29.10.09

Hamburger con peperoni ma senza ketchup

da assaporare con:
2Pac - All Eyez On Me
(1996)

Bloody Beetroots / Io non pretendo che gli attori, gli Arlecchini, dicano tutte le mie parole, possono dire anche le loro

E se i Bloody Beetroots fossero la nuova maschera italiana? Nel senso carnevalesco del termine: quello di Pulcinella e compagnia danzante. Invece della faccia scura e il sorriso beffardo ecco due occhi spalancati e niente bocca per parlare. Ognuno ci legge le metafore che preferisce riguardo un paese come il nostro che fa sentire poco la propria voce e passa molto tempo ad osservare gli altri, nello schermo della tv o dal buco della chiave. Il grande malinteso è questo: credere che la creatura di Bob Rifo sia la cosa più esterofila possibile quando invece è prodotto interno lordo allo stato puro. Abbiamo esportato la loro elettronica scureggiona così come abbiamo fatto con la pasta Barilla e i baffoni di Super Mario Bros. Per crederci conviene guardare l’azzeccata copertina del loro esordio Romborama firmata Tanino Liberatore. Oppure fate caso al doppione nella tracklist: lo stesso pezzo cantato da Cool Kids (per il resto del mondo) e Marracash (per l’Italia). Proprio come insegna Arlecchino scaltro e inimitabile servo di due padroni alla volta.

[anche quest'anno sono stato gentilmente invitato a contribuire al Club2Club paper, l'house organ del festival di musica elettronica torinese che si svolgerà il prossimo week end orgoglioso vincitore del premio come miglior festival secondo Resident Advisor, una di quelle cose che non pare vero succedano nel nostro paese]

[foto m_oligive]

28.10.09

Crowdsourcing for dummies

mi butto e vi spiego il perchè. Sono un vero disastro nel ricordare cosa sia stato pubblicato negli ultimi 12 mesi, vivo in un universo tutto mio in cui siamo già nell'anno 2095 e da cui non voglio uscire. La carta stampata invece chiede di inviare i propri dischi dell'anno entro il 7 novembre, capite che l'ansia inizia a salire. Aggiungete un fatto logistico drammatico: ho riunito la mia collezione di cd milanese con quella storica proveniente dalla provincia e non c'è più nessuna distinzione tra dischi recenti, passati, antiqui, senza possibilità dunque di ripercorrere chiaramente le tracce dei propri acquisti recenti. In pratica: si accettano suggerimenti per dei nominativi da inserire. Attenzione però: non mi interessano i VOSTRI dischi del 2009 ma i MIEI, necessaria dunque una profondissima conoscenza di questo blog e dei suoi gusti. Chi manderà la lista più interessante verrà premiato con, con, con...qualcosa a cui devo ancora pensare.

[foto try whistling this]

Swing down, sweet chariot stop and, let me ride



Musica e videogiochi. Parlate con un discografico per conferma, i soldi ormai si fanno solo così: vendendo musica alla software house. Per non parlare delle implicazioni pubblicitarie nel vedersi associati ad un prodotto che vende centiaia di migliaia di copie ed entra nella casa dei ragazzi più e meglio di qualunque supporto fisico o film. Avevano fatto centro i Bloody Beetroots piazzando uno dei loro pezzi nella colonna sonora del Blockbuster sportivo FIFA, i Crookers rispondono a modo loro rilanciando la sfida ad un nuovo livello. I due dj italiani hanno infatti curato un'intera stazione radio del nuovo episodio di GTA, una delle serie più vendute della storia dei videogiochi e non solo. Perchè è il concetto stesso di GTA ad essere interessante: quello di una realtà parallela similissima a quella in cui viviamo noi, i nomi delle città dove si ambienta l'azione sono inventati ma le piantine sono invece fedelissime ai loro corrispettivi reali: Los Angeles, Miami etc. Questa ulteriore dimensione musicale aggiunge profondità al tutto, come a dire: dove non arriva la grafica e il concept di base può invece fare la differenza la possibilità di farsi un semplice giro in auto ascoltando la propria musica preferita, in questo caso addirittura inedita e appositamente pensata per questa collocazione digitale. Insomma i dischi e le canzoni non sono del tutto sparite, si sono invece trasferite su di un piano diverso. Cambiando forma sono state naturalmente attratte dal loro nuovo universo di riferimento: intangibile, fantasmatico e giocattoloso. Una volta avremmo ascoltato i Crookers su un giradischi, poi forse con le cuffie del nostro walkman durante una passeggiata. Adesso lo facciamo nell'autoradio della macchina, quella del nostro avatar digitale però.

