Ho da poco visto questo vecchio film di Michelangelo Antonioni intitolato La notte. I due protagonisti girano sperduti attraverso una Milano in pieno sviluppo post-bellico osservando ammirati i segni della modernità incalzante: grattacieli, razzi, elicotteri e jet supersonici. Decidono poi di andare ad una festa in brianza organizzata da un imprenditore miliardario, un palazzinaro come si dice oggi, artefice e responsabile diretto proprio di quel futuro in rapido arrivo.
Scatta una discussione tra l'intellettuale e l'industriale che pronuncia una delle battute chiave del film: "E si ricordi che probabilmente il futuro non arriverà mai!". Sorprende come anche in un'epoca (il film è del 1961) in cui i dibattiti sulla tecnologia erano per forza di cose acerbi rispetto alle filippiche che ci sorbiamo ogni giorno online ci fosse già la paura di stare aspettando una fase sia esistenziale che materiale (come sarà l'uomo nuovo? Viaggerà su macchine volanti?) che invece non è mai arrivata.
Da una parte la fantascienza sbocciata qualche anno prima, quella delle serre lunari, dei mostri venuti dal altre galassie ma anche degli alieni sapienti capaci di risolvere i dissidi dell'umanità. Delle trasferte spaziali a portata di mano, della vita eterna e dei poteri paranormali. Dei viaggi nel tempo e di chissà quante altre promesse da fumetto mai avveratesi. Il presente ha preso invece una piega completamente diversa ma ugualmente inconcludente: quella della iper-contemporaneità, dell'update continuo tanto da ritornare a prendere la forma di un segnale analogico: ininterrotto in cui è impossibile distinguere un prima e un dopo.
Status update dopo status update, remix dopo remake il procedere delle cose è talmente fluido che il Pirellone a cui sono dedicati i titoli di testa del film sembra più splendente, maestoso e futuribile allora piuttosto che oggi vecchio e scolorito com'è, circondato da altri ben più alti e veloci edifici che confondono il panorama in una giungla d'altitudine priva di qualunque pathos, mossa da una fame speculativa travestita da architettura d'avanguardia. Visto che negli ultimi 50 anni un altro mondo non è stato immaginabile tanto vale far fruttare al massimo quello che si ha già sottomano.
Rimane il problema di come raggiungere quel futuro che sembrava alle porte e che invece non si è mai fatto vedere. Mettendo un piede dopo l'altro verrebbe da rispondere come suggerisce anche un altro dei personaggi del film che, citando (chi?) afferma: "La democrazia, per dirla in parole povere significa "Fai quello che accade". Eppure entrati ormai mani e piedi nel nuovo millennio anche questa un tempo scintillante forma di governo, con tutte le sue ricadute filosofiche, sembra mostrare inesorabilmente la corda. Avanti con le proposte dunque.
[foto sharkseeing]
21.10.11
La loggia del forcone
Quella che vedete qui sopra è la foto di una manifestazione dei RASH con conseguente striscione griffato. RASH è un acronimo che sta per Red and Anarchist Skin Heads.
Ma il loro logo? Non vi sembra di averlo già visto da qualche parte? Cosa unisce il "sangue nuovo della metropoli" (come si autodefiniscono) alla bibbia dell'hipster-pop mondiale? Il mistero s'infittisce, lasciate le vostre supposizioni nei commenti.
[foto di Samanta, suggerimento di Gigio]
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