eccomi nel mio ufficio: la panineria all'angolo. Nell'intervista tra le altre cose un'imitazione di mia madre di cui lei non sarebbe contenta. Grazie a Davide per l'occasione di mangiare un hamburger coi peperoni in più.
15.7.09
Povertà dignitosa
scrive a. alle 18:20 1 commenti
tag: andrea girolami, pronti al peggio, terre, video
13.7.09
You wanna know how I did it? This is how I did it Anton. I never saved anything for the swim back
a cosa servono i cd? Facile: a scoprire di non averne poi così tanti. Come la bassa marea scopre porzioni di spiaggia fino a quel momento nascoste il download e lo streaming di musica online costringono i vecchi supporti a reinventarsi, trovare nuove giustificazioni per la propria esistenza, tanto più paradossali quanto interessanti. Da qualche anno ho cambiato casa senza portare con me nulla della mia vecchia collezione di compact disc. Sono rimasti in provincia, ammassati in scatoloni agli angoli di una camera abbandonata. Al crescere della "nuova" collezione che piano piano si andava formando in mesi e poi anni anche l'ombra di quanto lasciato alle spalle aumentava. Il bisogno di avere di nuovo con se la propria collezione, completa finalmente, la rendeva nella mia memoria più importante ma soprattutto più grande di quanto fosse mai stata. L'immaginazione moltiplicava i dischi per partenogenesi, inserendo titoli inesistenti, discografie divenivano improvvisamente complete quando al massimo erano in catalogo un paio di album. Non so dire se sia stato sollievo quello provato alzando il telo impolverato qualche giorno fa ma sicuramente si è trattato di un sentimento simile. La possibilità, finalmente, di percorrere un tragitto musicale da cima a fondo, di riprendere in mano vecchi dischi dimenticati sapendo che a questo esercizio di ripetizioni poteva esistere una fine. Quanti sono 400, 800, persino 1000 cd di fronte al numero infinito di un upload giornaliero di hype machine? Quantità fisiche che spariscono rispetto al semplice click con cui si scaricano le discografiche complete con Emule. La scoperta è quella del cambio del peso con cui la musica viene misurata, eravamo abituati al kilo e ci ritroviamo ad utilizzare il quintale, forse per questo tutti i suoni che ci passano oggi per le orecchie sono infarciti e saturi oltre ogni immaginazione. Hanno bisogno di aumentare il proprio peso specifico, concentrare la densità per non perdersi nel mezzo di un incessante carico/scarico. La forbice tra l'inutilità di ciò che rimane contabile e la potenza di quello che è chiaramente inesauribile continua ad allargarsi, così che la sfida del futuro sarà quella di rendere navigabile e intellegibile una materia per sua natura incontrollabile. Sfida grande tanto quanto il sollievo provato da un pur entusiasta del digitale nello scoprirsi fondamentalmente povero e ignorante davanti alla sua limitata collezione di dischi in carne e plastica.
[foto cdryk]
scrive a. alle 17:37 3 commenti
Such great 666
quando il metal colpisce duro
[via thedailyswarm]
scrive a. alle 16:05 5 commenti
tag: metal, postal service, video
30.6.09
Airys / Lasciamo a casa i soldi qualcun altro dovrà pagare al nostro posto
proviamo a far quadrare il cerchio, su questa ultima stagione di discografia italiana ma anche su Milano, che di questa industria vuole essere la capitale. Avevo trovato finalmente un nuovo personaggio da interpellare, nell'ambito di quella serie di interviste a personaggi della scena cittadina che in un modo o nell'altro ne rappresentano i volti più emblematici. Sirya, ma lo sapete già, ha di recente messo assieme un nuovo progetto chiamato Airys: musica elettronica con cantato in italiano sulla scia di produzioni del genere che mescolano suoni disco 80s ad un immaginario alla moda, piuttosto popolari all'estero come La Roux o Little Boots. Il tutto affonda profondamente le sue radici proprio a Milano che viene citata per nome nel primo singolo Esco, il cui tema e video sono esplicitamente dedicati alla vita notturna della città e la cui esclusiva è stata data a Diedlastnight, sito di fotografie di eventi che abbiamo già interpellato in passato. Le scrivo una prima volta, presentandomi e chiedendole un'intervista via mail che, al solito, verrà pubblicata interamente senza tagli o modifiche. Sirya mi risponde pochi minuti dopo così:
-----Messaggio originale-----
Da: syria [mailto:XXXX@syria.it]
Inviato: lunedì 18 maggio 2009 22.27
A: Andrea Girolami
Oggetto: Re: intervista blog
Ciao molto piacere, mandami pure le domande...sappi che io sono molto lenta nelle risposte , ma porto tutto a termine ; ) Cecilia Syria
le invio in giornata le domande, in linea con le altre interviste della serie, non compiacenti ma neppure neutre e genuflesse. Mi risponde di nuovo:
-----Messaggio originale-----
Da: syria [mailto:XXXX@syria.it]
Inviato: martedì 19 maggio 2009 11.52
A: Andrea Girolami
Oggetto: Re: R: intervista blog
Sara' un piacere risponderti...