Dance the night away



se quelli di Solomacello hanno il loro Sindaco del metal (caratteristiche: ciccione e goffo) allora noi abbiamo appena trovato quello del Dubstep. In alto i calici per il nuovo re.

[via Pitchfork]

27.10.09

Lasciate che i bambini vengano a me

Qui si parla spesso di radio auspicando rivoluzioni, soprattutto nelle reti di stato, secondo modelli virtuosi esteri. Ora arriva un nuovo direttore a Radio2 che inizia a mettere pesantemente mano al palinsesto. Come spesso accade però non c'è fine al peggio e per capire la direzione di questo nuovo corso basta spulciare la biografia di quello che sarà il direttore del canale radio nazionale dedicato ai giovani, a corto di energie e in diretta competizione con le scatenatissime private. Parliamo di Flavio Mucciante

Ha cominciato la sua attività giornalistica nel 1984, nella redazione romana di Avvenire, approfondendo in particolare fenomeni emergenti a sfondo sociale e religioso. Dal 1987 al 1991 alla Radio Vaticana. Già consulente del Vicariato di Roma, ha curato in particolare la comunicazione del Sinodo romano, indetto da Giovanni Paolo II (1986-93) e dei grandi eventi ecclesiali in preparazione del Giubileo.

26.10.09

Home Sleep Home / E' (quasi) fatta!

Non c'è nessuna voglia di celebrazioni. E' la prima cosa che ci diciamo con Daniele e Paola di Homesleep. Eppure quando muore qualcuno, anche fosse il gatto, gli si fa una tomba, magari in giardino, e si resta lì qualche minuto a ripensare ai bei momenti passati assieme. Elaborazione del lutto o romanticismo che sia questa chiacchierata nasce proprio dalla necessità di dare un volto alla chiusura di quella che è stata sicuramente la più importante etichetta musicale indipendente italiana degli ultimi anni. Un po' come con Michael Jackson anche per la Homesleep il passaggio ad una nuova dimensione era da tempo nell'aria: diradate le uscite si erano anche un po' perse le tracce del progetto. Il perchè e percome di tutto questo ce lo spiega appunto Daniele Rumori (nella foto qui a destra che arringa i suoi artisti vestiti di pelliccia) tra i fondatori dell'etichetta, involontario uomo immagine della stessa e principale visionario di un progetto che ci ha regalato musica stupenda: Yuppie Flu, Giardini Di Mirò, Julie's Haircut, Cut, Fuck, Midwest e tanti altri ancora. Era tutto nascosto nelle vie delle nostre province e per la prima volta ci ha fatto sentire davvero cittadini di un mondo improvvisamente più vicino.

Homesleep ha finito la sua corsa allora?

Sì, ma non è un dramma. Almeno non lo è per noi. E' stata un'esperienza importante, durata quasi 10 anni, che ci ha dato tanto.
La fine era inevitabile, il mercato musicale in questi ultimi anni è completamente cambiato, i dischi non si vendono più e per sopravvivere bisogna inventarsi tante cose nuove. Ma non voglio essere frainteso, la questione non è economica. Non abbiamo mai guadagnato soldi con Homesleep, potevamo continuare a fare dischi come hobby, magari con meno continuità. Il fatto è che avere un'etichetta oggi è diventato qualcosa di completamente diverso rispetto a quando abbiamo iniziato. Potevamo adattarci a come vanno le cose adesso, ma ci sono mancati gli stimoli... fondamentalmente siamo dei vecchi caproni e abbiamo preferito smettere piuttosto che snaturarci.

Perché la più importante etichetta indipendente italiana degli ultimi anni ha le sue radiciad Ancona, un posto lontano da tutto e dove notoriamente non c'è mai un cazzo?

Perchè quando vivi in provincia pensi sempre che, per citare i Grandaddy, "everything beautiful is far away...".
Così l'unico modo per vivere una passione come la musica in epoca pre-internet era divorare riviste musicali e fantasticare tutti insieme sulle vite delle nostre bands preferite, su concerti che non avremmo mai potuto vedere, su testi di canzoni che a volte non comprendevamo completamente... ci voleva quindi una grande passione, quella dei sognatori. e poi anche un po' di sana ingenuità provinciale visto che abbiamo iniziato senza sapere assolutamente niente su come funzionava le promozione, la distribuzione, la stampa...
Devo dire comunque che la nostra provenienza ha sempre caratterizzato il nostro modo di lavorare: da buoni anconetani siamo sempre stati dei burberi, ma una volta superata la diffidenza abbiamo sempre dato tutto per le persone con cui abbiamo vissuto questa esperienza.

