento per le parole dei responsabili del progetto Domani 21/4/2009, la canzone corale per le vittime del terremoto d'Abruzzo. Il problema è la presenza del video e della canzone nei principali network di p2p al cui proposito Caterina Caselli, coordinatrice di tutta l'operazione, dichiara: Non credevo che ci fosse così tanta gente che da una parte depaupera una inizia­tiva senza precedenti e dall’al­tra disprezza il lavoro gratuito che decine di artisti famosi e centinaia di persone sconosciu­te hanno messo in atto. E ancora Marco Sorrentino, mana­ger di Jovanotti e produttore esecutivo del brano: Il problema è che nessuno di coloro che scaricano illegal­mente musica si sente in colpa. Proprio così: in colpa. Come se scaricando il brano si impoverisse il valore dell'operazione, sottraessero fondi alla ricostruzione, come ulteriormente ribadito nelle dichiarazioni dell'articolo del Corriere, clamorosamente intitolato: "Rubano il brano di beneficenza". La contraddizione è tutta in questo titolo che infila le parole rubare e beneficenza nella stessa frase. Perchè improvvisamente l'atto di generosità scompare dall'ambito del libero arbitrio e diventa atto dovuto, così chi non paga per il brano è immadiatamente ladro, al pari di chi sottrae soldi da un portafogli. Donare soldi non è più decisione personale ma obbligo di legge, di rispetto persino, come fosse regolato da leggi penali invece che dall'etica di ciascuno di noi. Eh si che sarebbe stato fin troppo facile rendere disponibile l'mp3 in download gratuito dando la possibilità a chi l'avesse voluto di pagare sfruttando con intelligenza machiavellica anche il sottile senso di colpa di lasciare alla coscienza personale la possibilità di sentirsi coinvolti in un progetto benefico e che sarebbe stato in ogni caso bersaglio della pirateria (sacrosanta direi). Se poi non c'è guadagno per i protagonisti dove è veramente questo furto? Nella visibilità? Ma se ogni brano in circolazione non può fare che bene alla circolazione della notizia dell'operazione. Il problema è un altro: usare l'occasione come ennesimo grimaldello per mettere in discussione la natura del diritto d'autore in rete. Ancora la Caselli: Faccio appello a non pira­tare questo brano e, inserendo­mi nel dibattito in corso in va­rie sedi, a considerare il diritto d’autore, anche su internet, non un freno, ma un incentivo allo sviluppo della creatività. La cosa sconcertante non è la denuncia in se, che lascerà ovviamente il tempo che trova, quanto l'incredibile capacità di rivoltare un'iniziativa accolta positivamente (pur con tutti i se e i ma dell'opacità del marketing mescolato alla beneficenza) in una sconfitta totale d'immagine per i suoi promotori improvvisamente trasformatisi da benefattori in veri e propri moralizzatori, autori di un aut aut che non ha nulla a che fare nè con l'arte nè con la modernità. In una sola vicenda la perfetta cartina tornasole di cosa pensano molti operatori culturali italiani riguardo la musica e la sua circolazione, come il giudizio espresso riguardo la maggioranza di persona che si siedono davanti ad un computer. Obiettivo dichiarato è quello di vendere un milione di dischi, cifra da tempo sparita dai mercati di questo paese, ennesimo segno della distanza tra chi la musica la gestisce e chi la vive.

10.5.09

Chi governa non si disturba

sembrava sciocco non far notare in un blog che porta un nome del genere la scelta di Rockit dell'ultima settimana di dedicare tutti i suoi spazi editoriali a Milano e alla sua attuale situazione socio-culturale. Ci sono le parole dei gggiovani, dei gestori dei locali, degli intelletuali in un bel triangolo tra Giacomo Spazio+Marco Philopat+Fiz, il direttore della testata, fumetti persino. C'è soprattutto la scelta di pubblicare una news come questa, in cui si mette in risalto l'indagine della magistratura sulla legittimità dei controlli della polizia annonaria, la prima responsabile del regime di terrore e chiusura generale degli ultimi tempi. L'intenzione è chiaramente quella di cercare il confronto, attirare l'attenzione delle autorità verso una situazione di dialogo tra sordi, dove chi non produce denaro non ha diritto di parola e anche chi lo fa deve essere schierato dalla parte giusta per essere sicuro di non passare guai. E' per questo che nel confronto a tre di cui sopra si sprecano i riferimenti personali, le critiche aspre, il racconto di esperienze dirette con un'amministrazione che ignora o quasi una realta come quella di Rockit che tenta questa accorata mossa di recupero. Disperata forse persino, perchè quello che emerge dal servizio nel suo complesso è lo scontro tra due idee molto differenti di concepire la cultura nel suo lato anche politico, nel senso di capacità di incidere nella vita di tutti i giorni. Da tempo ormai fare musica, arte in genere, ha smesso di essere elemento di confronto con la politica, troppo occupata a legittimarsi in nuove maniere, molto più grossolane e di immediata efficacia elettorale. Gli intelletuali organici di Gramsci sono spariti da un bel pezzo perchè nessuno sta più ad ascoltarli ed è obiettivamente arduo che un assessore del comune di Milano li venga a cercare nelle pagine di un sito internet. Rockit cerca il l'attenzione delle istituzioni e il consenso del suo pubblico che invece si fa attendere nei commenti in calce agli articoli. Un peccato certo, ma anche l'ennesima conferma di come la critica abbia fatto il suo tempo lasciando il posto invece al disturbo, allo scontro, sia esso quello di piazza (discuteremo altrove della sua legittimità) o delle nuove frontiere del situazionismo 2.0. utilizzate altrove a volte anche con qualche forma di successo. Idee nuove per un sistema nuovo insomma, perchè con quelle che abbiamo avuto fino ad oggi non si è andati molto lontani.