Grazie
Cecilia Syria
Come si vede dalla mail era ormai il 19 maggio, è passato più di un mese e mezzo e accettata la dichiarata lentezza e due mail di sollecito senza risposta è purtroppo venuto il momento di tirare conclusioni autonome da quelle che potrebbero essere state le risposte. Nessuna polemica, non è materia interessante. Solo un antefatto che vuole servire a capire meglio le riflessioni sull'ultimo atto di un modo di progettare (musica, web, una carriera artistica) senza accettare una messa in discussione. Ancora una volta non si tratta di etica ma di produttività. La rete, ci spiegano gli analisti del mezzo, è una grande conversazione. Dialogo tra le parti: tra chi propone un contenuto e chi ne deve usufruire. Una logica che con l'avvento del 2.0 (qualunque cosa sia) si è estesa (o dovrebbe farlo) anche ai media tradizionali. Tanto più che un progetto come Airys proprio sulla rete si fonda, dall'appoggio richiesto ai precedenti siti che documentano il flusso della movida notturna fino ai blog che con artisti del genere tengono conversazioni giornaliere uploadandone il materiale, addirittura rielaborandolo nei casi più virtuosi. Ma questo succede all'estero, dove prima dell'arrivo di progetti come Airys ha già fatto in tempo a nascere e morire un fenomeno come la bloghouse, che se porta questo nome forse un motivo ci sarà. L'Italia, lo sappiamo, ha il suo fastidioso ritardo su ogni trend, cose che saremmo disposti ad accantonare se in cambio avessimo un prodotto musicale capace di competere con i modelli originali. Cosa che Airys non è. Ma come ho cercato di dimostrare con questo breve racconto personale il problema è più profondo, nè artistico (almeno non completamente) nè morale (argomento che lasciamo al vaticano a ai loro amici) ma strettamente mediatico e industriale, nel senso di vendite. Cosa può offrire un progetto musicale, con un budget alle spalle oltretutto, che dalla rete vorrebbe partire ma che con essa si rifiuta di parlare non rispondendo ad interviste come questa (utile online visto che non ne ho lette altre in nessun blog di rilievo), che cancella i commenti (negativi in massima parte) del post del blog con cui si presenta per la prima volta al pubblico, che riceve dalla rete un'accoglienza aggressiva ma argomentata forse a causa dell'evidente artificiosità della proposta musicale. Evito di inserire i link per non cadere nel solito salotto online a cui questo post non vuole essere esclusivamente diretto. Un fallimento sotto ogni punto di vista insomma, tale da non riuscire ad ammettere di esserlo, un sasso che cade in una foresta deserta e dunque non fa nessun rumore, neppure quello dei synth acidi ora tanto di moda. Magari è la prima volta che capitate su questo blog ma lasciatemi dire che scrivo con la morte nel cuore di chi ama la musica, specialmente quella italiana, che da anni ho lavorato per promuoverla, spingerla e documentarla scontrandomi però con l'incapacità del sistema di comprendere i propri errori, soprattutto nei rapporti con la rete, anche quando questi sono evidenti e madornali.
