29.9.09
25.9.09
A rave is defined as a gathering of 100+ people, at which amplified music characterised by the emission of a succession of repetitive beats
Sempre a proposito di Sonic Warfare ecco cosa si sono inventati a Pittsburgh durante il G20 per disperdere i manifestanti. Il miglior modo di contrastare un'arma del genere sarebbe portare un secondo impianto di soli bassi, sincronizzarli e mettere in piedi un rave della madonna. Scacceranno pure i disobbedienti ma attirerebbero una marea di punkabbestia.
[via femore]
[via femore]
22.9.09
Fenomenologia di X-Factor / O della talentizzazione dell'Italia
L'avvento dei talent show ha contribuito a svelare alcuni tabù della cultura discografica internazionale. In particolare in Italia dove la tv è il portale di comunicazione di massa per antonomasia a cui non esistono valide alternative, soprattutto in ambito musicale. Prima di tutto ha sbuggerato definitamente lo sbagliatissimo stereotipo secondo cui, almeno nel nostro paese, la musica non è un vero lavoro. Chiedetelo ad un musicista e vi racconterà la solita vecchia solfa: "Mi chiedono cosa faccio per vivere e quando rispondo che suono vogliono sapere il mio vero lavoro!". E' vero tutto il contrario: ce lo insegna la storia più antica, quella secondo cui rispetto ad altre forme d'arte la musica è sempre stata vissuta come una professione in tutto e per tutto. Mentre in antichità il pittore, lo scultore, l'attore persino erano artisti il musicista era un vero e proprio professionista. Colpa dei tanti anni necessari per apprendere il mestiere, della necessaria perizia per suonare con padronanza uno strumento. Una forma mentis a cui va addebitata la sottovalutazione di questa figura che viviamo ai nostri giorni, un pregiudizio più antico del genio di un Mozart o Beethoven, qualcosa iscritto nel nostro codice culturale che oggi si presenta in nuove forme. Grazie alla presenza di X-Factor e dei suoi emuli si torna ad adottare con chiarezza questo tipo di prospettiva: nello show i protagonisti non sono chiamati ad esprimere un contenuto in alcun modo artistico ma semplicemente ad interpretare creazioni altrui o, più genericamente, incontrare un ideale di bravura o rispetto dei canoni personificata nella figura dei giudici presenti in studio. Un percorso estremamente lineare che vive le sue conseguenze nelle esternazioni del ministro Brunetta che tratta i musicisti alla stregua di un qualunque operaio specializzato, arrivando ad auspicarne la scomparsa, così come si farebbe con una qualunque categoria professionale ormai sorpassata. Ragionamento questo che ha destato ovunque scandalo ma che non contraddice in nessun modo il concetto su cui si fonda uno spettacolo osannato e seguito da milioni di persone, tra loro anche tanti addetti al settore e persone di indubbia intelligenza che ne seguono le vicende da un punto di vista musicale e artistico dimenticandone la natura strettamente televisivo-spettacolare.L'altra conseguenza immediata della talentizzazione del mercato discografico è la progressiva sparizione degli artisti. A differenza di Brunetta non parliamo dell'intera categoria quanto della loro dimensione fisica vera e propria. Qualche anno fa si parlava spesso dei gruppi invisibili come Radiohead o Travis, che pur riscuotendo successo commerciale adottavano un profilo mediatico medio-basso. Oggi accade l'esatto contrario: i vincitori dei talent-show sono sagome vuote capaci di rimbalzare centinaia di volte al giorno da un canale all'altro senza mai presenziare in una dimensione fisica e tangibile. Dove è finito il tour pantagruelico che Giusy Ferreri avrebbe dovuto fare forte delle centinaia di migliaia di copie vendute del suo disco? Quante di queste erano state acquistate sin da principio dalla sua stessa casa discografica per drogarne i risultati di vendita? Perchè un artista di questo peso non ha praticamente nessun tipo di attività live? Perchè Marco Carta suona quasi esclusivamente in concerti gratuiti organizzati da amministrazioni comunali? Come si chiamava il vincitore della trasmissione dello scorso anno? Avete visto i cd dei Bastard Sons Of Dioniso nei negozi di dischi ma conoscete qualcuno che ne abbia acquistati? Sono ancora le classifiche di vendita il metro su cui giudicare la penetrazione di un artista? I cd si comprano ancora nei negozi? Chi sono gli Aram Quartet? Al processo di volatizzazione della musica la discografia talentizzata risponde con la stessa moneta: creando una nuova stirpe di musicisti intangibili, due generazioni oltre i Milly Vanilli perchè se in questo caso le voci su disco corrispondono ai nomi della copertina sono invece i loro corpi ad essere alienati, stretti dentro il perimetro dello schermo televisivo e nulla più. Proprio oggi che l'unico business è attraverso la dimensione del concerto e dell'avvicinamento ai propri fan l'industria multinazionale ha deciso di mettere sotto contratto un'esercito di spettri professionisti.
