29.1.11

Identità

La Rete è uno strumento di verità. Fingiamo solo per un attimo di credere a questa affermazione. Demagogica, populista, quantomeno in attesa di conferma da parte della storia eppure in qualche modo socialmente accettata. Se Wired Italia ha promosso una campagna come quella di Internet For Peace è stato perché, oltre alla rivista, migliaia di persone nel mondo credevano ci fossero le basi per un'iniziativa del genere.

Cosa sia giusto e cosa sbagliato però non è un quesito che spetta noi risolvere, ci accontentiamo di notare come il confine tra ciò che è e ciò che sembra si è assottigliato con l'avvento di nuovi e diversi media. Il Web, i social network, Facebook, il lifestreaming, chi più ne ha più ne metta. Un nuovo modello vincente è emerso: rispecchiando la logica del 2.0 non è più la superstar inarrivabile a spuntarla bensì l'emergente dal basso capace di rappresentare se stesso ancora prima di un concetto come quello di massa, superato da ogni lato da nuove e più calzanti categorie. (continua su Wired.it...)

26.1.11

Tribù

Praticamente siamo già alla risacca. Spuntano le prime domande imabarazzanti: siamo ormai troppo ossessionati da Facebook? Mark Zuckerberg è sul punto di comprare anche il Vaticano e forse sono questi i giorni in cui il social network per antonomasia tocca il suo apice assoluto.

Centinaia di milioni d'Italiani iscritti, compresi insospettabili parenti, amici ed ex fidanzati. Una spaventosa quantità d'informazioni al secondo che finiscono per confluire in un palmo di filoni ben precisi.

5 per l'esattezza: abbiamo provato a ridurre tutto al minimo comun denominatore, con l'ambizione però di descrivere ogni tipologia esistente di utente Facebook nazionale. Provate anche voi: a quale di questi profili corrispondete? Siate onesti. E i vostri amici? (continua su Wired.it...)

18.1.11

La Blogotheque in Porta Romana

Vincent Moon, tra gli inventori della formula de La Blogotheque dice di essersi ispirato ad un documentario art-rock anni 70 ma a vedere il video qui sotto, che mi segnala Carlo, anche in Italia non si scherzava. Fate poi il confronto con questo.

16.1.11

Il Grime è il nuovo R&B?

in Inghilterra si parla molto di tale Tinie Tempah: rapper grime che ha appena avuto 4 nomitaions ai Brit Award e ha mandato 3 pezzi in classifica dal suo ultimo disco. Notevole che un sottogenere per certi versi così estremo possa significare tanto anche in termini di successo commerciale.



Contemporaneamente esce in questi giorni il nuovo singolo di Briney Spears Hold It Against Me, una pattonata un po' alla Black Eyes Peas che rischia di divenire persino argomento di discussione. Colpa dell bridge a circa 2:14 che trasforma improvvisamente il pezzo in una versione dubstep pesante e roboante come solo i vinili suonati ai rave in qualche campagna fuori Londra.



A vedere i patinati video di Tinie Tempah e il suo profilo da giovane voce tecnologica (una sorta di Kid Cudi inglese) non c'è vera differenza con un qualunque artista hip hop o r&b illuminato da una parte e l'altra dell'Oceano. Il beat scarno e tecnoide delle sue basi, solo apparentemente violento, è persino più educorato di quello che un Will.I.Am qualunque è capace di piazzarci già da tempo in prima serata.



Con processo inverso Britney arrivata al massimo possibile della pesantezza da discoteca gioca la carta harcore underground ormai quasi completamente fuso con l'immaginario e il suono da classifica globale. Gli sbandati hanno vinto?

5.1.11

Apple (cfr. Creatività, Tron Legacy)

ho visto il nuovo Tron Legacy e mi è sembrato un inutile polpettone di concetti mescolati confusamente in una confezione tutto sommato già vista. Tra le centinaia di problematiche che il film vorrebbe prendere in esame spunta più volte il tema dell'ordine vs disordine. Ad un certo punto ai buoni girano i maroni e urlano qualcosa come: "In fondo il caos è una cosa buona!".