Infine le domande, quelle che avevo inviato a Sirya e a cui non ho avuto risposta: in un impeto di spirito duepuntoqualcosa invito chi se la sente a rispondere al suo posto con l'evidente clausola che non si tratta della persona per cui le domande erano state pensate. Piuttosto che lasciarle mute tanto vale che ciascuno dica la sua, finchè si può.
Cosa vuol dire per te essere "alla moda" oggi?
Nella tua parabola artistica sei passata da Sanremo ad un disco di cover di band indie. Fino alla nuova esperienza elettronica. C'è differenza tra un ambiente e l'altro? Se si quale
Tra i tuoi top friends di myspace ci sono Ladyhawke, La Roux, Peaches. Ti senti il corrispettivo italiano di progetti di questo tipo? Quali sono i tuoi dischi "di genere" di riferimento?
Il videoclip di Esco è formato quasi interamente da foto in successione nel tipico stile delle raccolte di immagini di serate da club. Cosa rappresenta per te questo immaginario? Come sei entrata a farne parte?
I protagonisti del video sono persone che frequenti anche nella vita reale? Con che criterio avete scelto i partecipanti?
Alla pubblicazione del video in molti ti hanno accusata (anche tra i commenti del clip su youtube, poi rimosso) di calvalcare una moda costruita a tavolino e scarsamente rappresentativa del resto della scena elettronica italiana. Come rispondi a queste accuse?
L'immagine che viene fuori dal video è di una scena cittadina molto attenta alla moda, estremamente curata, allegra e vitale. E' così che giudicheresti la vita notturna di Milano?
"Respiriamo Milano", "Noia non so cosa sia", sono frasi del testo di "Esco". Anche se si tratta di un brano volutamente spensierato trovo il tono piuttosto stridente in un momento in cui molti dei locali cittadini (Rolling Stone, Sottomarino Giallo, Plastic, Bitte poi riaperto a mezzo servizio etc) stanno chiudendo e in generale la politica del comune è piuttosto aggressiva. Cosa pensi della questione?
scrive a. alle 17:05 29 commenti
tag: airys, diedlastnight, foto serate milano, meet the milano guru, no biz like music biz, sirya, video
29.6.09
Con te partirò / su navi per mari / che io lo so / non esistono più
l'esistenza di un video come quello linkato qui sotto ha dato il via ad una serie di ragionamenti su come la figura del musicista sia recepita in Italia. Cosa spinge l'industria discografia a rappresentare il panorama musicale come la semplice vita di un gruppo fatto in scatola, inoffensivo e assolutamente non propositivo dal punto di vista musicale? Dove sono finiti i musicisti che caricano e scaricano gli strumenti dal furgone, dormono su divani e non hanno come primo pensiero quello di "lavorare il proprio prodotto" come novelli rappresentanti di Publitalia80? Sono stati cancellati, almeno dalla comunicazione di massa che sembra accettare questo tipo di rappresentazione, troppo rude forse, sicuramente distante da un'idea malata di rock&roll che in Italia vive una doppia anomalia passando obbligatoriamente attraverso il filtro dello schermo televisivo. L'esempio lampante lo abbiamo davanti agli occhi: "Come suonano i sogni" è la nuova campagna Tim girata da Gabriele Muccino. Mini episodi di una finta storia che racconta la formazione e il successivo tour di un piccolo gruppo, la T-Band. Viaggiano a bordo di un classico furgoncino Volkswagen (e qui lo stereotipo è quello dei genitori che dovranno tirare fuori i soldi per comprare il cellulare ai loro figli) senza attrezzature, amplificazioni o altro perchè per suonare basta il talento e la passione ed essere un gruppo di amici guasconi. Non hanno un tour ben definito: basta presentarsi al locale e chiedere di suonare o continuare a girare nei dintorni per trovare qualche gestore compiacente. Nei ritagli di tempo si va in spiaggia ad improvvisare (ancora una volta) la cover di "Con te partirò" di Bocelli, canzone che suonata davvero sul palco di un pub provocherebbe facilmente lancio di boccali di birra. Lasciamo perdere Fiammetta poi, la tastierista gnocca che suona senza aver mai provato o il tipo di colore che resta muto spot dopo spot, convitato di pietra sacrificato all'altare del politically correct. "Ma è una favola" direte voi, sbagliando però. La T-Band esiste davvero dal momento in cui il loro singolo è stato realmente commercializzato dalla Sugar (diretta dalla Caselli di cui ricordiamo queste recenti dichiarazioni) ed entrato nell'ariplay radiofonico, così come esiste un vero myspace di Fiammetta che ironicamente ha tra i suoi top friends Minnies e Beatrice Antolini, come salire sulle spalle della realtà per proiettarne un'altra idealmente più utile a produrre fatturato. Sarebbe una semplice operazione di marketing se appunto la guardassimo slegata dal video del post precedente, un clip in cui la FIMI dovendo scegliere come raccontare se stessa e i suoi soci decide di farlo quasi rubando la filosofia dello stop Tim, con la stessa grana espressiva. Ecco dunque che la realtà imita la pubblicità e che per salvare i lavoratori dal licenziamento (quelli veri, quelli a progetto sfruttati fino al midollo, i tanti amici delle piccole e grandi case discografiche) si usano come ostaggi personaggi di fantasia: Marco, Luca, Alan, Fiammetta e il suo ottimo bikini.