Bologna per qualche anno è stata la capitale di una certa musica rock, il Covo il suo tempio. Poi cosa è successo?

E' successo che sono passati gli anni e così chi una volta faceva chilometri per andare a vedere gruppi come i Pavement oggi ha famiglia, lavoro, responsabilità, e magari non riesce ad andare a sentire Jason Lytle al Covo anche se abita a 5 minuti di auto da Viale Zagabria 1.
Il Covo rimane il tempio della musica indipendente, ma naturalmente guarda al gusto di chi oggi ha 20 anni ed esce tutti i weekend, non di chi ha superato i 30. Quindi oggi è più facile che il Covo si riempia per bands come Kap Bambino che per il cantante dei Grandaddy!

La volta che vi siete detti "questa l'abbiamo imbroccata di brutto" e l'errore più grande della storia Homesleep

Ho pensato che l'avevamo imbroccata di brutto quando gli Yuppie Flu firmarono con Rough Trade Publishing. Ricordo la trattativa iniziale alle 2 del mattino in uno chalet dell' All Tomorrow's Party del 2001. Dopo che ci stringemmo la mano ho telefonato ai ragazzi in italia e mi sono preso una sbronza indimenticabile.
Gli errori sono stati tantissimi, potessimo tornare indietro probabilmente faremmo quasi tutto in maniera differente. Dal punto di vista musicale penso sia stato non pubblicare "Fear Yourself" di Daniel Jonhston per l'Italia... avevamo questa opportunità ma non ce la siamo sentita per una serie di questioni tecniche e di tempistiche. Non so quanto abbia venduto poi quel disco, ma non averlo realizzato è stato davvero un errore visto che si tratta di un capolavoro assoluto.

La volta che hai pensato "è fatta" e quella in cui "ma chi me lo fa fare?"

Homesleep è stata l'etichetta delle occasioni perse, quasi mai per colpa nostra... il treno ci è passato vicino parecchie volte, noi eravamo lì pronti a salirci ma alla fine non si è mai fermato. Quindi non ho mai pensato "è fatta", ma sempre "è quasi fatta". L'episodio più clamoroso è stato quando un'agenzia pubblicitaria ci contattò per comprare i diritti di una canzone e l'idea di un video per la campagna europea di una nota casa automobilistica italiana: settimane di trattative e poi l'accordo ad una cifra che ci avrebbe garantito sopravvivenza dell'etichetta per 6/7 anni. Naturalmente appena firmato il pre-contratto la casa automobilistica decise di affidarsi per la prima volta dopo dieci anni ad un'altra agenzia...
"Ma chi me lo fa fare?" l'ho pensato un sacco di volte, una in particolare un paio di anni fa: un gruppo straniero che con noi ha venduto e suonato come mai prima in Italia e con cui il rapporto era diventato di amicizia ci scrisse per esprimere la delusione sul dato delle vendite. per inciso, avevano venduto qualcosa come 800 copie del loro album, in un'epoca in cui alcune bands italiane con il triplo di attenzione da parte della stampa ne vendevano poco più di 500.

Ci raccontate un breve aneddoto legato a questi quattro dischi?
Yuppie Flu - Days Before The Day:
Questo è il disco che non avremmo voluto fare noi... c'erano in corso delle trattative con XL recordings che aveva già pubblicato un singolo degli Yuppies ed eravamo davvero vicini alla realizzazione di un sogno. Ma come al solito nella storia di Homesleep qualcosa andò storto, quindi alla fine decidemmo di farlo uscire noi. Ricordo una giornata a casa di Francesco degli Yuppie Flu in cui ci arrivò la botta della notizia del mancato accordo e il momento subito dopo in cui iniziammo a lavorare per farlo noi. me lo ricordo come un giorno drammatico ma in cui, come al solito, Matteo, Francesco ed io ci facemmo un sacco di risate... siamo quelli che ridono sempre per non piangere.

El Muniria - Stanza 218:
è stato un disco importantissimo, molto sofferto e su cui è stato bellissimo lavorare. Purtroppo non ha avuto il riscontro che meritava, io credo ancora che si tratti di uno dei migliori dischi realizzati in italia negli ultimi 10 anni. Il ricordo è legato alla festa di presentazione del disco al Covo, dove il gruppo si esibì dal vivo per la prima volta. Uno dei momenti più emozionanti della mia vita, perchè quello degli El Muniria sembrava un disco maledetto, sembrava impossibile riuscire a finirlo visto che ogni giorno capitava una sfiga nuova. poi alla fine ce l'abbiamo fatta e per la prima volta mi sono commosso per un concerto.