21.9.09
Does he look like a bitch?
non credo di aver mai visto un concentrato di genialità del genere. Lo diceva Flaiano e ce lo sentiamo ripetere ogni giorno: il pubblico vuole solo lo spogliarello. Non sono sicuro che Youtube faccia eccezione. Basta mettere una manciata di belle ragazze in bikini e far recitare loro dialoghi di celebri film. Non pellicole a caso però ma veri e propri copioni di culto, un po' nerd per giunta, capaci di instaurare un cortocircuito tra pupa (dentro lo schermo) e secchione (fuori) una volta tanto comico per davvero.
No enjoying no gain
Vimeo è la piattaforma di hosting video "fighetta" per antonomasia. Non si capisce bene come sia riuscita ad imporsi in quanto standard tra gli addetti al settore senza avere nè gli sviluppatori nè la potenza di fuoco di un servizio come Youtube o di altri competitor comunque più grandi. Non si capisce finchè non si incrociano video del genere, girati e recitati dagli stessi impiegati dell'azienda. Solo una piccola cazzata certo, eppure il tempo e la creatività impiegate nel realizzare clip del genere spiegano meglio di 1000 trattati come e perchè alcune piccole internet company sono in grado di trasformarsi in storie di successo: basta la passione e un po' di cervello.
18.9.09
County of Milan
sono orgoglioso di annunciare che l'intervista pubblicata in questo blog è il primo risultato di google cercando le parole "Marcelo Burlon". Anche prima del suo sito ufficiale. Son soddisfazioni.
Amari - Poweri / Ho cose da sistemare da far scomparire
Che sia il momento della stabilità si capisce da un paio di cose. Prima di tutto i testi: per la prima volta non c'è tanto la sorpresa per lo spostamento da un posto all'altro quanto il fatto di ritrovare un ambiente in cui ci troviamo familiarmente a disagio. Ragazze che si innamorano di noi ma delle quali non siamo poi così convinti. O viceversa. Profilattici a terra non si sa bene se usati o meno, romanticismo di plastica da giornale scandalistico o anche meno, una canzone come Cronaca vera che è il simbolo di una musica che si fa sempre più volontariamente artificiale. Secondo indizio della teoria l'autocitazione di quell'ehhh cantato in coro di tanto in tanto, una roba incontrata ai tempi di Grand Master Mogol e che da allora torna a farci compagnia. In questa ottica le altre novità, per quanto eclatanti come la presenza di una manciata di brani in inglese, tornano ad essere incasellabili in una più o meno remota fase già trascorsa (lo avevano già fatto in Gamera) di un gruppo eternamente giovane che però ha ormai 6 dischi all'attivo, più extra. L'intelligenza degli Amari sta tutta nell'avere capito da soli questo eterno ritorno a cui sono condannati i gruppi che hanno definito così precisamente il proprio universo e così tra uno sguardo dietro le proprie spalle e l'altro c'è il tempo per sbirciare nel quaderno dei compagni di banco. Kisses segue i passi dell'ultimo Tiga, altrove si prende di peso addirittura una schitarrata dei Nirvana. Come a dire: se questo è il gioco allora facciamolo fino in fondo. Scartando di lato ed evitando di nascondersi dietro un dito gli Amari rinunciano a qualunque clamorosa rivoluzione (sul divano o meno) mettendo assieme solo un altro bel disco. Solo?