[illustrazione AlessandroBaronciani per Rockit]

8.5.09

Lovater Sessions Vol.2

MIA - Paper Planes (remix for the children by Adrock)
The Baby Namboos - Ancoats2zambia (Geoff Barrow remix)
Femi Kuti – Sorry Sorry (Francois Kevorkian remix)
Robert Owens - Never Give Up
Drexciya - Digital Tsunami
Kenny Larkin - Q
Bjork - Dull Flame Of Desire (Modeselektors remix for girls)
Mogwai Fear Satan (Fuck Buttons remix)
The World Experience Orchestra - The Prayer
Fela Kuti - Mistake (Live At The Berlin Jazz Festival)
The Yardbirds - For Your Love

[artwork Elena Giavaldi]

Dub Perignon

volevo scrivere tante cose. Poi ho capito che questo era più importante.

[postproduzione iconoclastique]

6.5.09

A week in the city / Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale / e vedere di nascosto l'effetto che fa.

torno a Londra una settimana per vedere l'effetto che fa. Prendi la giacca a vento, dicono, pioverà. Invece c'è stato il sole tutto il tempo. Il primo giorno incontro dalle parti di Old Street Andrew Weatherall, chi altro potrebbe essere con quei tatuaggi e baffi, appena visto a Milano per il salone del mobile, segno della continuità tra questo mondo e quell'altro. Stasera suonano i Basement Jaxx alla Roundhouse di Kentish Town, è un posto nuovo, somiglia ad un centro all'avviamento professionale di quelli stilosi che costruiscono in provincia. Il concerto è sostanzialmente identico a quello di tanti anni fa al Fridge Bar di Brixton, fatta la tara con l'entusiasmo dello spettatore che non è più quello di una volta e con la loffiezza dei pezzi nuovi il risultato traballa. Sul palco sono la metà di mille e per il bis finale (con tutti pezzi del primo disco) arriva anche una ballerina brasiliana in tanga. La folla esplode, l'effetto Carnevale di Notthing Hill è assicurato ma sarà la stanchezza del viaggio preferisco appoggiarmi al bancone e vedere un migliaio di inglesi avvinazzati ballare come i peggiori white guys mai esistiti.
Quando Moira, la mia prima ospite, mi ha detto di abitare in Brick Lane non avevo capito che camera sua si affacciava sulla via. Da una parte della strada un ristorante indiano, dall'altra il retro della chiesa di Spitalfields Market, non male quando hai anche un terrazzo per goderti il tramonto sulla città mentre finisci di leggere il nuovo romanzo di Emidio Clementi. Moira ha fatto praticamente ogni lavoro esistente, adesso è segretaria in uno studio di architetti con un contratto rinnovato settimanalmente ma a me piace ricordarla quando abitava ancora a Brighton e lavorava ad un call center perso nella campagna attorno la città. La chiamavano al telefono dall'Italia e lei rispondeva: che te devo dì? Me pare de sta in un film de Ken Loach. La casa in cui vive assieme ad altre millemila persone compare anche in un libro che raccoglie le migliore catapecchie della città, la riconosci dalla puzza di piscio mi aveva detto poco prima, aveva ragione. Io dormo in cucina e mi spiegano che fra qualche mese la butteranno giù per costruirci degli uffici. Se riuscite a trovare una metafora migliore della precarietà della nostra generazione scrivetemi all'indirizzo qui sopra.
Giovedì si va al Notthing Hill Arts Club, mettono i dischi i Radioclit, uno di loro ha una somiglianza spavantosa con il Pasta degli Amari. Il posto è piccolo e accogliente, fanno il miglior mojito degli ultimi anni mandando affanculo quel misurino che usano in quasi tutti i bar d'inghilterra per calibrare esattamente la quantità di alcool in ogni cocktail. La musica oscilla tra seduzioni africane e revival samba che piacerebbe anche a mia madre. Entusiasmo in pista, ragazzoni di colore dalla periferia si stringono per qualche minuto a belle assistenti di manager della city vestite in bianche camicette, almeno finchè non sarà ora di tornare nelle rispettive case per ristabilire l'ordine sociale. Sale sul palco Afrikan Boy, non gli diamo un soldo di fiducia anche perchè si accompagna ad un compare estremamente sfigato che pretende di controllare i'iphone mentre arringa la folla. Invece il tizio spacca notevolmente sparando rime sulle basi dei Radioclit, infila anche una citazione da Zombie di Fela Kuti (divenuti negli ultimi mesi la mia ragione di vita, scusate se non ho trovato il tempo di dirvelo), da sotto il palco urlo come un esagitato abbastanza a lungo per costringerlo a ripetere il ritornello ancora una volta.