Giardini Di Mirò - Punk Not Diet:
Ricordo quando Corrado arrivò al vecchio ufficio per portarci il master definitivo del disco. Andammo ad ascoltarlo dentro la sua macchina per sentire come suonava in un'autoradio. passammo praticamente tutto il tempo della durata dell'album in silenzio. Dentro di me pensavo che i GDM erano dei geni e dei pazzi a fare un disco del genere dopo "Rise And Fall".

Amor Fou - La stagione del cannibale:
Una sera in auto ascolto su Radio DeeJay un brano in italiano. rimango folgorato e penso che se ci fosse arrivato un demo così allora sì che sarebbe stato il caso di fare un disco in italiano. Finisce il brano e Bertallot dice che questo gruppo si chiama Amor Fou... Non avevamo ancora deciso se pubblicare o no questo album anche se ci eravamo già fatti contagiare dall'entusiasmo di Ale Raina. Quel brano, che non avevo ancora sentito, mi convinse definitivamente. Ricordo di aver subito mandato un sms a Paola (Parenti, una delle altre anime Homesleep NDR) per dirle che dovevamo assolutamente fare noi quel disco!

Parlando di massimi sistemi: in italia è possibile condurre un etichetta indipendente o è una missione impossibile?

Se si pensa all'etichetta classica, che ha un suo equilibrio economico e che porta uno stipendio a chi ci lavora, oggi come oggi è impossibile.
Sia per ragioni legate alla situazione generale del mercato, sia per una questione culturale.

Cosa vi ha lasciato questa esperienza?
Intendo a livello umano più che professionale


Tanto. Prima di tutto la consapevolezza che nella vita bisogna sempre seguire i propri sogni con determinazione, senza paura degli ostacoli che ci si trova davanti. Purtroppo non sono arrivate le soddisfazioni economiche, ma di certo abbiamo raggiunto dei traguardi impensabili quando abbiamo iniziato. Poi un sacco di amici conosciuti grazie ad homesleep, molti dei quali immagino rimarranno tali per il resto della mia vita.

I Pavement sono uno dei gruppi guida della Homesleep, avete persino pubblicato un'enorme compilation di cover, è un caso che la vostra avventura finisca nell'anno in cui la band si riforma?

Non ci avevo pensato, obiettivamente si tratta di una cosa a suo modo molto romantica. Non avrei scommesso su una reunion dei Pavement... a questo punto non escludo una reunion di homesleep prima o poi eh eh...

Ora cosa farete tutti?
Adesso io avrò un po' più di tempo per coronare il mio sogno di diventare un tennista professionista e continuerò, finchè dura, ad organizzare concerti.

[foto Beatrice, molto tempo fa]

21.10.09

It always blows my mind when people say to me “ugh, music is so boring, so dry.” All I can think is, you are looking in all the wrong places

intervista alla madrina del dubstep inglese: Mary Anne Hobbs che racconta sua incredibile e avventurosa vita: nata in un villaggio è vissuta in un tour bus per anni passando da Londra a Los Angeles torna in Inghilterra per fare la giornalista a NME ed essere quindi scoperta da Matthew Bannister e assunta alla BBC. Mary torna anche sull'intervista di The Wire a Kode9 di cui abbiamo già parlato, dando la sua versione di quella che ormai potrebbe essere conosciuta come la malattia del giornalista musicale. Il problema è che oggi ogni singola persona con un blog o myspace si sente tale, perfettamente a ragione:

Kode 9 recently did [an] interview on the cover of The Wire magazine [and discussed] this notion of being utterly all-consumed by the process of discovery. I really identified with that. Doing the job that he and I do does lead you to the brink of madness. But conversely that’s a place we both love to live in. It’s a process that completely consumes you. It’s relentless; and you always lie awake at night wondering if you’ve done enough.

[foto hellvetica]

Piadina mortadella e gorgonzola

da assaporare con:
Jackie Moore - This Time Baby
(1979)

I am he as you are he as you are me and we are all together

Chi ama dissezionare queste cose racconta che una volta i video proponevano il corpo della star come bellissimo e irraggiungibile. Poi è stata la volta dei video dietro le quinte. Ve li ricordate anche voi: Natalie Imbruglia di Torn come tanti altri che recitavano guardando dritto in camera, dietro di loro falegnami, scenografi e truccatori facevano come se nulla fosse, come se anche noi dall'altra parte dello schermo avessimo fatto parte della troupe. Negli anni zero però la crisi ha dato il calcio nel sedere definitivo al genere, portandolo se possibile un passo oltre: i nuovi musicisti siamo noi. Non si è ben capito se sono loro ad assomigliarci o noi che rifacciamo il verso, oppure onesta parentela genetica. Fattostà che gli effetti speciali di un tempo sono sempre più spesso sostituiti da una sorta di azzeramento totale. Per la serie: visto che non ce lo possiamo permettere non ci proviamo neanche. Anzi alla nostra povertà ci facciamo sopra un video, come è successo a Yacht che racconta la filiera discografica per operazioni di questo genere con gusto demenziale ma che strizza invece l'occhio alla cronaca di tutti i giorni in modo quasi neorealista.


