Se una notte d'inverno un viaggiatore è uno di quei testi che in molti abbiamo letto ai tempi dei nostri studi superiori. Un uomo prende in mano un libro, inizia a leggere, viene ingoiato da una storia, gira pagina, quel racconto si ferma e ne inizia subito un altro diverso, apparentemente senza legami logici. Sta al lettore rimettere insieme i pezzi che forse neanche combaciano troppo tra di loro perché l'importante è il gusto della narrazione (e della lettura) in sé per sé.
Affermare che Italo Calvino è uno dei padri di quello che oggi conosciamo come linguaggio della Rete o ipertestuale non è certo un'opinione originale. Eppure negli ultimi mesi l'accelerazione di alcuni meccanismi ci ha fatto tornare col pensiero a queste riflessioni così anni 90.
Vi mostriamo due video che hanno avuto particolare successo in rete. Il primo realizzato dal giovane talento Keith Shofield (già autore di un brillante porno-viral per Diesel) è forse la summa di come questo stile di accumulazione funzioni alla perfezione su Internet. Heaven Can Wait è il titolo della canzone a firma di due superstar come Beck e Charlotte Gainsbourg (continua su Wired.it)
25.3.11
20.3.11
Aperitivo
la pratica è popolare anche dove sono cresciuto e ogni tanto persino i miei genitori se ne concedevano uno il sabato pomeriggio al bar Venanzetti, in centro a Macerata. Non è però sempre la stessa cosa, farne uno a Milano, città che pur non avendolo inventato (Wikipedia parla di Torino) vi è universalmente associata, ne svela con naturalezza la sua natura più profonda e rituale.
All'inizio colpisce l'aspetto semplicemente alcolico: qui non si beve come al paesello nè lo si fa nelle stesse condizioni. Invece della lussureggiante passeggiata propedeutica qua si va una volta staccato dal lavoro, magari con un pranzo saltato alle spalle, gettandosi come belve affamate sul liquore di cui si è fantasticato sin dalla mattina.
Ci sono i professionisti che lo utilizzano come pasto sostitutivo. Hai mangiato? Si ho fatto l'aperitivo. Frase capace di far gelare il sangue alla mamma italiana media. In verità anche quelli che girano tra i tavoli con piattini stracolmi di tartine non sono venuti per mangiare. Cercano piuttosto lo stordimento della bevuta o la chiacchera compulsiva e anche se la loro pancia è anestetizzata dai tramezzini non si lasceranno scappare l'occasione di svuotare qualche bottiglia. Fossero pure costretti a portare al monte dei pegni l'iPhone4.
C'è poi chi ci va per gli incontri: quelli programmati ma soprattutto quelli sperati. L'illusione è che dentro un bicchiere di Negroni siamo tutti uguali e chissà mai che il nostro bar preferito non sia anche quello del cliente dei nostri sogni o dell'amministratore delegato o del principe azzurro e così via. In verità non si è mai visto qualcuno concludere un affare o guadagnare una raccomandazione quando il suo interlocutore ha superato la quarta birra.
Nessuna di queste ragioni è sufficiente a spiegare il fenomeno, vanno infatti prese in considerazione tutte assieme. La forma più utile a descrivere il rito dell'aperitivo è quella del portale magico, un gateway verso un'altra dimensione dove tutto è possibile e le cose possono davvero cambiare per sempre. Anche l'immagine di un buco nero rende l'idea: una soglia passata la quale non si sa cosa potrebbe succedere.
Pance vuote allagate da bevande scadenti, teste che girano e promesse da marinai. La notizia si sparge in fretta e per ogni porto abitato ormai solo da mozzi ubriachi presi a sedursi a vicenda ce n'è uno fresco d'inaugurazione, incontaminato e presto conquistato da questo esercito di beoni.
[foto forum Finanzaonline]
All'inizio colpisce l'aspetto semplicemente alcolico: qui non si beve come al paesello nè lo si fa nelle stesse condizioni. Invece della lussureggiante passeggiata propedeutica qua si va una volta staccato dal lavoro, magari con un pranzo saltato alle spalle, gettandosi come belve affamate sul liquore di cui si è fantasticato sin dalla mattina.
Ci sono i professionisti che lo utilizzano come pasto sostitutivo. Hai mangiato? Si ho fatto l'aperitivo. Frase capace di far gelare il sangue alla mamma italiana media. In verità anche quelli che girano tra i tavoli con piattini stracolmi di tartine non sono venuti per mangiare. Cercano piuttosto lo stordimento della bevuta o la chiacchera compulsiva e anche se la loro pancia è anestetizzata dai tramezzini non si lasceranno scappare l'occasione di svuotare qualche bottiglia. Fossero pure costretti a portare al monte dei pegni l'iPhone4.