scrive a. alle 14:18 11 commenti
tag: caterina caselli, come suonano i sogni, fimi, no biz like music biz, video
26.6.09
Grandi i nostri discografici!
che la discografia sia morta lo dice un filmato come questo dove la fotografia patinata di un falso documentario viene usata per capovolgere la realtà. Si intitola "I mestieri della musica" ma parla pretestuosamente dei danni della pirateria online, dice di odiare i reality eppure lo è esso stesso basandosi su un gruppo realmente esistente anche se drammaticamente inutile. Ha lo scopo di valorizzare la professionalità di chi lavora dietro le quinte ma non fa altro che dimostrare l'ottusa mentalità di chi crede che rivestendo a nuovo un prodotto scadente si riesca poi anche a venderlo al pubblico bue. Nella sua interminabile durata di ben 10 minuti dimentica l'unica cosa davvero importante: finchè continueranno a mancanare talento, originalità e ironia l'industria discografica e i suoi prodotti continueranno a non avere motivo di esistere. Se ne parla anche su Stereogram.
scrive a. alle 16:24 8 commenti
tag: fimi, no biz like music biz, video
25.6.09
E quando ci domanderemo cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: noi ricordiamo.
il modo migliore di sopravvivere a volte è quello di abbassare la testa. Soulseek deve averlo capito bene: il programma di p2p per scambiare quasi esclusivamente musica da anni continua a far cicolare indisturbato i dischi più sciccosi della rete senza troppi problemi di cause legali, firewall e ostruzionismi vari. La sua forza risiede nella specificità di quanto viene veicolato e, di conseguenza, di chi ne fa uso. Col passare del tempo e dell'avanzare della tecnologia per lo scambio di file via internet Soulseek è rimasto un mondo per iniziati alla musica di nicchia, elettronica soprattutto, che hanno a disposizione un client di una semplicità estrema, forse quello più simile all'iniziatore assoluto, il buon vecchio Napster. Istallato tanto tempo fa non ho mai avuto il coraggio di eliminarlo dal mio computer, di tanto in tanto tornava utile una visita su Slsk (come viene amichevolmente abbreviato) per acchiappare quell'introvabile rmx di Dj Rolando o quella b-side ascoltata di straforo su 105 classics e riconosciuta grazie a Shazam. La frequentazione appena poco più assidua fa l'effetto di entrare in un tempio abbandonato, affidato a sacerdoti di un culto dimenticato che contiuano a scambiarsi dati anche recentissimi secondo consuetudini quasi icomprensibili. La netiquette intanto: chi non condivide non può neppure scaricare dagli altri, non un proclama a vuoto ma una vera e propria legge applicata alla lettera da quasi tutti quelli che incontrerete, particolarmente svelti nel controllare le impostazioni del vostro database. Ancora più divertente è il modo di comunicare con gli altri. Le chat certo ma soprattutto i titoli delle cartelle nel proprio computer. Provate a sfogliare l'hard disc (una delle opzioni più usate) della persona da cui state scaricando l'ultimo disco di Mos Def e scoprirete che le prime 10 cartelle sono completamente vuote ma nominate in maniera da mandare un messaggio proprio a voi che vi siete introdotti in questo computer. La prima si chiama "don't" la seconda "download", poi "more", "than", "two", "records", "at", "the", "same", "time". Come scritte sulla sabbia di naufraghi o novelle linee di Nazca osserrvabili solo da molto distante, dall'altra parte dello schermo per essere esatti. Quando la tecnologia in se non si evolve, da tempo non ci sono nuove release di Slsk, è la gente stessa a