Meglio di lui solo i nuovi Arctic Monkeys che usa la faccia di Alex Turner, vestito e pettinato come il supremo imperatore degli sfigati inglesi. Potrebbe essere un filmato scherzoso che ha registrato durante la preparazione americana del nuovo disco quando quella sgnacchera della fidanzata è lontana. Oppure un operazione virale studiatissima che invita all'immediata replicabilità, sul crinale spericolato dell'hype: quando non c'è più nulla da fare proprio quello si fa, cioè niente.

19.10.09

The XX @ Casa 139, Milano / Can I make it better / with the lights turned on

la ressa era annunciata. Chi ha tentato la doppietta andando al Covo di Bologna il giorno precedente racconta di file interminabili e centinaia di persone rimaste fuori dalla porta. Anche stasera a circa tre ore dall'inizio delle danze c'è già gente in coda davanti il locale e un'eccitazione comparabile giusto al primo tour dei Franz Ferdinand di qualche anno fa. Un roadie prova gli strumenti e fa cenno di abbassare le luci sul palco, salgono gli XX: sono in 4 e rimangono stretti stretti al centro della pedana, come i membri di un gruppo che al saggio di fine anno ha bisogno di farsi coraggio l'un l'altro. Al centro le due voci con i rispettivi basso e chitarra, poco più in fuori una seconda di rinforzo e il campionatore da cui prende vita la ritmica sintetica del gruppo. L'inizio è lo stesso del disco, quella intro che dovrebbe servire per scaldare il pubblico ma che non rompe la diffidenza iniziale: chi è qui per capire quanto arrosto ci sia a cuocere sotto tanto fumo non si farà certo convincere dalla prima manciata di accordi. Una seconda, poi una terza canzone, la sicurezza del gruppo si fa reale, gli applausi molto più calorosi. Alla vigilia ci si domandava: sapranno suonare? Con canzoni così scarne e una sala stracolma potrebbe essere un massacro. La vera battaglia degli XX non è però quella del virtuosismo tecnico, inutile per giunta su canzoni così basilari, ma quella del silenzio. Riuscire a mantenere l'attenzione del pubblico su ogni loro sospiro, assolo di chitarra, i pochi ingredienti di cui è fatta la musica. Farci dimenticare quanto Infinity sia simile a Wicked Games di Chris Isaak trasformandola invece in uno dei momenti migliori del concerto. La sala, sorprendente ma vero, trattiene il fiato: il prestigio è completamente riuscito. I bassi del campionatore rimbombano con violenza, ben oltre le tipiche frequenze del concerto intimo o romantico che molti si sarebbero aspettati, ricordando attraverso imperfezioni del genere che la musica degli XX è un'altra cosa, ben più scura, conturbante, moderna. Nessun bis, Olivier ringrazia tutti per la partecipazione all'ultima data del loro primo tour come headliner. Dice proprio così: primo, come fosse sicuro ne seguiranno molti altri, ben più grandi. Potrebbe essere difficile riuscire a smentirlo.

[foto Vanni Bassetti]

15.10.09

Brillantina Rock


è ciuffomania: impossibile distinguere la popstar dalla nuotatrice olimpionica.

p.s. e non è neppure la prima volta

L'importanza dei bicipiti quando si accende una futile lite stradale

Flop Tv è una nuova piattaforma promossa da Sky per la creazione di format comici da utilizzare su internet. Tra i protagonisti Gip (ex Allmusic), Maccio Capatonda (Mai dire...) e addirittura Elio. La mia impressione è che il prodotto stenti a decollare, non vedo molti dei loro materiali online e forse lo schema con cui procedono è ancora più televisivo che altro. Ho da però giorno scoperto le avventure di Davide, autentico proprietario di palestra romano, egli stesso fisicatissimo, e protagonista di una nuova serie di pillole subito balzate tra le più viste del canale Youtube e genuinamente divertentissime. Autori, testi scritti, fotografia, sceneggiature e lunghi preparativi si sciolgono come neve al sole davanti alla spontaneità di Davide, abbiamo creduto di assistitere al trionfo dell'uomo della strada nel Grande Fratello ma è invece solo ora e in questa maniera che la sua vendetta si sta compiendo fino in fondo.

