28.9.10

Amarti m'affatica mi svuota dentro / Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto

signori l'ho fatto. Resomi conto della folle mancanza ho recentemente posto rimedio: sono andato alla prima sfilata della mia vita. Sarebbe stato come rifiutarsi di mangiare un curry a Londra o non andare a Versailles una volta a Parigi. Se in un posto ci abiti certe cose prima o poi devi farle perchè ti aiutano a capire la cerimonia che segueno le persone attorno a te.

Fuori la situazione è simile all'entrata di un club: migliaia di differenziazioni tra addetti al settore, giornalisti, buyer e i blogger che a quanto ho capito se la menano ma alla fine fanno la parte degli sfigati. Il concetto del privè viene sostituito con quello delle file: prima, seconda e così via, più sei in vista più conti, semplice. Noi sediamo davanti grazie alle entrature commerciali della mia accompagnatrice che prima della partenza insiste per farmi spostare perchè, cito, rovinerei il lavoro dei fotografi. Questi sparsi in mezzo ai vestitissimi ospiti si distinguono per una beata normalità. Il potere dei presenti sembra esercitarsi anche grazie all'altezza, chi non ce l'ha cerca di rimediare con i tacchi impossibili, un uomo e una donna entrambi alti quasi due metri e completamente vestiti di nero parlano fittamente e sembrano dirigere la situazione, chissà chi erano.

Il rumore della pioggia in sottofondo diventa musica, s'abbassano le luci e parte il can can. Le modelline magre di cui tutti parlano viste da così vicino e imbacuccate a festa fanno un'effetto strano, non avevo mai notato avessero peli sulle braccia. Gazzelle nella savana con centinaia di occhi famelici (niente a che fare col sesso) che le scrutano, fotografano, riprendono con perizia da veri master BDSM: ora comando io, fai così, fai colà, ti faccio il filmino. Le ragazze fisse e zitte marciano come reclinate su i polpacci, una strana postura che avevo visto prima solo in alcuni amici sotto effetto di funghi allucinogeni.

Quando una persona viene verso di te è reazione naturale guardarla in faccia piuttosto che altrove, un paio di schiaffoni in gioventù ce l'hanno insegnato. Oggi ogni volta che per riflesso condizionato cerco di incontrare il loro sguardo fallisco, tutti seduti a fissare qualcuno pagato per ignorarti al meglio delle sue possibilità, e se non è Milano questo allora cosa. Poi l'epifania: il sottofondo musicale si trasforma in canzone: Palpitazione Tenue dei CSI. Faccio un balzo sulla sedia, sarà mai che quello che non passa in radio lo si debba sentire a una sfilata? Questo sussulto ideologico in un contesto del genere è lo schiaffo morale che aspettavo. Altrove ci si divora sull'eredita culturale di un gruppo e qua minorenni emaciate sfilano ad altezze vertiginose sulla loro musica. Ferretti canta "E' calorosa al tatto, ha l'occhio della mucca / il fiato dell'amante, regalità regnante" e intanto la modella davanti a me sta camminando su scarpe di sughero. Tutto torna, nessuno se ne sorprende.

Finisce la passerella, cambiano le luci e parte anche Amandoti nella versione dei CCCP. Sembra l'imitazione del prete al passo con i tempi fatta da Guzzanti, quello che quando gli chiedi del crocifisso ti risponde che sei un vecchio rincoglionito. Un'ultima cosa ma importantissima: le sfilate, tutte, durano solo 10 minuti. Non lo sapevo e avendo sempre immaginato uno show megagalattico di almeno un'ora ero rimasto sconvolto. Invece bastano e avanzano, un minuto in più e non sarebbe stato così divertente.

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