trovare nuove maniere di sfruttarne le possibilità. Infine la catologazione dei dischi: l'utente medio di Soulseek è un maniaco capace di dividere la propria collezione di mp3 per genere, sottogenere, artista, movimento culturale, data di acquisizione e altro ancora. Le sclerotizzazioni del protagonista di Altà Fedeltà con i suoi vinili tornano identiche a loro stesse anche se in questo caso si tratta di semplici mp3, il famigerato non-formato, anti-supporto che avrebbe dovuto uccidere la musica e invece la moltiplica e la tiene più viva che mai, pazzie dei rispettivi proprietari comprese.
[foto pablofire]
scrive a. alle 23:58 5 commenti
10.6.09
Panino mortadella e philadelphia
da assaporare con:
Dj cam feat. Cameo - Love Junkee (J Dilla remix)
(2002)
scrive a. alle 18:42 0 commenti
tag: milanize me
Se trovi uno spot così pettinato sei in Scandinavia
dedicato al MiOdiattualmente in corso (mentre io sono altrove). L'impareggiabile ironia norvegese, anche quando si parla di prodotti tipici locali.
scrive a. alle 18:33 0 commenti
8.6.09
Valentina Dorme - La carne / Il nostro affetto a quest'ora è un po' strano
i Valentina Dorme hanno suonato ieri qui a Milano, al Mi Ami, ma io non c'ero. Hanno pubblicato un nuovo disco intitolato La carne, dopo 4 anni di silenzio o quasi. Mi sono accorto che molte delle persone che leggono questo blog potrebbero non conoscerli. Troppo silenzio tra un'uscita e l'altra, troppo educato il tono della loro musica, troppo densi i testi, come sempre stupendi. Si trascinano dietro il loro pubblico, quello che li ha incrociati anni fa e ancora non riesce a stare senza quelle storie di amori torbidi e stazioni deserte, tutte cose che per fortuna tornano anche nel nuovo. Allora ecco arrivare una breve intervista con Mario Pigozzo Favero che i testi li scrive e da sempre mette la faccia sul nome di un gruppo che appare solo quando ce n'è veramente bisogno.
Nel disco l'amore e la passione fanno quasi sempre rima con tradimento. E questo l'unico modo di vivere sentimenti del genere? L'amore, quello sereno, fondamentalmente non è cosa di cui val la pena scrivere?
Non so se sia l’unico modo. Certo, l’amore che si trasforma in tradimento/inganno/bugia è quello che viene raccontato e descritto e evocato nel disco. Una storia come tante. La tradizione cantautorale, italiana e non solo, molto spesso flirta con questa tematica. L’amore cercato e desiderato che poi diventa serie infinita di sotterfugi, non-detti, debolezza, assenza di desiderio. Una parabola nella norma, succede a tutti. Davanti a una chitarra in camera, poi, ti capita di pensare e scrivere delle cose perdute, il più delle volte. Quelle che hai sono “facili”, non hanno bisogno di essere raccontate.
“La carne” dice di tradimenti e dolore e perdita. Dice di una storia maldestra e adolescente di ‘idioti sentimentali’, sempre in bilico e indecisi. E l’indecisione è una truffa. Il sentimento è destinato a finire, sempre. E generalmente lo fa fottendosene –giustamente- di chi hai pensato di amare fino a pochi minuti prima. Questo gli ‘idioti’ mica lo capiscono. E inventano scuse, frugano nei cassetti e trovano i diari, pensa te. E rubano il cellulare del partner per trovare sms di cui già conoscono i contenuti. A me è successo. Con la posta elettronica. Io ho digitato password e nome utente non miei per trovare quello che avevo già davanti agli occhi. A voi no? Nessuna denuncia, per la cronaca. Magari ringrazio da qui, se mai leggerà, la mia principessa. Per non avere segnalato le mie intemperanze al garante della privacy, intendo.