13.10.09

Don't watch my passport photo, I know I look a bit loco

il nuovo di Dizzee Rascal è una tamarrata galattica, orgoglioso di esserlo per di più. Il disco, prodotto da gente come Calvin Harris, Tiesti, Shy FX, ci sta pure ma soprattutto serve a dimostrare che la sua voce è una specie di strumento ipertestuale capace di adattarsi ai piani più diversi. Fino a poco fa era una raffinata ricerca di rinnovamento elettronico dell'hip-hop inglese a colpi di gran bei campioni, prima ancora elettronica grezza e minimanle, adesso questa roba qua buona per strafarsi ad Ibiza, video compreso. A proposito, un molare d'oro in premio a chi riconosce la guest star nel clip, l'energumeno che apre la porta alla bella, dai che è facile, ed in tema soprattutto.

Skream / Quest'uomo è in fiamme (cit.)

la mia esperienza col basket si ferma ad un'adolescenza passata giocando con NBA Jam, il videogame. Quando un giocatore dei tuoi imbroccava tre canestri di fila era "on fire", ovvero gasato al punto tale da correre e schiacciare più forte degli altri. Come se la metafora letterale non bastasse all'interno del gioco le scarpe del personaggio prendevano a bruciare sul serio, lui stesso correndo sul parquet lasciava una striscia infuocata. Con Skream succede la stessa cosa: il dj, produttore, ragazzo prodigio del Dubstep inglese anche lui è decisamente in fiamme. Il motivo sono 3 rmx messi uno di fila all'altro segno di un momento di grazie assoluto che sta ulteriormente perfezionando il proprio sound. Il lavoro fatto su In For The Kill di La Roux è già leggenda, lei stessa ha ammesso più volte di come questo rmx sia quasi più importante del pezzo originale, di come le sia stato utile per aprirsi ad un pubblico completamente diverso e guadagnare tonnellate di credibilità. Modello che è stato preso quasi di peso anche per il lavoro su Bat For Lashes e Pearl's Dream provando ad aggiungere pochissimo per stravolgere le carte in tavola e trasformare un'altra diva pop in una possibile affascinante protagonista di una chicca dubsstep. Il gran finale è qualcosa che deve ancora arrivare, in attesa di release ufficiale Skream ha messo le mani su i Dead Weather: questa è la sua rielaborazione di Cut Like A Buffalo. Rispetto all'originale questa cosa qui è un corpo spettrale, svuotato di ogni organo come una primizia fuori stagione: così paffuta a vedersi da fuori per poi rivelarsi completamente marcia all'interno una volta messe tra i denti.

Bonus: a chi non basta mai altro rmx non ufficiale: Dj Mujava - Township Funk (Skream Remix)

[foto Dariowaty]