17.9.09
La botte vecchia etc
la differenza tra i Crookers e i dj-fidget-spaccatutto in giro per il mondo la capisci anche da una scelta come quella di fare un video del genere per il primo singolo del loro attesissimo esordio. Mentre gli altri lanciano bottiglie di vodka, prendono a mazzate i bidoni della spazzatura e si tirano le caccole questi se ne escono con una roba come questa.
Some boys take a beautiful girl / And hide her away from the rest of the world
non capisco nulla della materia, l'ho scritto pure qui di fianco, eppure da qualche tempo nutro un vero entusiasmo per questo fotolog. Diritto tra i link qui a fianco e caldamente consigliato: L'impero interiore.
16.9.09
Tocca ahinoi
Emiliano spende due parole sullo stato della musica in tv. Altro si dirà qui prima o poi.
Feel it coming in the air
MTV, intesa come corporation rivolta ad un pubblico giovane, è sempre stata brillante nell'appropriarsi di ciò che di figo c'era in giro facendolo in qualche modo suo. L'immagine più brillante era quella che pubblicizzava l'Anti Mtv Day (e che non trovo più, aiutatemi) di qualche anno fa: un punk si riprendeva con la webcam mentre vomitava guardando MTV, uploadava poi il video su youtube dove veniva trovato da un dirigente dell'azienda che lo invitava a sua volta a vomitare in diretta durante una trasmissione della rete, con grande guadagno finale per entrambi. In questo senso il nuovo video di Kanye, Rihanna e Jay Z rappresenta l'ultimo stadio dell'evoluzione. Le tre più grandi pop-star del pianeta prendono spranghe, molotov e passamontagna urlando a tutti che la città è loro, come un teppista di banlieue qualunque. Mi si dirà che queste cose le facevano gli N.W.A. già parecchi anni fa, eppure la differenza è che video del genere oggi sono prodotti da tre artisti patinati sotto ogni punto di vista, musicale come di immaginario, e non da una manciata di teppisti che fondano la propria credibilità sulla loro provenienza geografica. La domanda dunque è: se la rivoluzione ormai la fa Kanye invece che Che Guevara cosa rimane da fare per disobbedire davvero? Per contrappasso iniziare a vestirci Louis Vuitton?
Sooo cute
approfitto dell'annuncio del nuovo Vampire Weekend per rubare le parole di Simon Reynolds che spiegano perfettamente perchè, pur comprando i loro dischi, continuo ad odiare la scopa infilata nel loro sedere:
So the vibe was completely un-rock'n'roll. And thus perfect for Vampire Weekend, who "oppose all rock'n'roll" to the point of drawing up a charter of principles when they were forming that included the decree that no member would ever be seen onstage or in a publicity photograph wearing a T-shirt or jeans. One reason they're such a polarising group, loathed as often as loved, is that they've outed the secret truth of indie-rock as the music of the upper middle-class. Indeed, if the members of Vampire Weekend weren't in a band, you could easily imagine them working at a publisher or a small, cool literary magazine a la The Believer
So the vibe was completely un-rock'n'roll. And thus perfect for Vampire Weekend, who "oppose all rock'n'roll" to the point of drawing up a charter of principles when they were forming that included the decree that no member would ever be seen onstage or in a publicity photograph wearing a T-shirt or jeans. One reason they're such a polarising group, loathed as often as loved, is that they've outed the secret truth of indie-rock as the music of the upper middle-class. Indeed, if the members of Vampire Weekend weren't in a band, you could easily imagine them working at a publisher or a small, cool literary magazine a la The Believer
14.9.09
9/8, Cuzco
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Discos are preparing our youth for the reaction speeds necessary for World War 3
Non so quante persone la fuori possa interessare ma questa intervista di The Wire a Kode9 (scopritore di Burial e fondatore dell'etichetta Hyperdub) è una vera miniera di valide riflessioni. Non a caso Steve Goodman, suo vero nome, non è solo musicista e dj ma anche scrittore e docente universitario. Presto uscirà un suo libro intitolato Sonic Warfare proprio sulla tematica del suono utilizzato come strumento di conquista di spazio, non necessariamente in ambito bellico. Tra le tante cose ecco un paio di dichiarazioni, la prima riguardo il tema del futuro da fantascienza che la letteratura degli anni 60 ci aveva promesso e che poi non è mai arrivato se non proprio nella musica di un'etichetta come la Hyperdub:
Instead of the some weird, dystopian notion of the future, we’re in that, you don’t have to get to that future, it’s here. But I think what’s still interesting a valid is futurism is just a desire to make and hear something, and combine and synthesize things that will produce new sensations, new feelings, new rhythms. That’s the core of futurism for me, not some fantasy of how the future is going to be like. It’s more just that impetus to experience new stuff, which is obviously part of the logic of capitalism these days as well.