Mi piace parlare di voi come un gruppo di culto. Chi vi conosce vi ama. Arrivate e sparite senza tempi regolari ma c'è stato un tempo in cui ci avete creduto veramente? In cui avete pensato di voler sfondare o fare di questo la vostra vita?
Uh. I Valentina dorme hanno subìto così tanti cambi di formazione che dovresti chiederlo a dodici persone almeno! Io sono l’unico superstite … forse perché ho sempre scritto le canzoni e la musica che scrivo è la mia vita. Io per campare faccio un lavoro ‘normale’, ma, se qualcuno mi chiede cosa so fare bene, io rispondo “so scrivere canzoni”. O, almeno, ci provo e qualcosa viene fuori. Da qui a pensare di voler ‘sfondare’…mah? Non ci abbiamo pensato mai, in realtà. La priorità è sempre stata fare canzoni di cui essere orgogliosi. Questa cosa c’è. E i miei compagni sembrano d’accordo.
Gruppo di culto è una espressione antica ma buona. E’ vero che chi ci segue ci ama profondamente. Abbiamo tempi biblici, va da sé … Facciamo un disco ogni tanto (l’ultimo risale a 4 anni fa, perbacco!) perché il tempo, i bambini nati nel frattempo, la pigrizia, il lavoro, i cambi di formazione recitano contro la stabilità e la continuità. Ma, ripeto, è questa qui la mia vita. Con le sue intermittenze.
Mario Pigozzo Favero (tu), Giulio Ragno Favero (produttore). Poca fantasia nei cognomi o siete cugini? Come vi siete trovati con lui?
Non siamo parenti, no. Giulio è stato nei nostri pensieri per un bel po’. Tutti noi abbiamo ‘frequentato’ con piacere sommo One Dimensional Man e Teatro degli Orrori. Negli anni eravamo (e siamo!) tra gli appassionati. Band bellissime. L’idea di lavorare con lui è venuta a Max (batterista) e Alberto (chitarra)… Alberto aveva già registrato un disco dei suoi ‘By Popular Demand’ con lui. Volevamo un disco diretto e ‘cattivo’. Crudo. Noi abbiamo messo la melassa, Giulio la cattiveria. E’ arrivato un mix delle due cose. Dopotutto i VD sono una band melodica e tonda … ma dal vivo siamo piuttosto aggressivi. Ci piaceva l’idea di fare un disco meno delicato degli altri. Per la cronaca, il Favero in studio è bravissimo e paziente e gentile. Una persona squisita. Poi, mi sa che si è un tantino appassionato alla questione. Ha suonato chitarre ovunque, piatti, tastiere … ha pure fatto i cori in “Io non sono forte”, la canzone che chiude il disco.
La vera protagonista del disco è Treviso. La chiami per nomi (strade, piazze, edifici). Le storie che racconti potrebbero accadere solo in provincia? Cosa succede di speciale nella "Treviso serale" che evochi?
Hai ragione, assolutamente. La protagonista è Treviso. I camminamenti, le vie del centro. Abbiamo pure inserito una cartina della città nel booklet. Buona parte delle vicende raccontate ne “la carne” ha come contorno la mia città nuova (fino a due anni fa vivevo vicino a Castelfranco Veneto, poco lontano … ma lontano). Treviso ha segnato profondamente gli ultimi anni della mia vita. Oltre a essere la città dove lavoro da dieci anni è il posto dove ho incontrato le persone che più ho amato e amo. Queste persone, bontà loro e incoscienza, mi hanno regalato le parole che poi sono finite nel disco, nelle canzoni. A dirla tutta, poi, queste persone sono solo due. Una occupa/invade dieci canzoni su undici, con le sue carezze, le bugie, il sesso buono e quello cattivo, le mani e il buco del culo. L’altra è un angelo che ha ispirato “la buonanotte in francese”, la canzone più breve dell’album. E la più bella, pure.