Il giorno successivo si va a fare visita al Matter, il nuovo club dei gestori del Fabric che ha aperto giù a Greenwich, che è come dire in culo al mondo. Prendiamo un bus, poi un altro, poi ci mollano nella campagna aperta, piscio dietro la fermata e in qualche modo ci ritroviamo al Millenium Dome, dentro cui hanno infilato la discoteca. Il panorama è agghiacciante e al tempo stesso sublime, le luci di Canary Wharf in lontananza e un centro polifunzionale talmente distante dal resto di Londra da poter essere anche sulla luna. Dentro non è poi così grande come era lecito aspettarsi, Miss Kittin e The Hacker iniziano giusto in tempo il loro live a cui rispondiamo con una sonora compilation di sbadigli. Mai tanti come quelli dei due sul palco che a giudicare dagli occhi sbarrati e l'espressione assente potrebbero anche essere in fila alle poste. Dopo di loro c'è chi sa fare di peggio però: ci sono i due Masterkraft a metter dischi, per loro una sola parola. Cialtroni. In due ore è come se suonassero un solo unico interminabile pezzo sbomballaorecchie sopra cui di tanto in tanto piazzano un accapella diverso. E' il trionfo del bum bum inutile, della electro da grande magazzino, se cercavamo il momento esatto in cui la bloghouse è marcita ce l'ho proprio ora davanti agli occhi. Intanto turisti italiani dai capelli ricci tentano di abbordare traballanti minorenni della periferia inglese e il set si chiude con una paraculata chiamata Bohemian Rhapsody, telefonato è dire poco.
Si ritorna nella zona nord est, e pensare che una volta mi rifiutavo di uscire in posti oltre il fiume. In giro ci sono anche i Grizzly Bear chiusi dentro cappotti di gran classe con delle facce piuttosto spaurite. Se non ve l'hanno ancora detto confermo che Brick Lane è divenuta a tutti gli effetti un infame covo di hipster al cui confronto persino Williamsburg impallidisce. Basti pensare che dietro l'angolo del nuovo negozio Rough Trade c'è un enorme rivenditore di biciclette da corsa in telai ultraleggeri, il nuovo indispensabile gadget di chi ha già comprato tutte le paia di pantaloni stretti possibili ed immaginabili. C'è la presentazione del nuovo disco di Tiga, la serata è quella Bugged Out, per l'occasione in un magazzino adibito a club per una notte. Si sente così così ma è la temperatura il cruccio principale. Dopo metà serata la percentuale di ossigeno rasenta lo zero e l'umidità è paragonabile solo ad un ferragosto passato nel centro do Tokyo. Le pareti si riempiono di condensa, il soffitto anche e quando arrivano i bassi di Mind Dimension la scrollata della gente che salta giù dai divanetti provoca un effetto pioggia simile a quello di un video di Britney Spears. Massacrante e poetico al tempo stesso. Nel sotterraneo anche la più alta densità di spacciatori disonesti mai visti sulla piazza, se il paracetamolo avesse anche un vago effetto euforico saremmo stati capaci di ballare nudi per ore. L'amico canadese ci sta dentro alla grande e fa tutto il contrario dei cialtroni (cialtroni) della sera precedente cambiando passo praticamente ad ogni disco, l'accoglienza entusiasta riservata alle nuove produzioni chiude a suo favore gioco e partita senza nemmeno bisogno della prova tv. Lo incontro all'uscita col suo cappellino multicolore, frastornato come pochi sono capace di dirgli solamente: congratulations, senza essere tanto sicuro del significato esatto della parola.
Prima di partire un altra sgambata nella city, oggi è Bank Holidays, in giro c'è solo il tizio degli Snow Patrol in maglietta a maniche corte anche se fa un freddo cane. Sulla sua faccia dipinta l'espressione più sfigata che possiate immaginare, forse cerca ispirazione per il prossimo disco. Non ho tempo di pensarci più di tanto, mi aspetta una serata all'aereoporto di Gatwick e 7 ore di tempo per pensare a cosa scrivere al ritorno.

[foto simonej, hidden shine, useranet]