La seconda riguarda la jungle: genere da sempre vituperato, morto e sepolto che non smette però di essere tirata in ballo dai più, generando continuamente nuovi figli illegittimi:
Jungle and two-step, these rhythmic singularities, the way you experience them is as possession… and it’s mathematical information, and you spend five years trying to decode this signal. And this processes of decoding might involve making it, writing about it…. curiosity is the symptom of the fact that you need to work out what the fuck happened.
Instead of the some weird, dystopian notion of the future, we’re in that, you don’t have to get to that future, it’s here. But I think what’s still interesting a valid is futurism is just a desire to make and hear something, and combine and synthesize things that will produce new sensations, new feelings, new rhythms. That’s the core of futurism for me, not some fantasy of how the future is going to be like. It’s more just that impetus to experience new stuff, which is obviously part of the logic of capitalism these days as well.
La seconda riguarda la jungle: genere da sempre vituperato, morto e sepolto che non smette però di essere tirata in ballo dai più, generando continuamente nuovi figli illegittimi:
Jungle and two-step, these rhythmic singularities, the way you experience them is as possession… and it’s mathematical information, and you spend five years trying to decode this signal. And this processes of decoding might involve making it, writing about it…. curiosity is the symptom of the fact that you need to work out what the fuck happened.
11.9.09
8/8 Cuzco
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9.9.09
T'appartengo ed io ci tengo / E se prometto poi mantengo
La polemica del giorno sembra essere quella sollevata dalla mia recensione dell'album di Sparklehorse e Dangermouse - Dark Night Of The Soul come disco del mese nel numero di Rumore di agosto e a cui risponde il Privè firmato dal collega Maurizio Blatto sul numero settembre e che potete leggere per intero su Junkiepop.La domanda finale è capire il proprio "ambito di appartenenza": quello nascosto sotto il problema del supporto morente e del crollo di un sistema come la discografia (in quasi ogni sua forma) è più che altro uno scontro culturale, generazionale sarei tentato di dire. Argomento su cui bisogna prendere posizione per giunta, cosa che proverò a fare rispondendo dove possibile alle domande poste nel corso dell'articolo. Non è questione di decidere chi abbia ragione o chi torto ma semmai di capire cosa sta succedendo e di far fronte a delle obiezioni giustamente sollevate che hanno più di una risposta.
Scusate la lunghezza, prendetela come una discussione al bar durante la Domenica Sportiva, con le note musicali al posto dei calci di rigore.
Che musica c'è nell'albumdi Dangermouse e Sparklehorse (se è inutile spiegarmelo perchè scriverne e perchè leggerci?)
Sicuri che la musica sia la parte più importante di un progetto come Dark Night Of The Soul? Chi compra ancora una rivista cartacea si aspetta un approfondimento e una riflessione piuttosto che la descrizione di un disco che avrà già scaricato o una serie di "somiglia a". Se poi c'è ancora chi vota il partito de "le recensioni servono a questo" allora semplicemente non siamo d'accordo.
Come mai siamo così entusiasti della (eventuale) morte dell'oggetto fisico?
Questa del giubilo è un'incomprensione frequente. Chi abbraccia la novità non è detto che sia per forze di cose felice della rimozione del passato, anzi. E' l'atto strenuo di lottare per la conservazione e la difesa di una situazione precedente (non necessariamente migliore) che sono difficili da condividere.
Come è possibile che la figura di merda della recensione dei Death Cab for Cutie adesso sia diventata una cosa che ci rende fighi?