Valentina Dorme - Giulia Bentley In Estate
Valentina Dorme - La Buonanotte In Francese
scrive a. alle 10:40 3 commenti
tag: dish of the day, meeting people is easy, valentina dorme
29.5.09
Grizzly Bear - Veckatimest / I'm cheerleading myself
scrive a. alle 17:00 2 commenti
tag: grizzly bear, video
R.E.M. - Fables of the Reconstruction / He's gonna be a clown in a marching band
in ogni discografia questo è indicato come il disco maledetto, quello della crisi, oscuro e problematico. Forse perchè terzo si rispetta il clichè della prova più difficile. A distanza di 12 anni invece l'effetto è tutto diverso, quello di un universo parallelo, uno dei tanti che i R.E.M. sono stati capaci di costruire. In futuro diventeranno rocker elettrici mostruosi, ecologisti incazzati o vecchietti bolliti quali sono ora. Ma oggi, anno 1985, l'America di cui parlano (sempre di questo si discute) è un film di David Lynch. Un poco folk, molto spigolosa, con sax, archi e chitarre che fanno il verso alla new wave senza avvicinarsi abbastanza da finire nel calderone assieme agli altri. Già il titolo è una specie di scherzo palindromo che avvolge l'artwork e non si sa bene dove parte e dove arriva. Proprio come le strade perdute cinematrografiche. Di cosa si parla qui? Sono favole della ricostruzione? Dopo cosa? La bomba? Oppure il contrario: la riscrittura di queste storie ritrovate chissà in quale libro antico? Forse una di quelle mappe e leggende titolo di una canzone della scaletta, la n2. L'atmosfera è sempre a metà tra medioevo e modernità, un cyberpunk in cui qualcosa è andato storto e si passa il tempo ad essere schiacciati dalla gravità del pianeta (n1), controllare conducenti impazziti (n3), azionare meccanismi titanici e difettosi (n9). Tenere le fila della mesta storia c'è il vecchio Kensey (n5) sopravvissuto a non si sa bene quale guerra, decrepito ma ancora indeciso se essere un accalappiacani, un portiere o un clown.
scrive a. alle 15:05 0 commenti
tag: dish of the day, r.e.m.
Slow is better
oltre a far debuttare qualcosa del nuovo e atteso Detox Dr. Dre approfitta della sua comparsata nel nuovo spot Dr. Pepper per prendere per il culo la fidget e tutti i suoi cloni.
[via thedailyswarm]
scrive a. alle 14:58 0 commenti
tag: dr. dre, dr. pepper, fidget, video
27.5.09
Pane integrale con salmone e Philadelphia
da assaporare con:
Mood - Secret Of The Sands
(1997)
scrive a. alle 00:14 0 commenti
tag: milanize me, mood, mp3
26.5.09
Disco Demolition
Steve Knopper, corrispondente di Rolling Stone e autore del libro sul declino della discografia Appetite For Self-Destruction, non dice nulla di particolarmente nuovo ma ripete due o tre concetti fondamentali che vanno imparati a memoria per continuare a parlare di musica oggi:
1)la discografia era già morta 30 anni fa:
If it wasn't Napster, you could make the argument it would've just been natural selection. People have made the argument to me that the idea of selling millions of units of one thing in order to pay for all the people who don't sell millions of units was an extinct idea even in 1979, and it just so happened that the CD artificially extended the life of that idea for 15 or 20 years.
2)non ci sono nuovi artisti di massa perchè non c'è nessuno che se ne occupa:
The model for record labels was that the U2s paid for the Hold Steadys, and that's supposed to keep regenerating. But obviously the labels aren't able to do that so well anymore because they're shrinking their rosters. So who's developing those artists?
