ci sono gruppi che hai sognato una vita di vedere, arrivano sotto casa tua, li snobbi senza un valido motivo. Il Wu Tang Clan non è mai stato uno di questi, eppure si salta su un treno che non fa fermate per andare a sentire cosa succede con loro sul palco per la prima volta in Italia tutti assieme (a parte morti e desaparecidos). Mi dicono che non si andava all'Atlantico da 15 anni, i tempi delle superiori e degli Afterhours dalla prima fila. Per trovare la strada in motorino i ragazzi che a sciami formano la solita fila dal ventre gonfio. Punkm a bestia o meno, ma anche ragazze in tiro con tanto di tacchi su cui traballano stordite dal caldo appiccicoso, dalla polvere e dall'odore di kebab e salamelle che impastate nell'aria. Dentro è quasi rave, temperature proibitive, maglie che si sollevano, sudore delle grandi occasioni, i Colle Del Fomento stanno già suonando e fanno la loro cosa tirando dritto come al solito: sia per un manipolo di irriducibili in un parcheggio di Macerata o per mille persone dagli occhi a spillo come stasera. Parte Il Cielo su Roma e l'omaggio alla storia di un genere in città c'è come giusto che sia. Cambio, l'ora di Noyz Narcos, la voce altissima rispetto alla base impalla il suono dentro il capannone la gente osanna "truce truce" ma non è vera gloria. La miccia pronta ad esplodere deve ancora capire come essere innescata, lo stesso Noyz si schernisce: "Ahò tutti possono sbaglià, non semo mica cyborg, pure noi siamo qui pe vedecce il Wu Tang che ve pare". Qualche disco direttamente dei gloriosi anni 90 e poi il boato che presenta il piatto forte. La squadra sale sul palco ed è subito un'altro campo da gioco, campionato, sport. Il volume aumenta, il microfono nelle mani del Wu Tang sembra picchiare due volte più forte, l'aria sfiora i 40 gradi ma non abbandonano cappellini e asciugamani sulle spalle. Un pezzo dopo l'altro senza troppe cerimonie, le superstar dell'hip hop di tutti i tempi perfettamente a loro agio tra lamiere infuocate e borgatari madidi con le mani continuamente incrociate a mimare la magica sigla della doppia v. Method Man super tra tutte le star si getta a più riprese sul pubblico ridando senso al concetto di rap hardcore spesso evocato a proposito di suoni e testi estremi ma poco praticato al momento di saper davvero portare davvero oltre l'esperienza live di un repertorio. Rza guadagna a sprazzi il centro della scena, se la ride, il divertimento per l'enorme risposta del pubblico è evidente. Alla fine spunta anche uno striscione per ricordare ODB, nero su bianco messo assieme senza pensarci troppo su, zero tempo per le pose, i 90 minuti a disposizione sono buoni solo per saltare, urlare ed esaltarsi per la tromba che annuncia l'arrivo di Gravel Pit. Finisce la musica e ritorna prepotente l'odore di frittura, la t-shirt è appiccicata al corpo che servirà un operazione chirurgica per potersene separare. Ci accorgiamo che il rimbombo della sala ha reso incomprensibile quasi tutto quello che hanno urlato dal palco se non che è stato un evento prima atteso poi vissuto infine felicemente evaporato.[foto intweetion]
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