In sottofondo intanto ce n'è per tutti: freeware contro copyright, il guru vestito di bianco che abita in una casa zen e milioni di ascensori che portano i protagonisti da un posto a l'altro per la quasi totalità del film. Data la strizzata d'occhio alla realtà (almeno negli intenti) e l'insistenza su i temi della creatività come vaccino alla tentazione autoritaristica la Apple sembra tirata subliminalmente in mezzo. Oltre al santone immacolato che rimira il mondo dalla sua villa stile California ad un certo punto uno dei personaggi prende in mano una mela argentata e ci si specchia dentro, neanche stesse fissando il cofano di un power mac. Il motivo per cui la casa di Cupertino non mi è stata mai particolarmente simpatica è proprio perchè nel gioco dei rimandi incrociati la realtà è esattamente opposta.

Grafici, registi, musicisti che posseggono un notebook Apple vi diranno tutti la stessa cosa: l'ho preso perché è più facile da utilizzare, più efficiente. Il creativo di professione (non importa che lo sia o meno, il solo possedere un Mac lo legittima a sentirsi tale, è stata proprio questa la grande trovata di Steve Jobs) vuole una computer performante che gli permetta di evitare il bruto confronto con la macchina per velocizzare la sua produzione. Nella catena di montaggio del copia e incolla il Powerbook è la nuova chiave inglese.

Il cavallo di Troia per far passare questo messaggio di rapidità e pulizia è il design: non solo cassoni lucenti ma anche software fluidi che spesso non fanno altro che mettere in bella prosa spunti altrui. L'iPod non è certo il primo lettore mp3 della storia insomma. Il suggerimento ultimo è che la creatività e le azioni ad essa connesse provengono dall'ordine e dalla pulizia: un'inversione di rotta totale rispetto sia all'immagine dell'artista eccessiva per antonomasia ma anche del classico stereotipo dei pionieri tecnologici spesso sommersi in scantinati pieni di cavi con un saldatore in mano.

Apple porta avanti da anni la sua rivoluzione silenziosa, zen appunto, secondo cui less is more e più ci allontaniamo dalla macchina più saremo funzionali al sistema. Vista la quantità di pezzi venduti nel mondo c'è da chiedersi se questa sia già l'opinione dominante del mercato. L'arte senza intoppi alla portata di tutti, difficile da credere no? Meglio i protagonisti del film che capiscono presto come per fare una frittata ci sia bisogno di rompere qualche uovo o Mao Tse-tung che di rivoluzioni se ne intendeva e che a proposito dell'ordine diceva: "Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è dunque eccellente".



[foto jws]

The easyest way to get to normal people

il Guardian pubblica una lunga intervista a Mike Skinner alias The Streets. L'intenzione è quella di chiudere il progetto dopo questo ultimo disco in uscita a febbraio: Computer and Blues. In vista c'è un film e un'uscita online di bside. Tra i bilanci di carriera ne esce fuori una figura tutto sommato insoddisfratta, che parla di fama come cosa passata da tempo. Quello che dice a proposito del successo andrebbe tirato fuori durante ogni noiosa discussione sul cercare di raggiungere le persone che si hanno a cuore e l'accusa di sembrare dei venduti perché tra le due cose non c'è nessuna contraddizione

"I wanted to make a big garage record but no one who listened to garage really listened to me – even Dizzee [Rascal], I wasn't really on his radar until the record became really big. It was only journalists and indie kids but I tended not to take a lot of notice of them.

"It was weird," he continues. "It wasn't until I got to the second album that I really felt like I hit the people that I was aiming to with the first album, and that was just normal people. But actually the only way you can get to normal people is by… being big."


[foto ninas]