3)i soldi non si fanno con i concerti ma quello che c'è attorno:
So how do they make their giant profits and pay their executives millions of dollars? You buy the popcorn and pay for parking, and, in addition, they make a lot of money off service charges.
scrive a. alle 20:34 0 commenti
25.5.09
Al-Quaeda 42
al numero 42 di viale Bligny c'è un palazzo che è già leggenda. Dentro può succedere di tutto: droga, violenza, mistero, sesso. C'è stato un morto ammazzato, raid delle forze dell'ordine, minacce di sgombero, tutto è rimasto uguale a se stesso. Scopro in questi giorni uno stupendo blog, ottimamente scritto, di chi racconta dall'interno la propria permanenza in quel palazzo. Come osservatore, inevitabile partecipante, testimone triste e ammirato. Il blog si chiamava Edificio Mondo 42, ora purtroppo chiuso. L'esperienza più (inconsapevolmente) simile anche alla Milano For Zombies qui di fianco.
Facciamo tre calcoli sui consumi e il proprietario (nonché amministratore) dello stabile continua: «Con questi dati sull’acqua, qui dentro ci saranno grosso modo mille persone». Io conto sulle dita, faccio semplici operazioni. 1000 persone : 213 monolocali = 4, quasi 5.
Io vivo da solo nel mio monolocale, nel resto dell’abitato ho intravito altri inquietanti personaggi che vivono in solitaria. Ma negli altri? 5 o 6 desperados ad appartamento.
Inizio a pensare che una formica regina nera covi qui, da qualche parte, forse nell’unico spazio più grande di un bilocale in viale Bligny 42, piccole larve d’uomo con la pelle olivastra.
scrive a. alle 00:59 0 commenti
I told you I would stay
qualcuno, forse l'odiabile Alex Infascelli, una volta definì il videoclip come il luogo per eccellenza dove può accadere di tutto. Ad oggi rimane nella sua semplicità e apertura la definizione più calzante che abbia mai sentito sulla questione. In quel caso si parlava del sorprendente video di Weapon Of Choice girato da Spike Jonze per Fatboy Slim ma più in genere si adatta ad ogni bel clip che appaia pienamente riuscito. Oggi vorrei utilizzarla per questo piccolo capolavoro a firma Patrick Daughters sulla musica dei Grizzly Bear.
scrive a. alle 00:52 0 commenti
tag: fatboy slim, grizzly bear, patrick daughters, spike jonze, video
21.5.09
Theres a time for lies and a time for truth / I say, eye for an eye, eye for a tooth
scrivo con il sospetto di non essere un incapace ma parte di una minoranza silenziosa. Io non so stringere la mano. Non parlo della stretta, quella classica, due mani che si incrociano, la destra con la destra, più o meno forte a seconda della concetrazione che riuscite a infondere in quel secondo fugace, mentre l'altro pronuncia il suo nome che inevitabilmente non ricorderete. No, parlo di tutte quelle altre modalità che sono venute alla luce nel corso degli anni. La stretta al pollice, quella informale, una volta la facevano solo i rapper, adesso se non vuoi sembrare un banchiere ottantenne la devi fare pure te. Il dubbio è: basta quella o poi si scende anche a darsi la mano. Mi è difficile persino spiegarla qui a parole: acchiappare il pollicione dell'altro senza sapere se poi conviene fermarsi lì o si continua con tutto un balletto di secondi e terzi gironi. Capita che parti in quarta per far vedere quanto sei giovane e quell'altro voleva una cosa classica che in fondo non abbiamo più l'età. Oppure ci prendiamo questi benedetti pollicioni ma poi lui voleva anche una stretta normale e tu invece ritiri la mano. Oppure il contrario riuscendo a stringere solo le dita perchè lui pensava fosse finita lì e si stava già ritraendo. Una cosa terribile. Non parliamo poi di quando ti capita di fumare uno spinello con i tuoi vecchi amici delle superiori intanto diventati membri della locale crew hip hop: pretendono colpi d'anca, pugno contro pugno, schioccare di dita, rumori con la bocca persino, quasi un beatbox tutto per dirsi ciao. E io con la confusione e la paura di non aver imparato neanche la lezione base di cui sopra che metto subito le mani avanti: ragazzi per piacere, lo sapete che a salutare non sono mai stato capace.
[foto dkconstruxion]
scrive a. alle 02:36 4 commenti







