16.9.11

Amendola / Fiera

Da questa parti è in corso una lotta senza quartiere. Da un lato la città vecchia: fatta di isolati a forma pentagonale, esagonale, ottagonale, difesi al piano terra da uno stuolo di colf e badanti con in mano scope e ramazze.
Dall'altro quella nuova che ha l'aspetto di un cantiere sempre aperto e sempre diverso dentro cui in lontananza si vedono spuntare edifici dalle strane forme: alcuni simili a enormi alveari altri a residence abbandonati ancora prima di essere abitati. Questi possono contare su un esercito quasi imbattibile, meccanizzato e spaventoso, composto da enormi gru e ruspe con cabine oscurate, forse guidate da spietati mercenari forse autosenzienti e dunque ancora più temibili.
Ormai da molti anni questa seconda fazione sta prendendo il sopravvento a spese della prima e per ogni torre-tana che nasce una delle antiche fortezze viene meno. Si tratta di un movimento tanto lento da sembrare quasi un'osmosi naturale dove una generazione si sostituisce all'altra in un naturale ricambio.
Nelle ore di calma tra un assalto e l'altro le strade vengono pattugliate da falangi di mamme con tacchi a spillo e passeggini, abbronzate come dive del cinema che di tanto in tanto alzano lo sguardo verso un fronte o l'altro per capire chi si aggiudicherà la prossima schermaglia, se sarà gloria per le badanti armate di girello o avranno la meglio le scavatrici assetate di sangue.
Esiste anche un terzo schieramento di cui gli altri due combattenti si sono oramai dimenticati. Ai margini del campo di battaglia sorgono tante piccole villette signorili a due piani, quasi tutte ricoperte da un'edera pervicace che è il vero tratto distintivo di questa antica e morente civiltà. I loro abitanti vivono reclusi per paura di essere coinvolti in un conflitto tra nuovo e antico che non riescono a comprendere e riguardo cui evitano di prendere le parti. Il resto del mondo li ignora e non se ne preoccupa sicuro che la loro estinzione sia solo una questione di tempo.

[foto A@lbi]

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