30.10.12

Pogo / Tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai osati chiedere

Questo post è scritto a quattro mani con Emanuele Tartuferi

1) Le origini. Forse non tutti sanno che il nome del ballo ha origini buffe e relativamente antiche. Avete presente quel bastone con una pedana e una molla sul fondo che vi permette, saltandoci sopra, di rimbalzare sul posto? Avete notato che simula lo stesso movimento che fanno quei capelloni durante i concerti dei Sepultura? Sapete come si chiama quell’affare? Indovinato: Pogo, dal nome dei due brevettatori Max Pohlig e Erns Gottschall che nel 1920 ad Hannover registrarono l'invenzione. Uno dei casi in cui il nome dell’oggetto è diventato quello del movimento da essa innescato. L’oggetto sparisce e rimane solo l’inerzia su di noi che da 100 anni continuiamo ad amare irragionevolmente ogni buona occasione per saltare su e giù.

2) Pogo vuol dire amore. Proprio come i futuristi ci vogliono convincere che la vera passione può scaturire solo in momenti tragici (una guerra, una carestia, tutto purché ci sia d'aver paura) così l’amante di questo “ballo” non mancherà di volerci far notare quanta fratellanza è insita nel tentare di lussare le spalle dei nostri amici. Una delle principali regole non scritte è infatti quella di fermarsi nel momento stesso in cui qualcuno cade per terra. Più la lotta è serrata e più ci sarà una dimostrazione di rapidità. Se una povera ragazza cade in terra col rischio di essere calpestata dagli altri attorno l’efficienza e i tempi di reazione seguono una rigorosa proporzione inversa. Ad un concerto indie rock ci sarà il rischio di rimanere schiacciati da una selva di Converse poco attente. Al contrario in prima fila al Gods Of Metal potete essere sicuri che anche in caso di caduta non avrete torto neppure un capello e anzi un equipe di paramedici in look total black è già pronta a soccorrervi. Li riconoscerete dalle croci rovesciate sul berretto.

3) Guardati alle spalle. Se proprio dovessimo darvi un consiglio e uno soltanto allora state attenti a quello che succede dietro di voi. Anche se gli altri ballerini potrebbero ficcarvi un gomito in un occhio, pestare un piede con un anfibio o schiacciarvi addosso le loro pance flaccide e sudate non è nulla di grave in confronto alle inaspettate cariche che arrivano dalle retrovie. Il primo passo è quello di spingere il prossimo andandogli addosso, il buon vecchio bisogno di contatto fisico. Più spazio ci sarà attorno a voi e più ci sarà il rischio di trasformarsi dunque in proiettili umani diretti verso il nulla o peggio ancora verso la transenna. Vale dunque più che mai l’adagio “Dagli amici mi guardi Iddio ché dai nemici ci penso io”. Assicuratevi di avere più gente possibile attorno a voi, usateli come cuscinetti di salvataggio. Se vi accorgete di essere improvvisamente isolati c’è una ragione possibile: fra un secondo quel punk viola in volto e con la catena al collo vi salterà alle spalle e il vostro polmone destro ne pagherà le conseguenze.

4) Una questione politica. "Il pogo non è che la continuazione della guerra con altri mezzi" Altro che la politica! Se Von Clausewitz fosse vissuto abbastanza per farsi una sana sudata e qualche livido ad un concerto dei Nirvana, di sicuro avrebbe pronunciato la fatidica frase. Prepararsi ad un concerto Rock non è una passeggiata. Spendere 10 euro in libreria per capire che Sun Tzu non è il nome di una band metal esoterica ma lo scrittore del più famoso libro sull'arte della guerra vi aiuterà a tornare sani e salvi a casa. Perchè il Pogo, così come la guerra, è innanzitutto simulazione: "Le apparenze prenderanno il posto del reale in ogni possibile variazione". L'energumeno di 130 chili che vi sta per ficcare la spalla in gola, caricandola più di un'onda energetica di un Super Saiyan in attesa del segnale del sadico chitarrista sul palco ("al mio riff, scatenate l'inferno!"), diventerà una versione edulcorata del pulcino Pio quando vedrà la vostra faccia sfigurata dal sudore puntare dritto verso di lui. Spalle al palco, ghigno diabolico, le mani e le braccia a tenere la massa informe dietro di voi, sarete gli unici a sfidare direttamente sul campo da guerra i vostri nemici e avrete il loro rispetto. E mentre sfogheranno la rabbia tra di loro evitandovi accuratamente, non dovete far altro che buttarvi nella mischia e colpire senza pietà e senza discriminare nessuno. Sì perchè il Pogo in fin dei conti è "democratico", proprio come la guerra.