Qui c'era della provocazione lo ammetto. Eppure il dibattito suscitato in rete da quella vicenda e il fatto di scontrarsi per prima così frontalmente con la modernità ha dato un sussulto di vita alla rivista. Piuttosto che elegante e ineffabile la preferisco affannosamente moderna e fortemente discussa, cazzona persino.
Perchè la modernità è sempre e comunque migliore?
Parlando di progressismo avrei paura di fare la figura del veltroniano e ciò mi spaventa. Mettiamola piuttosto sul piano della curiosità: volete sapere cosa c'è nel pacchetto? Dietro l'angolo? Leggete le previsioni del tempo? L'oroscopo? Anche quando sapete che sarà una settimana di merda? Io si, aiuta e rende la vita migliore.
Perchè non facciamo due conti e sottolineiamo che i tanto innovatori Radiohead ci hanno venduto il loro In Rainbows almeno cinque volte?
E' un peccato essere furbi? Vorremmo reagire alla crisi discografica condannando il download illegale per poi bastonare ugualmente chi cerca nuove soluzioni di mercato? Che si parli di moralità (bleargh) o protezionismo non posso ugualmente concordare.
Perchè la plastica del cd o del vinile fanno schifo mentre la carta sulla quale scriviamo noi va bene (esistono le webzine gratis no)?
La carta andrà bene finchè saremo capaci di renderci necessari, dopo di che avanti pure il prossimo. Per lo stesso motivo nella recensione evocata sin dall'inizio non si parla di musica, quella si trova principalmente in rete ormai. Le persone per discuterne assieme invece (si spera) su Rumore.
Come mai si parla sempre del mercato discografico alla morte sorridendo e si tace rosicando sulle copie smarrite per strada dall'editoria (e rosicchiate dalla rete)?
Noi, intesi come giornalisti musicali, parliamo del mercato discografico. Quelli su carta mi sembra non abbiano lesinato analisi sul resto. E' un problema di prossimità della minaccia: ciascuno parla della porzione di terreno sotto i piedi che gli viene a mancare.
Perchè la maggior parte di noi lavora per il mercato ma non si degna mai di dire che la sua dissoluzione significa confinare tutti quanti nel recinto di un dopolavoro di un primo lavoro che scomparirà?
Anche in questo caso la crisi di un mercato che deve cambiare viene scambiata per la sua morte. Molti lavori sono spariti, altri ne sono arrivati, le quantità degli uni e degli altri le facciamo pesare a Tremonti che è più bravo di noi in questo caso. Di certo anche i casellanti dell'autostrada hanno detto qualcosa di simile quando sono arrivate quelle malefiche macchinette cambiasoldi.
Perchè se compriamo un caffè di una coperativa guatemalteca (spesso disgustoso) siamo equo solidali mentre se scarichiamo un album della Dischord non ci poniamo il problema?
Anche a me il caffè equo e solidale fa cacare.
Come mai ospitiamo la pubblicità delle major o delle indie label che tanto siamo felici di veder schiattare?
Per le major confermo la felicità e infatti non vedo neppure tutte queste inserizioni. Non una questione di principio, di difficoltà di dialogo piuttosto.
Perchè non diciamo a chiare lettere che un mp3 è una merda impalpabile di fronte a un vinile pesante?
Perchè non è vero? Perchè è una cosa talmente banale da essere per forza di cose sbagliata? Perchè criticare senza appello ciò che c'è di nuovo solo per la colpa di essere tale mi farebbe sentire come un pensionato? Perchè se non ci fossero gli mp3 e il mischione che portano con loro non esisterebbero neppure tutti quegli stupendi dischi che poi recensiamo/compriamo/andiamo a vedere dal vivo con entusiasmo?
Chi sono i cani che abbaiano in sottofondo nella recensione di Girolami?
Nello specifico le major discografiche. Che volevano impedire l'uscita di Dark Night Of The Soul, che denunciano una bambina perchè su Youtube balla con in sottofondo la musica di Prince, che chiedono milioni di dollari a pericolosi pensionati pirata. In senso lato tutti coloro che ululano contro ciò che sta accadendo, quanti erroneamente continuano ad utilizzare schemi mentali di un altro tempo per un presente che non li ascolta più.
6/8, Lago Titicaca
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8.9.09
Il prossimo sabato sera, ti rimanderò indietro nel futuro!