9.10.09

Digital Music Forum 2009 / L'è tutto sbagliato l'è tutto da rifare

Oggi nella sala Colonne del Palazzo Giureconsulti di Milano si sono riuniti alcuni tra i maggiori protagonisti in tema di musica digitale italiana. C'era Enzo Mazza (presidente della Federazione industria musicale italiana), esponenti dei distributori di contenuti sul cellulare e via internet (DADA, IBS, Nokia, Downlovers), promoter musica live e invitato dal buon moderatore Riccardo Luna direttore di Wired anche il blogger Massimo Mantellini subito trattato come poco più di un paria dai discografici sul palco che lo liquidano con un "Non so chi sia lei, mi dispiace non l'ho mai letta in vita mia" rimanendo piuttosto scettici alle sue parole riguardo internet come patrimonio di tutti, di conoscenza prima ancora che di semplice guadagno.
Ci sono soprattutto i rappresentanti dei dipartimenti digitali delle major del disco: Universal, Emi e Sony, i più agguerriti durante un dibattito in cui si discute del futuro di questa industria, della sua possibile sopravvivenza, della punizione più equa per chi scarica illegalmente e di come secondo alcuni sia giusto chiedere una sorta di dazio ai provider internet, assenti e veri convitati di pietra a questo meeting. Non entreremo nel merito della questione, se ne parla in ben altri conciliaboli della comunicazione e anche contro l'opinione di tutti (gli utenti in primis) sembra impossibile far cambiare idea a chi si è visto portar via il bottino, una volta sicuro e oggi non più tanto.
Alcune parole e concetti pronunciate in particolare da Marco Alboni (EMI) e Fabio Riveruzzi (Universal) mi hanno colpito, evidenziando alcuni grandi equivoci che la discografia di oggi si porta dietro e per colpa dei quali non riuscirà a trovare una soluzione al cancro che la affligge da Napster in poi. Si è parlato di valore: come far capire che la musica ha valore a gente che non l'ha mai pagata, che è abituata ad averla gratis, si chiedono dal palco. Come se la parola valore associata alla musica fosse sinonimo di denaro. La musica ha valore dunque perchè viene pagata con moneta sonante. E quella gratis che circola a milioni di esemplari in rete? Quella non esiste, non ha valore, almeno secondo i nostri discografici che dimenticano invece che di importanza ne ha e pure tanta per tutti i ragazzi lì fuori. Se c'è qualcuno a cui spiegare dunque l'importanza della musica, indipendentemente dalla sua monetizzazione, sembrano proprio i nostri manager, molto più che i ragazzi dai ciuffi emo e bimbominchia che continuando a scaricare i plastificati Tokyo Hotel emozionandosi tanto quanto loro fecero secoli fa comprando i vinili dei Jethro Tull.
Ancora: chi verrà mai a dei concerti di gente che non vende dischi? A questa nuova obiezione strabuzzo gli occhi. Liquidiamo ormai come preistoria la case history degli Arctic Monkeys che riempivano interi club ancor prima di pubblicare il primo album e qui si parla dell'importanza di avere un disco nei negozi per portare un artista dal vivo. Ci sono stati i casi ancora più mainstream di Lily Allen star in rete prima dell'esordio discografico o l'ultima provocazione di Danger Mouse che il disco se lo autoproduce e vende cdr vuoti eppure ascoltando queste domande il tempo sembra non essere passato. Sarebbe il caso di rigirare il quesito chiedendo invece loro chi viene al concerto dei loro musicisti primi il classifica (Giusy Ferreri, Alessandra Amoroso, Marco Carta re delle sagre di paese) che di dischi ne venderanno pure ma sono poi incapaci di portare in giro un live rinunciando quindi al grosso del possibile guadagno.
La terza affermazione dal palco suona infine così: le etichette indipendenti sono in crisi, fare musica è e rimane un processo industriale. Non so di che label si stia parlando ma a me risulta che la Beggars, il più grande agglomerato di indipendenti di qualità (XL, Rough Trade, Matador tra le altre) viva di ottima salute. Cito Assante su Repubblica: il fatturato del 2008, grosso modo, ha superato del 20% quello dell’anno precedente. In questo caso non è solo una questione di soldi con uscite di dischi come Radiohead, Anthony, Bon Iver, la partita vinta dalle indipendenti è anche e soprattutto in materia di di rilevanza culturale, il vero terreno che le major del disco hanno rinunciato a presidiare, forse proprio perchè convinte della sua natura di processo industriale. Come si parlasse di una qualunque catena di montaggio automobilistica invece che di talento ed entusiasmo capace di venire fuori da qualunque cantina e computer e non solo grazie ad uffici marketing e stampa.
Enzo Mazza chiude l'incontro proiettando il famigerato video de I mestieri della musica, il punto a capo che descrive nella migliore delle maniere l'atmosfera che ancora regna sovrana in molte stanze del potere: quella di un'industria in affanno, alla disperata ricerca di utile, che ha bisogno di sentirsi indispensabile ma rifiuta categoricamente di guardarsi allo specchio.

[foto la_tortuga]

Is now officially a cool dad (sort of)

altro colpo del social network Twitter. Dopo le foto dal dietro le quinte della vita dei più grandi vip di Hollywood oggi anche Enzo Polaroid decide di affidare a questo mezzo di comunicazione la notizia della nascita del suo primogenito. La redazione di Nonsischerzapiù si unisce alle congratulazioni e ai festeggiamenti.

6.10.09

Massivestep

quelli che ci stanno dentro con la rete direbbero: WTF? Credo. Un disco intero dei Massive Attack remixato da Burial, o qualcosa del genere:

Attack member Daddy G remarked, "I don't know if I should really say this," before revealing that, "the plan is... you know that Mad Professor record that we did? (1995's 'No Protection'). Essentially trying to get that together, where Burial essentially remixes quite a lot of the new tracks. Brings out a different version of quite a lot of the tracks that we've done."

[via RA]

Il Truceklan c’era, ha spaccato, e v’ha pisciato in testa, volete dello Scottex?

Miss Violetta è tornata a postare nel suo blog dopo un'era di arbitrario oscuramento.

