Forse è così evidente che vale la pena ribadirlo: il nuovo disco degli Ex Otago altro non è che un favoloso concept album sulla linea d'ombra della terza decina d'anni. L'ultima volta che avevo sentito parlare di qualcosa del genere era ai tempi di Lorenzo 1997 - L'albero di Jovanotti che aveva scritto una canzone citando Joseph Conrad e allora giù tutti a parlare di disco della maturità. A questo giro è esattamente il contrario: il quesito è sin dall'inizio quello di capire perché ancora ci si ostina a fare gli adolescenti anche passata ogni ragionevole età. Che poi è il tema della discussione sugli hipster tanto di moda solo qualche mese fa: una cultura che riconosce solo se stessa e smette di riprodursi (anche biologicamente) è per forza di cose un vicolo cieco.
Se ne parla praticamente in qualunque canzone dell'album: dalla paura della vecchiaia di Una vita col riporto fino all'angoscia del presente di Gli Ex Otago e la Jaguar gialla dove cantano: e se non riesci a guadagnare con quello che sai fare ti toccherà farlo con quello che non sai fare, parole che mi piace pensare ispirate almeno un po' da questa cosa qui. Sempre nella stessa canzone viene identificata la trimurti della perfetta vita borghese per la felicità: il lavoro fisso, un amico in banca e appunto una macchina sportiva pronta per una crisi di mezza età leggermente in anticipo.
Ancora meglio fa Figli degli Hamburger dove tra capodanni obbligatori tutti i weekend e matrimoni animati da indispensabili dj scrivono uno dei più bei ritratti dell'ultracontemporaneo smarcando con autoironia gli stereotipi dei fashionisti di cui disegnano il perimetro superandoli poi con un agile balzo. Una vita una carriera, un'amante quando si fa sera e si mettono in tasca tutto questo piccolo mondo metropolitano e quel miliardo di messaggi privati che tanti di noi invia quotidianamente davanti lo schermo.
La conferma finale però è in un brano che parla d'altro: quella The Rhythm of the Night targata 1994, l'anno di chi allora ne aveva circa 15 e oggi si ritrova ad un passo dalla soglia di non ritorno. La generazione di chi aveva sentito parlare degli anni 80 solo attraverso i poster dei fratelli maggiori e allora ecco che arriva Corona ospite a Superclassifica Show a colmare il vuoto esistenziale.
In mezzo a tanta chiarezza d'intenti non rinunciano a portare avanti anche il gioco del malinteso stagionale, come si parlasse veramente di autunno inverno estate e primavera (che pure punteggiano i testi del disco da inizio a fine) riuscendo nel crimine perfetto di dare la sensazione di un tempo che accellera, di anni che scappano sotto il sedere tanto che sembra quasi di cadere dalla sedia. Ho detto quasi.

4 commenti:
ma quanto hai ragione?
p.s.: pronti al peggio è ancora vivo vero?
Non sapevo neanche che esistessero... vivo fuori... me li studierò un po'...
bione: presto aggiorniamo lo stato di pap, in qualche modo
sta crescendo alla distanza, anche se la scelta di mettere un pezzo di 2 anni fa come the rhythm of the night l'ho visto come un tentativo di riempire con un pezzo forte un disco un pò più debole di tanti saluti..
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