Una volta prendevi un disco, fosse vinile cd o cassetta le cose da fare erano due: aprirlo e metterlo sul lettore. Fatto un archivio di supporti ogni tanto si andava a ripescare tra le vecchie conoscenze per dare una rinfrescata. Due livelli d'ascolto, presente vs passato, tutto qui. L'arrivo dell'mp3 ha spostato la scala mobile di un gradino aggiungendo un passaggio all'equazione e creando dunque un nuovo stadio temporale. Una specie di futuro-anteriore dove la musica è cotta e mangiata, ancora calda degli hard disc in cui è stata creata è già in quelli più freddi sparsi nel resto del mondo dove invece la si ascolta. E' in questo momento, che precede tutti gli altri, quello in cui decidiamo cosa comperare e cosa no, chi vale e chi meno, a chi appassionarci, il nome dei tizi di cui vogliamo la faccia sulla maglietta. Ci sarà poi un acquisto, a volte, del materiale che ha superato questa prima selezione ma sarà un passaggio già mediato. Sappiamo cosa succederà una volta premuto play, quella che un tempo era scoperta del presente adesso ne è invece già la rivisitazione. Un album gira per mesi nei nostri lettori mp3 divenendoci del tutto familiare e quando ne acquisteremo il cd, anche a distanza solo di qualche settimana dalla pubblicazione, sarà già come tornare a casa di un vecchio amico dimenticato da tempo con cui abbiamo ancora il piacere di parlare. Tornare a vaschettare poi nello scaffale in fondo la stanza acquista all'improvviso un tono quasi mitico, il confrontarsi con un passato che pur recente è già scivolato così in basso da essere quasi incomprensibile e anzi pronto ad essere rivestito di significati nuovi.[foto puppetmister]
5/8, Lago Titicaca
7.9.09
The XX - XX / O del niente male
Scordati che questa possa somigliare anche lontanamente a una recensione. L'ascolto del disco, che fondamentalmente mi è piaciuto, ha invece improvvisamente chiarito dentro me una categoria esistenziale di cui avevo da tempo sentore. Cercando informazioni sulla band mi sono imbattuto in queste parole di Ernesto Assante: Poi ci sono gli XX, che arrivano invece da Londra, sono in quattro, puntano ad una essenzialità estrema, sono lontani da tutti gli altri in circolazione e non sono niente male. Ed ha ragione: il disco è una specie di blando lenitivo, piacevole all'ascolto, elegante nei modi, proprio niente male insomma. Quelle due parole assieme descrivevano improvvisamente una larga porzione del nostro mondo: il fatto che la cartella delle canzoni "non da buttare ma neanche da tenere" avesse ormai dimensioni maggiori a quella delle cose che effettimentamente ascolto. Avere nello scaffale gruppi come Vampire Weekend, Dirty Projectors o Tv On The Radio eletti frettolosamente profeti e poi rimasti a prendere polvere da qualche parte nel limbo degli niente male (da qui in poi solo NM per brevità). La categoria NM attraversa i generi e non conosce barriere generazionali ma ha il suo apice in un certo genere di indie: i Franz Ferdinand sono NM, ma anche Bob Dylan da molti anni a questa parte lo è. Il mondo del niente male è la versione democristiana del Nulla che avanza nella Storia infinita, una porzione di entropia che invece di distruggere le cose le annoia soltanto.
4/8, Arequipa
6.9.09
La roba non è di chi se la fa, ma di chi se la gode
Non ascolto molta musica d'estate, è una stagione sacra, una specie di olimpiade di un mese l'anno in cui non si può fare guerra. Come il sub che riprende il respiro per poi reimmergere la testa sott'acqua l'abbuffata sonora di questi giorni è ugualmente soffoncante. Una bulimia fatta da centiana di canzoni raccolte in fretta, senza badare troppo a nomi o generi, come il drogato che dopo un periodo di disintossicazione si trova nuovamente a pensare a quanto è bello farsi una dose. Con l'acqua alta e soffocato tra un'apena e l'altra ho avuto la forte sensazione dell'attitudine che caratterizza chi ogni tanto s'appassiona a vicende di questo genere. Il sogno d'avere un giorno il tempo di capire veramente ciò che intanto abbiamo accumulato. Il piacere di riordinare un archivio sconnesso dentro cui abbiamo speso tutta la vita senza esserne stati capaci di disegnarne la mappa, arrivando ovviamente a sistemare l'ultima canzone nella cartella ad essa più adatta il giorno stesso in cui finiremo all'alro mondo. A suo modo questa è la nostra terra promessa anche se più che ad un oasi o un giardino fiorito somiglia ad un archivio di tribunale.