C'è poi chi ci va per gli incontri: quelli programmati ma soprattutto quelli sperati. L'illusione è che dentro un bicchiere di Negroni siamo tutti uguali e chissà mai che il nostro bar preferito non sia anche quello del cliente dei nostri sogni o dell'amministratore delegato o del principe azzurro e così via. In verità non si è mai visto qualcuno concludere un affare o guadagnare una raccomandazione quando il suo interlocutore ha superato la quarta birra.
Nessuna di queste ragioni è sufficiente a spiegare il fenomeno, vanno infatti prese in considerazione tutte assieme. La forma più utile a descrivere il rito dell'aperitivo è quella del portale magico, un gateway verso un'altra dimensione dove tutto è possibile e le cose possono davvero cambiare per sempre. Anche l'immagine di un buco nero rende l'idea: una soglia passata la quale non si sa cosa potrebbe succedere.
Pance vuote allagate da bevande scadenti, teste che girano e promesse da marinai. La notizia si sparge in fretta e per ogni porto abitato ormai solo da mozzi ubriachi presi a sedursi a vicenda ce n'è uno fresco d'inaugurazione, incontaminato e presto conquistato da questo esercito di beoni.
[foto forum Finanzaonline]
14.3.11
Skit (cfr. Multitasking)
Sometimes (mix #9) è un pezzo di Erykah Badu contenuto nell'album Baduizm. E' di gran lunga la mia canzone preferita del disco. La particolarità sta nel fatto che non si tratta di un brano vero e proprio ma solo di un frammento, appena 44 secondi di musica.
A studiare la filologia di genere non si dovrebbe parlare di skit in questo caso. Con la parola si definiscono più che altro gli intermezzi non musicali, spesso parlati presenti nei dischi Hip Hop. A volte sono un filo rosso che lega le canzoni in altri casi sono completamente decontestualizzati. Hanno iniziato i De La Soul di 3 Feet High And Rising e poi è diventata un'abitudine di genere.
Forse la definizione giusta è quella di mix alternativo, c'è infatti un'altra canzone intitolata Sometimes presente nello stesso disco. Eppure la completa differenza di testo e musica ne fanno un oggetto a se stante che non si sa bene come identificare. Erykah era in studio improvvisando qualche rima e questo è il risultato: Now I wanna know if you wanna go, To the studio, Bust a rhyme or two, What you wanna do?
Abbiamo giusto lo spazio dell'introduzione che il tempo è già scaduto, rimane la curiosità: come sarebbe andata a finire? Proprio quel pezzo che è il nostro preferito, brillante sin dai primi secondi subito lasciato lì a penzoloni. Quante migliaia di skit del genere sono strette tra un singolo e l'altro nei milioni di dischi pubblicati in questi anni? Quanti promettenti capolavori abbandonati sul nascere senza avere il tempo di sentirne confermata la validità.
Un produttore come J Dilla su questo tipo di canzoni accennate che sono poco più che frammenti ci ha basato un'intera carriera: ascoltate un capolavoro come Donuts solo per accorgervi che nel momento in cui pensate di aver capito cosa sta succedendo siete già altrove. Una toppa dopo l'altra con tanta varietà e velocità che quel che avete sentito solo pochi minuti fa poteva essere anche un sogno.
La mania di cui di discute oggi, quella skippare da una canzone all'altra dunque non è stata partorita dall'abbondanza di informazioni del peer to peer e neppure dalla tecnocrazia dell'iPod. Sono stati gli stessi artisti ad aver manifestato per primi la propria impazienza prendendo a fermarsi proprio sul più bello, come sapessero che di lì a poco tutto quello che seguiva nel resto della canzone sarebbe importato soltanto a pochi.
A studiare la filologia di genere non si dovrebbe parlare di skit in questo caso. Con la parola si definiscono più che altro gli intermezzi non musicali, spesso parlati presenti nei dischi Hip Hop. A volte sono un filo rosso che lega le canzoni in altri casi sono completamente decontestualizzati. Hanno iniziato i De La Soul di 3 Feet High And Rising e poi è diventata un'abitudine di genere.
Forse la definizione giusta è quella di mix alternativo, c'è infatti un'altra canzone intitolata Sometimes presente nello stesso disco. Eppure la completa differenza di testo e musica ne fanno un oggetto a se stante che non si sa bene come identificare. Erykah era in studio improvvisando qualche rima e questo è il risultato: Now I wanna know if you wanna go, To the studio, Bust a rhyme or two, What you wanna do?
Abbiamo giusto lo spazio dell'introduzione che il tempo è già scaduto, rimane la curiosità: come sarebbe andata a finire? Proprio quel pezzo che è il nostro preferito, brillante sin dai primi secondi subito lasciato lì a penzoloni. Quante migliaia di skit del genere sono strette tra un singolo e l'altro nei milioni di dischi pubblicati in questi anni? Quanti promettenti capolavori abbandonati sul nascere senza avere il tempo di sentirne confermata la validità.
