8.12.10

Come essere dallo psicologo con uno sconosciuto

vedi, diceva mio padre, le domande buone di un'intervista sono quelle brevi. Quando uno si ritrova a scriverne di righe e righe vuol dire che s'è perso. Invece lo scopo è esattamente quello opposto: a smarrirsi deve essere chi è dall'altra parte del registratore, proprio come in una casa degli specchi, basta cambiare un tassello per confondere il resto. Che poi quando uno si sente perduto e indifeso è il momento in cui dice le cose più interessanti.

Allora costruiamolo questo labirinto: una struttura sempre uguale a se stessa eppure sempre diversa in cui infilare di volta in volta un soggetto differente, metterlo davanti allo specchio e vedere la faccia che fa. Con i tarocchi come nel Castello dei destini incrociati di Calvino? Troppo difficile, ci vorrebbero delle schede già pronte, meno interpretabili, ugualmente ambigue.

Le Strategie Oblique sono state sviluppate dal musicista Brian Eno e dall'artista Peter Schmidt: un mazzo in cui ciascuna carta contiene una frase, un suggerimento (anche sibillino) su come superare un momento di empasse creativa. Leggendole da un punto di vista leggermente diverso ci siamo accorti che potevano funzionare anche come vere e proprie domande: un'intervista casuale dove nessuno sa cosa succederà poi in cui filosofia personale, capacità professionali e intuizione si mescolano per un risultato il più possibile diverso dal resto.

3 commenti:

e. ha detto...

mi sa che c'è un refuso: "chi dovrebbe fare questo lavoro come lo farebbeRO".
se non sbaglio "chi" è pronome relativo soltanto maschile singolare.
ma quanto ti farebbe comodo avermi lì in redazione véz?
ciao, e.

e. ha detto...

e comunque l'idea delle carte di Eno per le interviste è una figata, adesso tutti quelli che hanno sempre campato di rendita sul Questionario di Proust te la ruberanno ;-)
ciao, e.

a. ha detto...

hai ragione mi sa, per fortuna sei un maniaco isolato però, qualche testa cadrà per questo...