Narra la leggenda che un tempo i monaci bizantini passassero giorni interi a discutere se gli angeli fossero maschi o femmine o quanti di questi riuscissero a stare contemporaneamente sulla capocchia di uno spillo. Tematiche urgenti, un po' come cercare di definire esattamente cosa si intende in musica parlando del Dubstep. All'inizio di primo acchito venivano in mente i suoni da catacomba della periferia di Croydon a sud di Londra. Oggi il genere è stato ampiamente hackerato dalla sua frangia americana capeggiata dal producer Skrillex che lo ha ibridato incrociandolo con un immaginario rock o addirittura nu-metal. Ci sono poi gli ultracontemporanei come i redivivi Cypress Hill o l'italiano Salmo che hanno già preso a rapparci sopra riportando tutto nei territori dell'hip pop più hardcore e proprio facendo leva sulla parte più fisica e violenta del genere, una sua evoluzione vecchia solo di qualche mese.
Se abbiamo speso gli ultimi anni a lamentarci di quanto i generi si succedessero in maniera repentina siamo stati finalmente serviti con il primo movimento musicale impossibile da definire, con un'evoluzione talmente rapida da appropriarsi continuamente di nuovi territori apparentemente distantissimi, quasi incompatibili tra loro. Il rischio a cui siamo già paradossalmente vicini è una dubsteppizzazione della musica in toto: Beyoncè che si appoggia ai Major Lazer (anche loro nel calderone?) o Drake che riprende i remix di Jamie dei The XX sono esempi già eccellenti. Il drop di Skrillex, quel vortice di superlento-superveloce che compare in tutte le sue produzioni, è come un meme che si diffonde rapidamente ovunque.
Nessuno avrebbe scommesso che il blob capace di ingoiare tutto il resto fosse proprio quello di una musica come la Drum&Bass che rallentata fino a divenire dub o velocizzata con modi gabber è l'unico vero DNA condiviso rintracciabile tra i diversi artisti. L'idea è quella di genere composto degli scarti altrui, se la storia aveva relegato certi suoni ad un ruolo minore e ora questi chiedono una resa dei conti. Un salto indietro a quell'immaginario fatto di tagli da moicani e software pirata tipico del Cyberpunk, fenomeno che cercava di immaginare il nostro futuro e che invece suona già cosa antichissima.
Più la Dubstep assorbe influenze e generi differenti più la parola stessa perde di significato. Allo sparire di qualunque possibile elemento identificativo sonoro diventano improvvisamente più importanti i riferimenti di stile e comportamento, nei raduni dal vivo soprattutto. Come fossimo diventati tutti improvvisamente ciechi è subito molto più importante toccarsi e annusarsi per riconoscersi nella tribù. Con il passaggio del genere da fenomeno underground a movimento globale è andata aumentando la componente fisica dei live. Ti accorgi di essere ad un concerto Dubstep perchè si poga. Che sia nel megaclub con la superstar dj o nel locale underground con il rapper incazzato. Il suono sparisce come ingoiato dalle casse e tra il pubblico si formano circle pit e wall of death, quasi una rappresentazione grafica delle frequenze risucchiate nell'equalizzatore. La cassa ritorna a velocità hardcore e il pogo esplode.
Nel tempo che ho impiegato a scrivere questo post spuntano già nuove varianti del discorso, c'è chi parla di Moombahton. L'ennesimo nome dato ad una cosa che si muove più veloce di noi che a colpi di tweet e check in online eravamo convinti di essere ormai irraggiungibili. La musica violentata e stressata in ogni sua parte da questi tempi moderni si prende la sua vendetta mutando forse per la prima volta in un buco nero che risucchia tutto a se, compreso il significato delle parole a cui non siamo capaci di trovare sostituto.

3 commenti:
Scusa, so che qui non c'entra niente ma io non so più dopve sbattere il capo: tu che sembri sapere tutto, sai per caso che fine abbia fatto Miss Violetta Beauregarde? Perché io non ci dormo più la notte.
Grazie in ogni caso,
Nic
no idea
credo che miss v.b. non esista più. la donna che era v.b. ora fa tutt'altro sotto un altro nome, che è poi il suo vero, e credo non abbia piacere alcuno a ricordare quella sua precedente incarnazione. o almeno credo.
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