Un produttore come J Dilla su questo tipo di canzoni accennate che sono poco più che frammenti ci ha basato un'intera carriera: ascoltate un capolavoro come Donuts solo per accorgervi che nel momento in cui pensate di aver capito cosa sta succedendo siete già altrove. Una toppa dopo l'altra con tanta varietà e velocità che quel che avete sentito solo pochi minuti fa poteva essere anche un sogno.
La mania di cui di discute oggi, quella skippare da una canzone all'altra dunque non è stata partorita dall'abbondanza di informazioni del peer to peer e neppure dalla tecnocrazia dell'iPod. Sono stati gli stessi artisti ad aver manifestato per primi la propria impazienza prendendo a fermarsi proprio sul più bello, come sapessero che di lì a poco tutto quello che seguiva nel resto della canzone sarebbe importato soltanto a pochi.
11.3.11
FaltyDL - Bravery Ep / Catch22 #8
Drew 'FaltyDL' Lustman faceva lo chef. Immaginare cosa possa fare un cuoco a casa di Andrea è parecchio complicato, almeno finché (r)-esistono Portobello, il kebab e la panineria dietro l'angolo. Se invece pensate che Drew Lustman ha pubblicato dischi, EP e remix varisu Planet-Mu, Ramp e Rush Hour, il passo da un qualsiasi sushi-bar di New York alla mensola dei dischi all'ingresso è sicuramente più breve.
Eppure il dubbio rimane.
– L'hai sentito questo?
– No, chi è?
Infatti. Se -come scrive Enzo- "non si vendono cd e allora band e label risparmiano sui cd, e poi chi compra il cd ci rimane male e non ne compra più", la combinazione cd-r con titolo scritto a mano/bustina di plastica/foglio A4 piegato male dei promo toglierebbe il fiato (e la voglia) a chiunque. Invece. Invece questo è un disco interessante, sicuramente finito tra i cd del fratello di *********** e i ****** **** ******** per errore. Beat storti che sembrano stare in piedi per caso, frammenti di voci black, bassi grossi e tantissimo 1992,ovunque. A pochi giorni dall'uscita del secondo LP (a poche settimane dalla data di Milano, in occasione di Elita), Bravery è una piacevole (ri)-scoperta. New York Garage, lo chiamano. Uno dei tanti ascolti passati troppo in fretta. Una delle innumerevoli bustine di plastica finite sulle mensole di chissà chi, chissà dove.
[inviato da Tommaso]
Eppure il dubbio rimane.
– L'hai sentito questo?
– No, chi è?
Infatti. Se -come scrive Enzo- "non si vendono cd e allora band e label risparmiano sui cd, e poi chi compra il cd ci rimane male e non ne compra più", la combinazione cd-r con titolo scritto a mano/bustina di plastica/foglio A4 piegato male dei promo toglierebbe il fiato (e la voglia) a chiunque. Invece. Invece questo è un disco interessante, sicuramente finito tra i cd del fratello di *********** e i ****** **** ******** per errore. Beat storti che sembrano stare in piedi per caso, frammenti di voci black, bassi grossi e tantissimo 1992,ovunque. A pochi giorni dall'uscita del secondo LP (a poche settimane dalla data di Milano, in occasione di Elita), Bravery è una piacevole (ri)-scoperta. New York Garage, lo chiamano. Uno dei tanti ascolti passati troppo in fretta. Una delle innumerevoli bustine di plastica finite sulle mensole di chissà chi, chissà dove.
[inviato da Tommaso]
Newsgroup / Il social network prima dei social network
La rivelazione arriva all'improvviso come un'epifania: i social network non sono un'invenzione così recente, li abbiamo già conosciuti nella nostra precedente esistenza tecnologica. Si tratta di pochi anni fa anche se sembrano trascorsi millenni: ricordate come i nostri client di posta elettronica davano la stessa importanza alle mail e ai mitici newsgroup?
Incredibile come uno spazio così importante della Rete sia improvvisamente sparito, almeno dal nostro orizzonte visibile. Migliaia di bacheche virtuali sembravano contenere buona parte dello scibile umano, ordinato in thread tessuti da milioni di utenti riuniti sotto il cappello dei propri interessi. (Continua su Wired.it)
Incredibile come uno spazio così importante della Rete sia improvvisamente sparito, almeno dal nostro orizzonte visibile. Migliaia di bacheche virtuali sembravano contenere buona parte dello scibile umano, ordinato in thread tessuti da milioni di utenti riuniti sotto il cappello dei propri interessi. (Continua su Wired.it)
7.3.11
1.3.11
Captcha / Ciao mamma, ho un blog serio
oggi parte Captcha, il mio blog personale e dal nome impossibile su Wired.it. Non so ancora bene come dividermi tra questi due spazi che rischiano di essere persino troppi. Proverò a incrociare i discorsi: da quelle parti le cose più seriose e tecnologiche, qua la musica e il cazzeggio.
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