5.10.09

And were not little children / And we know what we want

avvicinandomi ai grandi apparati culturali italiani alcune curiosità sul loro funzionamento non hanno fatto che aumentare. Una su tutte, particolarmente importante perchè somiglia parecchio al punto di partenza di tante storture che poi continuano indisturbate il loro percorso. Si studia nei master di marketing ma è cultura diffusa anche nelle chiacchiere da bar: non esiste prodotto di largo consumo che non sia immesso nel mercato a partire da una profonda ricerca su campioni di possibili acquirenti. Scatolette di tonno, vestiti, film di prossima uscita così come nuovi modelli televisivi: tutto è passato al setaccio dei cosiddetti focus group o di complesse ricerche di mercato che simulano in tutto e per tutto ciò che accadrà di lì a poco con lo scopo di riuscire a massimizzare l'efficacia del proprio lavoro. Il campione ha detto che il tonno deve essere meno salato, il film sarebbe meglio con un happy ending, la gonna va più corta e via di seguito. Si plasma un prodotto seguendo il modello di un ipotetico uomo della strada, per quanto rinchiuso in un preciso segmento di mercato, obiettivo finale da colpire. Come il cavallo che insegue la carota così il mondo che si cerca disperatamente di compiacere è qualcosa a metà tra un'entità autonoma e una proiezione fantasmatica di quello che gli addetti marketing delle grandi aziende vogliono disperatamente credere come vero. Ma la casalinga di voghera è morta da un pezzo, lo sappiamo presi come siamo ogni giorno con le infinite declinazioni di una stessa idea, tutte ugualmente disponibili e accessibili in rete, senza bisogno che una escluda l'altra. E se non si cominciasse a rovesciare il carro mettendolo di nuovo dietro i buoi? Se al momento di lanciare al resto del mondo un'idea, un prodotto, una provocazione o un messaggio non si facesse semplicemente ciò che si desidera? Terminerebbe così l'infinito inseguimento in cui siamo tutti coinvolti e inizierebbe un percorso nuovo, magari breve, ma col grande pregio di partire da un'idea forte e precisa invece che da un avventuroso tentativo di piaggeria.

[foto mamagotcha]

Leggimi, sono qui, ti apro il mio cuore malato / stasera mi butto con te sul mercato

Sulle spalle dei giganti si calzano scarpe firmate

lettera aperta ai compagni camerata di Solomacello: con queste come la mettiamo?

L’amour physique est sans issue

incrociato per caso in televisione. Sven Vath e Miss Kittin nella cover di Je t'aime, moi non plus. Spiegazioni per questo: nessuna. Risultato: porcata allucinante.

1.10.09

Tease me / Please me / No one needs to know

Vampire Weekend - Contra: Non è cosa del tutto inedita perchè se non altro i Blur prima di loro lo avevano già provato qualche anno fa. Però se a trasferirsi in Marocco per registrare un disco sono una manciata di ragazzini dalla faccia pulita dell'upper east side di NY il trasloco è ancora più clamoroso. Tanto era pulito e ordinato il loro esordio quanto a questo giro la polvere del deserto e il timbro della medina riescono a sovrastare ogni altra cosa, anche la voce del compagno Ezra, spesso ridotta ad un rantolo, registrata con tutta probabilità a lume di candela dopo aver fumato chissà cosa.

The XX - XXL: Come abbiamo fatto a non pensarci prima? Per il gruppo sensazione del momento un istant-disco di remix è proprio quel che ci vuole. Roba scontata persino se non fosse che la loro prossima (?) casa discografica XL (da qui il titolo) li consiglia bene e affida la tracklist dell'esordio nelle mani dei più improbabili manipolatori del proprio catalogo: Shelter rimaneggiata dai The Horrors suona come i Cure al cubo e parecchio più incazzati, VCR completamente riletta da Jack Penate va a prendere il sole ad Ibibza. Colpo di mano di Thom Yorke che mette assieme una specie di medley di quello che più gli è piaciuto del disco creando qualcosa di completamente nuovo e profondamente differente. Quasi un passaggio di testimone.

Pavement - After The Dawn Comes Sunset, After The Sunset Comes Dawn: Era un'occasione troppo ghiotta per resistere. Solleticato l'appetito di tutti con una reunion a sorpresa ecco arrivare il nuovo disco di inediti. Ed è come se la ruota riprendesse a girare daccapo: Slanted and Enchanted e quelle cose lì. Dimenticati i dischi di Malkmus e le avventure soliste di tutti gli altri quella che suona in questo disco è ortodossia pura. Gli stessi assoli traballanti, il cantato a mezza bocca, le camicie a righe, lo stargate è aperto e la decisione di saltarci dentro la dovrete prendere a vostro rischio e pericolo.