4.9.09
3/8, Arequipa
Bonus: Gli strani rumori della città: il semaforo per l’attraversamento pedoni in Plaza De Armas ha lo stesso suono di un biglietto di auguri musicale natalizio. Manca solo l’Oh Oh Oh di Babbo. I clacson invece si rifanno ai vecchi videogiochi della nostra infanzia: alcuni sembrano il lancio di una pallina di Bust a Move, nel traffico del centro città può capitare di vedere un tassista incazzato premere sul volante e sentire partire quasi per intero la sigla iniziale di Ghost and Ghouls.
[foto part_timer]
3.9.09
1/8, Nazca
Anche Brian se n’è andato, come la ragazza americana con la coperta sulle gambe a Lima, la coppia marocchina di Pisco e altri ancora. Era bravo con i gatti e i bambini Brian, gliel’ho fatto notare e lui mi ha risposto: “Dillo alla mia ex moglie”. La vera differenza tra chi sa viaggiare e chi no è nella capacità di non approfondire nessuna conoscenza. Niente domande personali né sul futuro, come se il momento esatto che si sta vivendo assieme in un paese lontano fosse l’unico a cui vale davvero la pena interessarsi. Fondamentale poi salutarsi nella maniera più veloce e sobria possibile: niente scambio di email o smancerie di sorta, niente promesse, ci sentiremo al ritorno e robe del genere. Una stretta di mano, un abbraccio spalla contro spalla, a volte un pugno su pugno ma solo nelle occasioni speciali.[foto part_timer]
2.9.09
Lastnightwedding
31/7, Pisco-Nazca
Nazca è immersa in un buio che è cosa rara. Incontro Brian, un ragazzo americano piuttosto sornione lo stesso poche ore più tardi mi dirà: “Lo sai che dobbiamo farlo no?”. Intende dire che arrivati davanti la porta in metallo del night club Ecstasy non abbiamo altra scelta che entrare. Dentro specchi alle pareti e divanetti rossi, musica salsa e nessun avventore. La versione peruviana di una puntata di Twin Peaks. Al posto del nano che parla al contrario una specie di outsiders locale che si unisce ai nostri brindisi con un bicchiedere di acqua naturale, non ha soldi per prendere altro.
[foto part_timer]
1.9.09
Mos Def - The Ecstatic / What it is? You know, we know
E' il disco dell'energia ritrovata, non tanto dalla parte dell'artista quanto dell'ascoltatore. Dell'amore per la musica che va scemando e poi ancora una volta, come sempre, fa l'equilibrista sull'orlo della fossa e si riprende. Così anche l'ispirazione di Mos Def che diventa improvvisamente leggero e incazzatissimo. L'album si apre con un campionamento che è anche dichiarazione d'intenti: "Non mi importa da dove veniate se siete con me per combattere questo schifo", più avanti c'è quello che potrebbe essere il padre putativo di tutta la baracca. Fela Kuti mentre parla ai microfoni della tv francese per il documentario Music Is The Weapon, pure qui bando alle ciance. Universale e particolare, soldati nel mezzo dell'Iraq ma anche uno sguardo più ampio al livello dell'acqua che si sta alzando. Alcune basi prese da un archivio impolverato (sempre quello: la brillante stella di J Dilla) altre messe assieme dal fratello Oh No e Madlib a condire il tutto. Le parole di Mos Def rendono tutto nuovo e tutto omogeneo, persino quando si salta da un genere all'altro (il balzo è pure nella copertina) dal rap all'elettronica al soul a qualcosa che non si sa bene come chiamarlo ed è il brano finale, Casa Bey che va avanti spedito come un mantra se ne frega di tutto e tutti l'importante è aprire bene le orecchie ed ascoltiate.
30-7, Pisco
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