5) Odi et amo. Il vero hardcore warrior è in qualche modo simile ad un sommelier di vini: sa riconoscere mille diverse sfumature di pogo da tanti piccoli dettagli. La musica della band che sta suonando, il tipo di locale e dunque di clientela, la progressiva scivolosità del terreno di gioco dipesa dal genere di bevande cadute in terra. Sulla vodka si poga in una certa maniera, quello che arriva sul pavimento della festa della birra di Camaldoli è tutta un'altra storia. Non serve arrivare sotto palco per scoprire la verità, basta annusare l’aria, misurare il grado di aggressività, capire se si tratta ancora di un gioco o se la quantità di ormoni nell’aria ha superato il livello di guardia. Purtroppo il pericolo è quello di trasformare il Pogo in un vero e proprio rito dell’accoppiamento dove il maschio adulto per farsi notare dalle femmina tatuata le si scaraventa addosso privilegiando il petto muscoloso invece che la più prevedibile zona pelvica. Tanto più sarà violento l’impatto più importante sembrerà la dichiarazione d’amore. C’è poesia in tutto questo, eros e thanatos non sono mai stati così vicini quando si torna a casa con un ematoma per colpa di un ciccione che non pucia il biscotto da  troppo tempo.

6) Se avete voglia di pogo, procuratevelo. Il pogo è anche arte, improvvisazione, caos e non può essere sempre programmato. Non serve aspettare il concerto degli Slayer, riempire la macchina di latte di birra Faxe, wurstel e amici dal rutto facile. La tipa vi obbliga a portarla al concerto della Bandabardò? Quale luogo migliore per scaricare le vostre frustrazioni! Basterà allontanarsi un attimo con la scusa di un drink al bar, aspettare il momento giusto, "attenziò concentraziò" e due spallate assestate ben bene basteranno a spezzare il mantra basculante della massa freakettona. Sarà come lanciare una pallina da flipper, in un attimo si scatena il delirio, tutti si scoprono adoratori dello scontro e della rissa totale. Rasta che si intrecciano fra loro, sandali che volano in ogni dove. Scoprirete che il pogo non conosce barriere, limiti di età né di genere. Il Pogo è la massoneria del rock'n'roll, il Rotary della musica: nessuno ne parla ma quando si tratta di fare sul serio ci sono tutti dentro. E non lamentarti troppo se tutto ad un tratto vedi la tua tipa volare come un angelo sorretta da mani che la palpano in ogni dove. Recuperala a suon di pogate assestate con precisione e vedrai che dopo tutta questa adrenalina, forse stasera sarà la volta buona che....

7) Rito di passaggio."Ho visto cose che voi umani..." Sì, ho visto gente pogare al concerto dei Radiohead, tanti anni fa. Si può fare? E' nel codice deontologico del pogatore professionista? Certo, pogare è sempre lecito, ma attenzione. E' proprio nella situazione all'apparenza più tranquilla che si nasconde la trappola. L'errore che vanifica tutte le tue certezze sulla magnifica arte del pogo. D'altronde, come prevedere la rottura di una costola durante l'esecuzione di un brano da marcia funebre come Street Spirit. Neanche il tempo di alzare il braccio con l'accendino acceso (per una volta ti senti buono ed in pace col mondo come nella pubblicità della Coca Cola), c'è Thom che ti canta la ninna nanna e all’improvviso SBAM! Qualcuno ha deciso che non è tempo di deporre le armi, il palazzetto dello sport in preda al delirio, interi gruppi di persone che si scontrano ed il nerd brufoloso che avevi vicino un attimo prima ora si è trasformato in Voltron. Poi ad un tratto parte la moviola. Scena in rallenty. Il tranquillo, pacifico e misurato compagno di banco dalla faccia pulita di fianco a te, all'ennesima bordata sulla faccia si trasforma in un mix tra Myke Tyson e Jack Torrance, carica con tutta tranquillità il sinistro e lo conficca nel rene del povero malcapitato di fronte. Un attimo per vedere la smorfia di dolore e un'onda umana improvvisa ti sbatte dall'altra parte del palazzetto. Ti giri e noti che dal viso del tuo compare sono miracolosamente scomparsi i brufoli, sguardo sicuro di chi ce l'ha fatta. Il pogo è un po' come la prima chiavata. Il pogo emancipa. Il pogo ti rende un uomo vero.

8) Botte moderne. Può sembrare un controsenso ma non si è mai pogato tanto come oggi, proprio ora che è il tempo della musica gassosa e liofilizzata contenuta nelle chiavette USB. Il perché prova a suggerirlo un guru vero e proprio come David Byrne che presentando il suo ultimo libro dall'altisonante titolo “How Music Works” dichiara: “Oggi sembra che la musica pop non possa più evolversi oltre. La puoi mescolare e riconfigurare continuamente. La cosa interessante è che nel mezzo di tutta questa creatività ispirata dalla tecnologia c'è un'impennata verso la musica suonata dal vivo. In un certo senso stiamo tornando a come erano le cose prima delle tecniche di registrazione, quando una canzone o un brano esistevano solo nel momento della performance o della reinterpretazione. Le persone sembrano desiderare la comunione dell'esperienza dal vivo. Vogliono uscire e stare assieme in opposizione al sedere da soli guardando lo schermo”. Difficile non pensare all'ultima tendenza musicale globale del Dubstep dove ad un suono completamente artificiale messo assieme da stregoni pittati e rasati come Skrillex corrispondono invece concerti live colmi del sudore del suo pubblico intento a spintonarsi dal primo all'ultimo beat. Cambiano le mode, i programmi i timbri e le pettinature ma il pogo non accenna a fermarsi.

[foto LIFE]

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